Quella per il cambiamento climatico è una delle preoccupazioni principali di papa Francesco, che è stato il primo papa a scrivere un’enciclica sull’ecologia (la Laudato si’), e sarebbe stato il primo papa a partecipare alla Conferenza delle parti di Dubai (COP28) se la malattia non glielo avesse impedito.

La Conferenza delle parti è il più alto organismo decisionale all’interno della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato internazionale entrato in vigore nel 1992 per affrontare in modo multilaterale la questione del cambiamento climatico.

La delegazione della Santa Sede ha comunque partecipato, e il papa ha inviato a rappresentarlo il suo «numero due», il segretario di stato vaticano card. Pietro Parolin, che il 2 dicembre ha letto il discorso del papa.

Tra la Laudato si’ e la COP28 c’è stata un’altra occasione in cui Francesco è intervenuto in modo militante sulla crisi climatica, ed è l’esortazione apostolica Laudate Deum, pubblicata il 4 ottobre, che contiene in modo più disteso gli argomenti che il card. Parolin ha portato a Dubai come la posizione della Santa Sede sulla questione.

In sostanza si possono sintetizzare in cinque punti.

 

Primo: la responsabilità umana

Innanzitutto non è più possibile negare la responsabilità umana nel cambiamento climatico (la cosiddetta «origine antropica»). «Sono costretto a fare queste precisazioni», si legge in proposito nella Laudate Deum n. 14, «a causa di certe opinioni sprezzanti e irragionevoli che trovo anche all’interno della Chiesa cattolica».

 

Secondo: non è colpa del sovrappopolamento

Bisogna smettere di cercare di «scaricare le responsabilità della crisi climatica sui tanti poveri e sul numero delle nascite. Sono tabù da sfatare con fermezza», si legge nel discorso a Dubai (cf. anche  Laudate Deum, n. 9).

Su questo punto papa Francesco a Dubai ha proposto la remissione del debito, riproponendo uno strumento sostenuto dalla Chiesa in vista del giubileo del 2000 (la campagna Jubilee 2000): «Sarebbe giusto individuare modalità adeguate per rimettere i debiti finanziari che pesano su diversi popoli anche alla luce del debito ecologico nei loro riguardi».

 

Terzo: il multilateralismo è la via…

La Chiesa cattolica indica il multilateralismo come unica via d’uscita per le crisi che stiamo vivendo, che – afferma il papa nel discorso letto dal card. Parolin – sono collegate. Purtroppo «è preoccupante (…) che il riscaldamento del pianeta si accompagni a un generale raffreddamento del multilateralismo». E un intero capitolo è riservato a questo tema nella Laudate Deum (nn. 34-43), con la richiesta di un multilateralismo «dal basso» e la richiesta di «una sorta di maggiore “democratizzazione” della sfera globale».

Sul tema il card. Parolin si è soffermato anche in un’intervista concessa prima della partenza per Dubai a Vatican News, nella quale ha evidenziato come le crisi militari e quelle ecologiche siano collegate. E ha fatto osservazioni importanti sul conflitto Israele-Hamas rilanciando l’importanza del lavoro diplomatico:

 

…come mostra la nuova crisi israelo-palestinese

«L’attacco terroristico perpetrato il 7 ottobre scorso da Hamas e da altre organizzazioni palestinesi contro la popolazione in Israele ha causato una grave e profonda ferita negli israeliani e in tutti noi. La sicurezza di quella popolazione è stata messa gravemente a repentaglio in maniera così brutale e incredibilmente in così poco tempo. (…) 

E infatti il processo di pace israelo-palestinese, che già soffriva rallentamenti e stasi, si è ora reso ancora più complesso. D’altronde forse era questo l’obiettivo dei terroristi visto che, come sempre hanno dichiarato, i miliziani di Hamas non hanno nel loro orizzonte nessuna pace con Israele, anzi – irresponsabilmente – ne vorrebbero la scomparsa. Ciò invece non corrisponde alla volontà che l’Autorità dello Stato di Palestina, in particolare il presidente Mahmoud Abbas, ci ha sempre assicurato, ovvero di volere un dialogo con lo Stato d’Israele per una piena realizzazione della soluzione dei “due stati”, promossa da tanti anni dalla Santa Sede insieme a uno statuto speciale per la Città Santa di Gerusalemme. Per questo auspico che in un futuro si percorrano sincere vie di dialogo, anche se ora le vedo molto strette. Nei Giardini vaticani c’è quell’olivo che fu piantato nel 2014 dal presidente israeliano Shimon Peres e dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, insieme a papa Francesco e al patriarca Bartolomeo. Noi continuiamo ad annaffiarlo con l’acqua della speranza, che sgorga dalla preghiera e anche dal lavoro diplomatico».

 

Sperare esige realismo

La via del multilateralismo appare più stretta che mai in questo momento, tra il traumatico cambiamento dell’ordine mondiale e il moltiplicarsi delle guerre, ma il card. Parolin nell’intervista ripete la raccomandazione del papa, «non lasciamoci rubare la speranza», e la completa con la chiosa del diplomatico, «sperare esige realismo»: «Esige che si chiamino i problemi per nome, nella consapevolezza che le tante crisi morali, sociali, ambientali, politiche ed economiche che stiamo vivendo sono interconnesse e quelli che guardiamo come singoli problemi sono in realtà uno la causa o la conseguenza dell’altro».

E «sperare chiede poi il coraggio di agire; l’audacia di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di rinunciare al male e uscire dallo spazio angusto degli interessi personali o nazionali, di compiere ogni giorno quei piccoli passi possibili di bene per cercare di migliorare situazioni complicate e seminare la pace con pazienza e fiducia».

 

Quarto: bisogna accelerare

La Santa Sede chiede un’accelerazione nella svolta ecologica, attraverso forme che siano «efficienti, vincolanti e facilmente monitorabili» (Laudate Deum, n. 59), in quattro campi: efficienza energetica, fonti rinnovabili, eliminazione dei combustibili fossili, educazione a stili di vita meno dipendenti da questi ultimi.

 

Quinto: il ruolo delle Chiese

Ed è su questo ultimo punto, l’educazione a stili di vita rispettosi del creato, che il papa individua il principale ruolo della Chiesa e di tutti i credenti: un ruolo culturale per accrescere la consapevolezza sociale e cambiare le abitudini personali, familiari e sociali.

Su questo nella Laudate Deum c’è una delle affermazioni più tranchant: «Possiamo affermare che un cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe un impatto significativo a lungo termine» (n. 72).

La «militanza verde» di papa Francesco è uno degli aspetti che gli vengono più criticati dall’opposizione interna ecclesiale, che la considera come un cedimento allo spirito dei tempi. In realtà con questa decisa scelta di campo il papa allinea la Chiesa di Roma alle Chiese sorelle ortodosse (soprattutto il patriarca ecumenico Bartolomeo) ed evangeliche, che fin dagli anni Ottanta all’interno del movimento ecumenico e non solo hanno dato alla salvaguardia del creato un ruolo centrale nella testimonianza di fede.

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

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