La mattina del 22 gennaio, di buonora, Francesco ha ricevuto i giornalisti accreditati in Vaticano e nel discorso mi ha citato: siento un poco de vértigo, non ci sono abituato. Riporto il paragrafo dove il papa fa riferimento a un mio testo sulla professione del vaticanista. Io all’udienza non c’ero perché non sono più accreditato; lo sono stato per mezzo secolo (e anche i lettori del Regno hanno potuto apprezzarlo: fra tanti altri contributi ha firmato, fino a un anno fa, la rubrica «Agenda vaticana»; ndr)

 

Le parole del papa:
amare l’uomo, imparare l’umiltà

«Chi è dunque il vaticanista?», ha detto il papa. «Rispondo prendendo a prestito le parole di un vostro collega, che ha da poco festeggiato gli ottant’anni e ha viaggiato tanto con i papi. Parlando del suo lavoro di vaticanista, lo ha definito “un mestiere veloce fino a risultare spietato, due volte scomodo quando si applica a un soggetto alto come la Chiesa, che i media commerciali inevitabilmente portano al loro livello (…) di mercato”. “In tanti anni di vaticanismo – ha aggiunto – ho appreso l’arte di cercare e narrare storie di vita, che è un modo di amare l’uomo (…). Ho imparato l’umiltà. Ho avvicinato tanti uomini di Dio che mi hanno aiutato a credere e a restare umano. Non posso dunque che incoraggiare chi voglia avventurarsi in questa specializzazione giornalistica” (L. Accattoli, Prefazione a G. Tridente, Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del Web, Edizioni Sant’Antonio, Saarbrücken 2018, 5-7). Nonostante le difficoltà, è un bell’incoraggiamento: amare l’uomo, imparare l’umiltà».

 

 

da Il blog di Luigi Accattoli

Luigi Accattoli

Vaticanista

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