Nel vuoto che il «digiuno» comunicativo ha creato attorno al Sinodo c’è uno spazio che va riempito, in attesa del documento finale che, già si sa, sarà solo una traccia da discutere nelle diocesi e poi rimandare, arricchita, all’Assemblea sinodale del 2024.

Ma naturalmente, un’assemblea che discute del ruolo dell’intero popolo di Dio non può essere rispecchiata nei soli interventi istituzionali che vengono man mano resi pubblici, come i testi delle bellissime meditazioni di padre Timothy Radcliffe o di madre Maria Ignazia Angelini, gli interventi ufficiali in congregazione generale, ad esempio del relatore card. Jean-Claude Hollerich, ecc.

Tutto sommato, tutti i sinodali si sono attenuti – chi più chi meno – alla consegna del silenzio. Certo,  trapelano sentimenti e sensazioni, come il fastidio di alcuni riportato dall’inviato di «La Croix» rispetto alla proposta insistente delle testimonianze, spesso drammatiche, dello spaccato della vita ecclesiale. Quella che sicuramente ha fatto più clamore è stata quella della sorella di una giovane transessuale, suicida dopo essere stata rifiutata dalla propria comunità parrocchiale. Fastidio dovuto al fatto che di fronte alla testimonianza non si può che tacere.

 

Una via alternativa

Altri lamentano il fatto che il metodo della «conversazione spirituale» impedisce di fatto una sana dialettica teologica e che rischia di livellare gli scambi verso il basso.

Infine vi sono anche coloro che s’interrogano su questo revival dello Spirito, che a volte – dice il vaticanista di lungo corso Jean Guenois – sembra non abbia mai soffiato nei Sinodi precedenti. E poi come lo si dovrebbe intendere? In senso carismatico? O in senso «minimalista», come «brezza leggera» che soffia impercettibile? E quindi, chi è titolato a riconoscerlo? Solo il papa?

Vorrei segnalare una via alternativa interessante su questa non comunicazione dal Sinodo: è quella seguita dal biblista laico Thomas Söding, vicepresidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, membro con diritto di voto al Sinodo. Complice il fatto che pochi masticano il tedesco (anch’io ho avuto la dritta da una collega!) non mi pare siano molti i lettori non germanofoni del suo diario giornaliero dal Sinodo https://www.zdk.de/sms/. Riporto due sue considerazioni, scritte una il 18 ottobre e una il giorno successivo.

 

In uscita dalla bolla

La prima riflette sulla moltitudine di persone che vanno in piazza San Pietro per l’Udienza generale del papa. Si domanda Söding: «Chi tra i pellegrini in piazza San Pietro sa che a pochi metri di distanza si riunisce il Sinodo mondiale, nell’immenso auditorium, che non sembra poi così grande nel vasto insieme? Non ho illusioni. Ma una cosa è chiara: per quanto grande sia il Sinodo, con un totale di oltre 400 persone, si tratta di un’enorme bolla. Chi non riesce a uscirne dovrebbe restituire il mandato. Tutto questo sforzo ha un solo scopo: che le persone che si considerano parte della Chiesa cattolica abbiano sempre più possibilità di poter esprimere la propria fede nella loro Chiesa. Che il clericalismo sia superato. Che l’abuso di potere non sia coperto, ma smascherato. Che le donne ottengano i loro diritti. Che l’opzione per i poveri non sia solo una formula (…)

E se guardo un po’ oltre: al di là di Castel Sant’Angelo non c’è più traccia del Vaticano nella città di Roma. Ma la Chiesa vuole essere una Chiesa per tutti. Non oso immaginare quanti non sanno nemmeno che si sta svolgendo il Sinodo mondiale e che cos’è un Sinodo. Ma voglio anche che sia chiaro: per quanto l’attenzione sia rivolta alle questioni costitutive interne alla Chiesa, queste sono solo un mezzo per raggiungere il fine che è quello di come essere Chiesa oggi. Si parla tanto di una Chiesa che non aspetta la gente, ma va alla gente. Le azioni devono essere conseguenti. Il corso di tutto questo può essere stabilito o modificato nel Sinodo».

 

Il futuro modello di governo

La seconda si interroga così: «Il Sinodo ha per tema la costituzione della Chiesa del futuro. Che ruolo avranno il papa, i vescovi, il clero e i religiosi e, soprattutto, i rappresentanti del popolo di Dio se la sinodalità diventa il principio strutturale della Chiesa, come ha suggerito papa Francesco? Le risposte a queste domande devono essere teologicamente valide; perché questo è un ulteriore passo per portare il concilio Vaticano II nel presente. La Chiesa manterrà come modello di governo la monarchia assoluta? Incorporerà elementi della democrazia per diventare qualcosa di simile a una monarchia costituzionale? Oppure troverà una propria forma di partecipazione qualificata, facendo i conti con gli abusi, mobilitando le proprie risorse e interpretando i segni dei tempi? Tale è la questione in gioco in questa fase dei lavori sinodali.

La Chiesa cattolica è anche una forza politica. Molti chiedono che arrivi anche nel mondo di oggi attraverso un rinnovamento della sua costituzione. Ma non dovrebbe fare riferimento solo a sé stessa. È un attore globale. Deve mostrare che la giustizia di Dio opera “come in cielo così in terra”.

Le guerre, i migranti: come dire una parola chiara

In questo il Sinodo di Roma mostra un quadro contraddittorio. Da un lato, trova estremamente difficile dire una parola chiara sull’attacco di Hamas contro Israele, sulla sofferenza delle vittime, sul diritto alla difesa, sulla validità dei diritti umani in tempo di guerra e sul pericolo di un’incommensurabile escalation di violenza. Molti membri del Sinodo vorrebbero una dichiarazione del genere. Ma sappiamo anche che la guerra non è solo in Terra Santa: è in Ucraina, Camerun, Sud Sudan, Mali, Kosovo, Armenia… L’elenco dei luoghi di conflitti sanguinosi è sempre più lungo. I membri del Sinodo provengono da tutte queste regioni; molti lamentano di essere stati dimenticati dall’opinione pubblica mondiale. Ma le relazioni ebraico-cristiane sono sui generis. Ecco perché si critica il Sinodo: perché non riesce a trovare la parola.

Il Sinodo è anche molto attento a tutti i problemi derivanti dalle migrazioni forzate. La Chiesa cattolica è presente nei paesi da cui le persone fuggono e in quelli verso cui fuggono. Le espressioni di solidarietà sono cristalline. Uno dei delegati (Luca Casarini; ndr) è un soccorritore in mare e il suo intervento è stato pronunciato tra gli applausi».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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