«Quest’anno, soprattutto qui, ma anche nel resto del mondo, il fragore delle armi, il pianto dei bambini, le sofferenze dei profughi, il lamento dei poveri, le lacrime di tanti lutti in tante famiglie sembrano rendere stonati i nostri canti, difficile la nostra gioia, vuote e retoriche le nostre parole». Dalla martoriata Terra Santa giunge la voce accorata del patriarca di Gerusalemme dei latini, card. Pierbattista Pizzaballa, nell’omelia della notte di Natale 

 

Contro la «strategia del no»

«Se vogliamo che sia Natale, anche in tempo di guerra, occorre che tutti moltiplichiamo i gesti di fraternità, di pace, di accoglienza, di perdono, di riconciliazione. Dirò di più: dobbiamo tutti impegnarci, a partire da me e da chi, come me, ha responsabilità di guida e di orientamento sociale, politico e religioso, a creare una “mentalità del sì” contro la “strategia del no”. Dire sì al bene, sì alla pace, sì al dialogo, sì all’altro non deve essere solo retorica ma impegno responsabile, disposto a fare spazio, non a occuparlo, a trovare un posto per l’altro e non a negarlo», prosegue più oltre il patriarca.

 

Nonostante la violenza

La vigilia di Natale, un suo messaggio di speranza – in cui il presule sottolinea come, nonostante questa grande violenza, il messaggio del Natale resta – è arrivato all’intera Chiesa attraverso un video registrato per i media della Santa Sede. Mentre qualche giorno prima (21 dicembre), in dialogo con il direttore della rivista Terra santa Giuseppe Caffulli su Riconciliazione, dialogo e pace, il card. Pizzaballa si soffermava anche sulla condizione dei cristiani di Gaza, che quest’anno, a motivo della guerra, egli non ha potuto visitare, com’era consuetudine in vista del Natale.

Gabriella Zucchi

Giornalista

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