Negli ultimi tempi le cronache hanno portato alla ribalta, da parte di fondatori di comunità o personaggi carismatici, casi di abuso spirituale. Esso consiste «nell’abuso dell’autorità spirituale che qualcuno ha o si attribuisce, ad esempio come pastore, direttore spirituale, formatore, e alla relativa manipolazione, ad esempio, dell’interpretazione delle sacre Scritture, della tradizione spirituale della Chiesa o della spiritualità di una comunità».

In Germania ci sono stati di recente i casi della comunità Totus tuus della diocesi di Münster e della Christusgemeinschaft di Osnabrück. In Francia i Fratelli di Saint-Jean, Fraternités de Jérusalem, Verbe de Vie.

Molto spesso tali forme di costrizione accompagnano altri tipi di abusi e violenza, e nel caso dell’abuso spirituale «le conseguenze psichiche, emotive, biografiche ed esistenziali, le ferite che a volte durano per tutta la vita, sono paragonabili a quelle della violenza sessuale» (H. Timmerevers).

Parlarne anche se non è reato

Per questa ragione la Conferenza episcopale tedesca ha voluto richiamare l’attenzione sul tema, anche perché «l’abuso spirituale come sistema complesso non è qualificato come reato né nel diritto penale canonico (versione riformata del 2021) né nel codice penale statale».

E il 26 settembre ha pubblicato, a cura del Segreteriato della Conferenza episcopale, il sussidio «Abuso di autorità spirituale. Sul trattamento degli abusi spirituali», che sulla base degli studi disponibili circoscrive il problema e offre possibili misure preventive e d’azione sulla base del diritto canonico e amministrativo.

Del testo, pubblicato in traduzione italiana su «Il Regno – documenti» di novembre 2023, proponiamo la prefazione a cura del vescovo di Dresda, il focolarino Heinrich Timmerevers, che all’interno della Conferenza episcopale tedesca fa parte del gruppo incaricato per le esperienze di violenza. (D. S.)

 

La storia del sussidio

Il presente sussidio su «L’abuso di autorità spirituale. La gestione degli abusi spirituali» ha una storia. Dal punto di vista delle persone colpite, è durato troppo a lungo il periodo in cui la loro sofferenza non ha potuto essere affrontata e nominata, non è stata vista, non è stata riconosciuta, se non è stata addirittura banalizzata. Non di rado, in un’inversione aggressore-vittima, a essere incolpate dell’abuso e delle sue conseguenze sono state le vittime stesse.

Tuttavia i resoconti delle vittime, le esperienze degli operatori pastorali nell’accompagnarle e un numero crescente di pubblicazioni sull’abuso spirituale o clericale rendono più che evidente che si tratta di un intero complesso di atti abusivi e di un contesto globale di manipolazione e soggiogamento spirituale. Le conseguenze psichiche, emotive, biografiche ed esistenziali, le ferite che a volte durano per tutta la vita, sono paragonabili a quelle della violenza sessuale. Per questo motivo è un primo e importante passo che i vescovi tedeschi, nel sussidio L’abuso di autorità spirituale, seguano un linguaggio usato dalle stesse persone colpite.

 

Parole e concetti mancavano

Ma anche all’interno della Conferenza episcopale tedesca mancavano le parole e i concetti per cogliere ciò che ci veniva riferito e che non si poteva più trascurare. La Commissione pastorale e la Commissione per le vocazioni spirituali e i servizi ecclesiastici hanno tenuto una conferenza riservata a Mainz il 31 ottobre 2018 per affrontare per la prima volta in modo esplicito gli abusi spirituali in quanto tali. La conferenza si è concentrata sui resoconti delle donne colpite e sulle esperienze delle persone che le hanno accompagnate.

Le due commissioni suddette hanno quindi istituito un gruppo di lavoro con il compito di riassumere le esperienze esistenti in materia di abusi spirituali in un sussidio di lavoro, che doveva contribuire a chiarire i termini e fornire informazioni su come identificare, sanzionare e prevenire gli abusi spirituali.

 

Si parla di «abuso di autorità spirituale»

Dopo un ampio processo di consultazione, in aggiunta alle riflessioni di un simposio digitale interdisciplinare internazionale su «Guide spirituali pericolose? Abuso psicologico e spirituale» (12-13.11.2020), il gruppo di lavoro ha prodotto la bozza del presente sussidio. Un ringraziamento particolare va ai membri di questo gruppo di lavoro: il dott. Peter Hundertmark (Speyer), la dott. Rosel Oehmen-Vieregge (Paderborn), il diacono Patrick Oetterer (Colonia), la dott. Hannah Schulz (Bensberg), Axel Seegers (Monaco di Baviera) e i dott. Claudia Kunz e Paul Metzlaff del Segreteriato della Conferenza episcopale tedesca (Bonn).

Nelle loro ulteriori consultazioni con le persone colpite, con i membri degli ordini religiosi e delle comunità spirituali e con gli operatori pastorali, le due commissioni sopra citate si sono espresse a favore del comprendere l’abuso spirituale, in questo sussidio, nel senso preciso di abuso di autorità spirituale. Infatti un abuso in sé non può mai essere di natura spirituale. Ma sia il clero sia i laici come pastori e operatori pastorali, guide spirituali, responsabili di congregazioni o leader di comunità spirituali e così via possono abusare dell’autorità spirituale che è loro o che è loro attribuita.

 

Le vittime sonio adulte

Diversamente dall’abuso di potere spirituale da parte dei funzionari della Chiesa, l’abuso di autorità spirituale concerne anche coloro che manipolano altri spiritualmente senza avere una funzione istituzionale o strutturale di potere nella Chiesa. In un gran numero di casi, questo abuso di autorità spirituale nella Chiesa ha fatto strada a violenze sessuali su bambini, giovani e adulti.

Tuttavia l’elaborazione dell’abuso spirituale è un processo a sé e distinto dalla violenza sessuale. A differenza di quest’ultima, non è mai stato inserito nei fascicoli personali di possibili autori o autrici di abusi. Nel caso dell’abuso spirituale, le vittime che si fanno avanti erano già adulte durante il periodo dell’abuso, che spesso si è protratto per anni nel caso di membri di ordini e comunità religiose. A differenza della violenza sessuale l’abuso clericale, se non è avvenuto in connessione con quello sessuale, non viene quasi mai perseguito dai pubblici ministeri. 

 

Siamo solo all’inizio

L’esperienza precedente nelle diocesi lo dimostra: le vittime vogliono innanzitutto che le loro esperienze vengano definite abusi spirituali e che la sofferenza che ne deriva venga nominata e riconosciuta. A differenza della violenza sessuale, tuttavia, siamo solo all’inizio del processo di chiarimento e di definizione dell’abuso spirituale.

Nel preparare il sussidio abbiamo dovuto affrontare una tensione tra il fatto che, da un lato, le diocesi hanno espresso l’urgente necessità di una pubblicazione tempestiva del sussidio sull’abuso spirituale nella cura pastorale, nelle organizzazioni e nelle comunità spirituali, e il fatto che, d’altro lato, attualmente si sta mettendo insieme una grande esperienza nell’approccio all’abuso dell’autorità spirituale e il processo di valutazione scientifica non è ancora stato completato.

 

Prevenire la manipolazione spirituale

Soprattutto per quanto riguarda la pena, ad esempio la sanzione ecclesiastica o il riconoscimento della sofferenza delle persone colpite, dagli sviluppi in corso emergono sempre nuove domande. In questo contesto i vescovi nell’Assemblea plenaria di primavera del 2023 hanno pubblicato questo sussidio e contemporaneamente hanno annunciato per il 2026 una sua valutazione e revisione sulla base degli attuali sviluppi della prassi e della scienza.

Vorrei quindi chiedere ai destinatari di questo sussidio – pastori, operatori pastorali, direttori spirituali e predicatori di esercizi, responsabili di ordini religiosi e comunità spirituali, referenti e consulenti dei punti di contatto per le vittime di abusi spirituali e sessuali e, non da ultimo, le vittime stesse – un riscontro che ci consenta di valutare e aggiornare i principi di base e la praticabilità di questa guida tra tre anni.

La sfida centrale della cura pastorale sarà quella di prevenire precocemente la manipolazione spirituale e di dare spazio alla libertà che lo Spirito di Dio dona (cf. 2Cor 3,17). Dobbiamo darci questo importante compito di prevenzione! (Bonn/Dresda, 31 maggio 2023)

Heinrich Timmerevers

vescovo

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