Sinodo: la Chiesa è proprio qui. Le aspettative e la realtà (parte seconda)

Certo la storia e ancor di più l’attualità non si preoccuperà di fermarsi ad aspettare che la Chiesa sia pronta all’appuntamento con le diverse urgenze che caoticamente si presentano. Ve ne sono alcune che si possono ricordare.

 

Dove andranno le donne?

Una per tutte, quella con le donne. In un tempo in cui in campo laico si riconosce al divario di genere una delle cause della mancata crescita economica (come gli studi della neo-Nobel Claudia Goldin attestano), non si potrebbe forse ipotizzare che il riconoscimento del ruolo di coloro che frequentano in maggioranza le Chiese potrebbe liberare nuove energie per le comunità ecclesiali in crisi?

Il paragrafo abbondante del Documento di sintesi sulla questione delle nuove forme di valorizzazione del «genio» femminile, di fronte al nodo delle ipotetiche diacone, che per alcuni potrebbe causare una «pericolosa confusione antropologica» (c. 9, § j), rimanda a «ulteriori approfondimenti» (evidentemente le due commissioni istituite in merito dal papa non sono bastate). E mette in luce (assieme al paragrafo sul diaconato in generale, dove si ripresenta di nuovo la questione diacone) la maggiore concentrazione di voti contrari (69 e 67 su 344 votanti).

Ma nel frattempo che gli studi verranno nuovamente approfonditi, le donne dove saranno? Secondo i dati della recente ricerca del Regno, in 14 anni esse si stanno adeguando alla più generale prassi degli uomini e quindi la loro disaffezione nei confronti della Chiesa sta aumentando.

 

Ancora la morale sessuale

Un altro spunto riguarda il mondo LGBT+. Se da un lato si parla della necessità d’«approfondire il tema dell’educazione affettiva e sessuale» dei giovani (c. 14 § g), non è chiaro dall’altro l’oggetto di tale educazione, specialmente sui temi del «genere» e dell’orientamento sessuale che sappiamo essere (stati) particolarmente divisivi.

Non sono citati. Essi riappaiono solo nel § g del c. 14 assieme a «fine vita, alle situazioni matrimoniali difficili, alle problematiche etiche connesse all’intelligenza artificiale» (?), in quanto «questioni controverse non solo nella società, ma anche nella Chiesa, perché pongono domande nuove». Un po’ poco dire che c’è il rischio che «giudizi semplificatori» feriscono «le persone e il corpo della Chiesa». Manca la categoria. Eppure il papa aveva ricevuto proprio nei giorni del Sinodo i responsabili del gruppo pastorale statunitense New Way Ministry. Qualche leak dall’Assemblea ha fatto emergere come sicuramente i membri africani del Sinodo avessero fatto muro su questo tema.

 

A proposito di trasparenza: le violenze

E poi c’è la questione della pedofilia e degli abusi, anche di quelli compiuti nella vita religiosa, tema che ricorre nel testo più volte; in particolare, nel capitolo riguardante la figura del vescovo viene evocata la questione della «trasparenza delle procedure» e la percezione di una difficoltà del vescovo nel gestire il suo doppio ruolo di «padre e di giudice» (c. 12 § i).

Curioso che proprio a due giorni dalla chiusura dell’Assemblea un comunicato della Sala stampa della Santa Sede abbia fatto sapere che «nel mese di settembre la Pontificia commissione per la tutela dei minori ha segnalato al papa gravi problemi nella gestione del caso di p. Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime» e che di «conseguenza il santo padre ha chiesto al Dicastero per la dottrina della fede di esaminare il caso e ha deciso di derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo».

Un caso decisamente caratterizzato dall’opacità sulla sua gestione, su cui ci si stava nuovamente interrogando, non solo perché ufficialmente sembrava che non fosse stato dato credito alle vittime, ma anche perché tre giorni prima della chiusura dell’Assemblea era trapelata la notizia che l’ex gesuita si fosse da qualche mese incardinato nella diocesi slovena di Koper…

 

Di fronte alle guerre

Infine la guerra, anzi le guerre, ormai: quella ucraina e quella in Medio Oriente in particolare, scoppiata nella prima settimana del Sinodo. Dal diario di Thomas Söding avevamo saputo che era stato «estremamente difficile dire una parola chiara sull’attacco di Hamas contro Israele, sulla sofferenza delle vittime, sul diritto alla difesa, sulla validità dei diritti umani in tempo di guerra e sul pericolo di un’incommensurabile escalation di violenza». Ma anche sul fatto che il rapporto con Israele per la fede cristiana non è indifferente.

C’è stata una partecipata veglia di preghiera, ma il Sinodo non è riuscito «a trovare la parola», ovvero il consenso, su questo, nota il biblista tedesco.

Si potrà in questo caso aspettare i tempi lunghi di una discussione e di un’approvazione quando la realtà dello scontro arriva a questo punto? Per fortuna le Assemblee sinodali non sono chiamata a occuparsi dello scibile umano né di ogni singolo fatto d’attualità.

La Chiesa cattolica oggi parte da qui, dall’aver impostato e vissuto un metodo nuovo che possa farle vivere maggiormente la comunione in un’epoca di laceranti divisioni. Forse non è ciò che ci aspettavamo, forse ci sono timidezze, ma questo rappresenta un quadro fedele di quanto sia necessario fare per vivere l’oggi di questa Chiesa alla quale sono poste molte domande. Se anche i media lo sapranno comunicare, forse un passo in più verso decisioni il più possibile condivise sarà fattibile.

 
(fine seconda parte; la prima parte qui)

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap