Chiesa italiana e colonialismo
In molti suoi interventi papa Francesco esprime preoccupazione per la riproposizione di mentalità e pratiche coloniali nella società contemporanea, evidenziando l’importanza d’affrontare le memorie ferite e di chiedere perdono per le colpe commesse in passato dalla Chiesa nel contesto coloniale.
Il mito del «buon italiano»
Anche la nota congiunta dei Dicasteri per la cultura e l’educazione e per il servizio dello sviluppo umano integrale sulla «dottrina della scoperta» va in questa direzione, criticando le distorsioni delle bolle papali da parte delle autorità civili durante il periodo coloniale e sottolineando la necessità di una richiesta di perdono ai discendenti delle vittime.
Tuttavia il papa, pur menzionando le potenze coloniali come Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo, non fa mai riferimento all’Italia, che «non si è certo mostrata attenta – nota Daniele Menozzi in apertura della rubrica dei «Libri del mese» – a rispettare l’identità culturale (e la vita stessa) dei nativi» dei paesi nei quali è intervenuta militarmente. In qualche misura il ruolo coloniale dell’Italia è stato coperto dal mito consolatorio del «buon italiano».
Colma questa lacuna il libro di Giovanni Cavagnini, Una fede per l’impero. Cattolicesimo e colonialismo nell’Italia liberale (1882-1912), Edizioni di storia e letteratura (Roma 2023, pp. 130).
Legittimazione religiosa delle guerre coloniali
Il volume esplora il ruolo della Chiesa cattolica italiana durante l’età liberale ed evidenzia al suo interno un orientamento che fu favorevole all’espansione coloniale come elemento di successo per lo stato nazionale.
Cavagnini evidenzia la legittimazione religiosa delle guerre coloniali, che «vedrà i missionari farsi i più validi promotori dell’espansione coloniale italiana» e portatori di un atteggiamento di netta superiorità della «civiltà cattolica» rispetto a quella africana. Spesso questo si traduce in atteggiamenti razzisti e nell’idea che tale civiltà possa essere «esportata» (anche) attraverso la guerra.
Dal nostro scaffale
📕 Anche l’attualità della guerra tra Israele e Hamas può essere letta nei libri. Se nel numero scorso il religioso ed esperto di mondo arabo Ignazio De Francesco ha analizzato come l’«altro» israeliano è presentato nei libri di testo palestinesi, in questo è l’«altro» palestinese a essere analizzato nei manuali israeliani. Colmo dei colmi, il tentativo pionieristico di un testo che tiene assieme in parallelo la storia di ciascuna parte, lasciando al centro un apposito spazio bianco per le considerazioni personali degli alunni, non è stato neppure preso in considerazione.
📕 «Pensare Dio in America Latina»: ovvero il pensiero del teologo argentino Juan Carlos Scannone, scomparso nel 2019. Lo presenta il filosofo delle religioni Gabriele Palasciano con alcune pennellate tematiche, che sono ancor più interessanti se pensiamo all’influenza che Scannone ha avuto nella formazione e nel pensiero di papa Bergoglio.
📕Il «gigante» di questo numero, tratteggiato da Marco Garzonio, è il regista Ermanno Olmi: da leggere qui, specialmente per il rapporto privilegiato che egli ha intessuto con il card. C.M. Martini. Veramente sterminato l’elenco delle opere firmate dal maestro.
📕E a proposito di Carlo Maria Martini, poco oltre Marco Vergottini presenta Sapienza e profezia, il testo con cui il gesuita Carlo Casalone delinea in questo binomio l’eredità dell’illustre confratello: «A Martini dev’essere riconosciuta – scrive Vergottini – questa capacità di coniugare sapienza e profezia: da un lato, è stato una figura di sapiente, laddove la sua insistenza sulla ricerca della giustizia del Regno mirava a prefigurare in modo pacifico e fraterno il compito di abitare la terra nello spirito delle Beatitudini; dall’altro, egli si è collocato nella corrente profetica quando con prontezza si è cimentato nel captare i segni dell’agire dello Spirito negli eventi storici, promuovendo un esercizio di vigile discernimento per disporsi all’ascolto della voce di Dio nell’“adesso” del tempo».
📕 Pietro Rossano (1923-1991) non era un «protagonista». Tuttavia nell’ambito del dialogo interreligioso il suo contributo è stato determinante. Fine biblista, ha lavorato presso il Segretariato per i non cristiani (istituito da papa Paolo VI, ora Dicastero per il dialogo interreligioso), è stato vescovo ausiliare di Roma, incaricato della pastorale della cultura, e rettore della Pontificia università lateranense. Domenico Segna presenta il volume di Giulio Osto, frutto del testo di dottorato di quest’ultimo su questa figura troppo presto dimenticata.
📕 La questione LGBT, su cui anche la Chiesa cattolica sta timidamente aprendo un dibattito, è anche e soprattutto fatta da persone LGBT e da credenti, si potrebbe dire, ostinatamente credenti. In effetti spesso le Chiese hanno mostrato porte chiuse e dinieghi prima che dialogo e accoglienza. Il libro del giovane storico Matteo Mennini, Credenti LGBT+. Diritti, fede e Chiese cristiane nell’Italia contemporanea (Carocci, 2023) individua tre snodi temporali, scrive Lucandrea Massaro: il primo, riguarda l’emergere di esperienze e movimenti nell’Europa degli anni Settanta cui hanno guardato anche i primi gruppi italiani. Il secondo guarda alle «esperienze pubbliche di credenti omosessuali» in Italia (anni Ottanta), a partire dall’archivio di Ferruccio Castellano. Il terzo si concentra sul dramma della diffusione dell’AIDS nella comunità omosessuale tra gli anni Ottanta e Novanta, che fa da detonatore per la rivendicazione pubblica di diritti, per terminare con il primo World pride del 2000.