«Al termine del loro incontro, lo scorso 5 dicembre», si legge in un comunicato stampa della Segreteria del Sinodo (12.12.2023), «i membri del Consiglio ordinario del Sinodo dei vescovi hanno adottato un Documento per i lavori della Chiesa cattolica fino alla celebrazione della Seconda sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (ottobre 2024).

Si tratta di linee guida con una vera e propria roadmap in cui l’approfondimento della sinodalità in chiave missionaria e l’allargamento delle esperienze di sinodalità a livello locale costituiscono gli assi portanti su cui le comunità locali sono chiamate a riflettere a partire dalla Relazione di sintesi (cf. Regno-doc. 21,2023,641) adottata al termine della Prima sessione della XVI Assemblea, il 28 ottobre scorso». Il breve documento è articolato in tre punti: «Una domanda guida per approfondire», «Mantenere vivo il dinamismo sinodale» e «I soggetti responsabili e i loro compiti». Riproduciamo qui il primo punto; il testo integrale è consultabile sul sito della Segreteria del Sinodo.  

Una domanda guida per approfondire

Le Chiese locali e i raggruppamenti di Chiese sono in primo luogo chiamati a contribuire, nell’approfondimento di alcuni aspetti della Relazione di sintesi fondamentali per il tema del Sinodo, a partire da una domanda guida: «COME essere Chiesa sinodale in missione?».

L’obiettivo è identificare le vie da percorrere e gli strumenti da adottare nei diversi contesti e nelle diverse circostanze, così da valorizzare l’originalità di ogni battezzato e di ogni Chiesa nell’unica missione di annunciare il Signore risorto e il suo Vangelo al mondo di oggi. Non si tratta dunque di limitarsi al piano dei miglioramenti tecnici o procedurali che rendano più efficienti le strutture della Chiesa, ma di lavorare sulle forme concrete dell’impegno missionario a cui siamo chiamati, nel dinamismo tra unità e diversità proprio di una Chiesa sinodale. 

 

Rileggendo l’Evangelii gaudium

A questo riguardo è di aiuto rileggere il n. 27 dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo II ai Vescovi dell’Oceania, “ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie d’introversione ecclesiale”». L’orizzonte verso cui si proietta il lavoro di approfondimento a partire dalla domanda guida è dunque una riforma animata dallo slancio verso la missione che Cristo ci ha affidato, sostenuta dalla conversione pastorale che lo Spirito, che secondo la promessa del Signore non ci lascia mai soli, ci invita a compiere e rende possibile.

 

I due livelli dell’approfondimento 

La domanda guida richiede di essere affrontata su due livelli, sempre avendo come riferimento la Relazione di sintesi nel suo insieme. 

a) A livello di ciascuna Chiesa locale: COME valorizzare la corresponsabilità differenziata nella missione di tutti i membri del popolo di Dio? Quali modalità di relazione, strutture, processi di discernimento e decisione in ordine alla missione permettono di riconoscerla, di darle forma, di promuoverla? Quali ministeri e organismi di partecipazione possono essere rinnovati o introdotti per meglio esprimere questa corresponsabilità? All’interno della Relazione di sintesi, si può fare più specificamente riferimento ai cc. 8-12, 16 e 18. 

b) A livello delle relazioni tra Chiese, tra raggruppamenti di Chiese ai diversi livelli e con il vescovo di Roma: COME articolare creativamente queste relazioni per trovare «un equilibrio dinamico tra la dimensione della Chiesa nel suo insieme e il suo radicamento locale» (Relazione di sintesi c. 5, lett. g)? Qui si può fare riferimento soprattutto ai cc. 13, 19 e 20 della Relazione di sintesi. 

 

1.2 Alcune indicazioni per organizzare il lavoro 

In pratica, a partire dalla domanda guida e dai due livelli sopra indicati, ogni Chiesa locale è invitata a realizzare un’ulteriore consultazione, determinandone le modalità concrete sulla base di quanto appare possibile nel tempo a disposizione. Il primo passo consisterà nella scelta della prospettiva con cui affrontare la domanda guida, sviluppando i contenuti della Relazione di sintesi a riguardo. Realisticamente non se ne potranno esaminare tutte le implicazioni. Perciò, ciascuna Chiesa locale è invitata a concentrarsi su quegli 3 aspetti rispetto ai quali ritiene di poter apportare un contributo sulla base delle proprie peculiarità e della propria esperienza, condividendo le buone pratiche che rappresentano germogli di sinodalità concreta. Sulla base di quanto deciso, ciascuna diocesi o eparchia trasmetterà i frutti di questa ulteriore consultazione alla Conferenza episcopale o struttura gerarchica orientale di cui fa parte, nei tempi e modi che esse avranno indicato. 

 

Le persone e i gruppi da coinvolgere

Non si tratta di far ripartire da zero o ripetere il processo di ascolto e consultazione che ha caratterizzato la prima fase. In questa tappa, oltre agli organismi di partecipazione a livello diocesano e all’équipe sinodale già istituita, sarà importante coinvolgere persone e gruppi che esprimono una varietà di esperienze, competenze, carismi, ministeri all’interno del popolo di Dio e il cui punto di vista risulta di particolare aiuto nel mettere a fuoco il «come»: ad esempio ministri ordinati (in particolare parroci); altri responsabili della pastorale (ad esempio, catechisti e responsabili di comunità di base e piccole comunità cristiane, in particolare in alcune regioni; responsabili di uffici pastorali); consacrate e consacrati; responsabili di associazioni laicali, movimenti ecclesiali e nuove comunità; persone che ricoprono incarichi di responsabilità in istituzioni e organizzazioni legate alla Chiesa (scuole, università, ospedali, centri di accoglienza, centri culturali, ecc.); teologi e canonisti, ecc. 

 

Entro il 15 maggio 2024

Le Conferenze episcopali e le strutture gerarchiche orientali sono il riferimento di questa parte del processo e sono invitate a coordinare la raccolta dei contributi di diocesi ed eparchie, fissandone modi e tempi. Sono inoltre invitate a portare avanti l’approfondimento a partire dalla medesima domanda guida al loro livello e a quello continentale, secondo quanto si valuterà opportuno e realizzabile. 

A livello tanto locale quanto dei raggruppamenti di Chiese, la prospettiva di un discernimento autenticamente sinodale esige anche il contributo della competenza teologica e canonistica, oltre che delle scienze umane e sociali, coinvolgendo esperti di tali discipline e istituzioni accademiche presenti sul territorio. 

Dopo aver raccolto i contributi delle diocesi o eparchie, le conferenze episcopali e le strutture gerarchiche orientali, così come le diocesi che non appartengono ad alcuna conferenza episcopale, hanno il compito di elaborare una sintesi di una lunghezza massima di 8 pagine, da far pervenire alla Segreteria generale del Sinodo entro il 15 maggio 2024. Sulla base del materiale così raccolto si procederà alla redazione dell’Instrumentum laboris della Seconda sessione.  

Segreteria generale del Sinodo

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