Quasi sovrapposta alla pubblicazione della sentenza di primo grado che ha riconosciuto colpevole (anche) il card. Becciu, è stata resa nota un’altra notizia vaticana: la chiusura del blog di Luis Badilla Morales, Il sismografo. Nella pur ristretta comunità dei «vaticanisti», l’aggregatore di news su papa e Santa Sede (ma non solo) che l’ex medico cileno offriva gratuitamente e ufficialmente dal 2009 era diventato un punto di riferimento, sia per quantità dello scandaglio – che come appunto un sismografo registrava, nel bene e nel male, tutte le notizie ecclesiali – sia per la sua qualità, sempre più caratterizzata da libertà di giudizio espressa apertis verbis in alcuni editoriali che Luis ha firmato. Anche nell’ultimo.

«Il Sismografo si ferma qui», esordisce nel post apparso domenica 17. Una decisione presa «già qualche settimana fa», confermata all’indomani della «sentenza del processo che coinvolge il card. Angelo Becciu. Questa vicenda dolorosa iniziata ben oltre due anni fa, per noi, per i nostri lettori, nonché per la Chiesa tutta, è stata ed è uno spartiacque dirimente perché denuda una modalità singolare dell’esercizio del potere da parte di papa Francesco».

Ma il Sismografo chiude anche per una ragione anagrafica. E Badilla la spiega ripercorrendo i passi della sua creatura. 

 

Come e quando iniziò

«C’è anche un’altra coincidenza per noi significativa: il 16 dicembre 2006, è stata la “prima volta” de Il Sismografo in rete aperto a tutti anche se pochissime persone già lo usavano come strumento di lavoro per prendere decisioni». Poi il lancio vero e proprio nel 2009, all’indomani della costatazione – pagata a caro prezzo in termini di critiche – da parte di papa Benedetto XVI che in occasione della remissione della scomunica a un vescovo tradizionalista (Richard Williamson) e negazionista della Shoah, avrebbe dovuto «seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’Internet», che avrebbero «dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema».

Il tardivo auspicio da parte dell’allora papa di doverne trarre «la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie» si tradusse nell’incoraggiamento da parte dell’allora direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, al lavoro iniziato da Badilla, ex ministro del governo Allende, esule in Italia dal 1973, che aveva collaborato con Radio vaticana. 

 

Un servizio realizzato

Le vicende complesse della vita del medico trasformatosi in giornalista sono ben delineate nell’intervista di Monica Mondo per il programma di TV2000 Soul nel 2016. Vicende che anche Il Regno ha intrecciato alle proprie, quando nel 2014 chiese, tra altre, la sua collaborazione per il blog L’Indice del Sinodo, al fine di seguire da vicino la via della sinodalità aperta da papa Francesco (oggi quel blog è diventato una rubrica qui su Re-blog).

«Mi sarebbe – ci sarebbe – piaciuto continuare questo servizio – prosegue il testo di Badilla – che ha raggiunto tutti i suoi propositi iniziali, e forse qualcosa in più, e anche inatteso. Ma dopo 17 anni di vita, seppure con formati e destinatari diversi, la mia vecchiaia, 78 anni, e le sue compagne, le malattie, mi esortano a fermarmi perché buono e prudente. Le forze necessarie per andare avanti non ci sono più». Già nel 2020 aveva dovuto interrompere per alcuni mesi il lavoro per seri motivi di salute. Ma poi aveva ripreso con la medesima lena.

 

La Chiesa amata «con la verità»

E poi c’è stato e c’è un problema economico. Per quanto Luis Badilla stesso abbia generosamente messo tutto del suo – la propria casa, come «sede», la propria pensione per le spese del blog, il proprio tempo (davvero tanto tempo da mane a sera), non ci sono stati finanziatori disponibili a dare continuità al suo lavoro (troppo scomodo?). È vero che «questo servizio alla Chiesa è stato possibile solo grazie al sostegno editoriale di molti amici e lettori, in particolare Robert Calvaresi. A tutti questi amici, moltissimi anonimi, rivolgo un ringraziamento gigantesco condividendo ancora una volta ciò che ci ha sempre uniti: si ama la Chiesa solo con la verità e non con la menzogna».

Tuttavia, forse pure il fatto di non aver risparmiato commenti anche duri alle gerarchie ecclesiastiche, a volte con espressioni calienti, ha portato a mettere fine a questa esperienza: «Alla fine di questa avventura possiamo dirci fieri di ciò che abbiamo fatto, soprattutto perché non abbiamo mai ceduto alla perniciosa abitudine – ecclesiastica ed ecclesiale – di giustificare le menzogne per non danneggiare – si dice – l’immagine della Chiesa. La sola storia della pedofilia nel clero dimostra il contrario. Una Chiesa sempre più identificata con Cristo si sostiene solo con la potenza della verità e ogni volta che invece lo farà usando il potere della menzogna tradirà il suo Fondatore».

Grazie Luis!

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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