Il tema delle benedizioni non ci abbandonerà tanto presto, né potrà essere tanto facilmente ignorato in questo tempo di nuovo ascolto e di nuova preparazione della II sessione dell’Assemblea sinodale della Chiesa universale, che si terrà nel prossimo ottobre.

Come abbiamo visto (Re-blog, 14 gennaio e Regno-att. 1,2024,7 https://ilregno.it/attualita/2024/2/dicastero-per-la-fede-benedizioni-chi-benedice-e-chi-no-daniela-sala) Fiducia supplicans pone una questione di metodo (chi inserisce nell’ordine del giorno argomenti precedentemente sottratti alla discussione, ancorché presenti in molte delle sintesi nazionali e regionali) e di contenuto (non si modifica la «dottrina», ma il solo fatto di parlarne apre un tema).

 

Il dissenso africano e quello tedesco

Inoltre, la differenziazione nell’accettazione di questa prassi pone un tema di pluralità dei vissuti ecclesiali locali che varrebbe la pena approfondire (perché consentire di dissentire all’Africa e non alla Germania?). Anche considerando i toni di alcuni discorsi pubblici.

Mi riferisco in particolare a una pericolosa deriva presente in un audio ampiamente circolato nei social e ora ripreso anche dai media (cf. La Croix  23 gennaio), di un discorso tenuto in pubblico, lo scorso 16 gennaio, dal cardinale arcivescovo di Kinshasa Fridolin Ambongo, presidente del Simposio delle Chiese di Africa e Madagascar nonché consigliere del pontefice nel Consiglio dei cardinali (con buona pace della coraggiosa intervista del card. Turkson alla BBC dello scorso novembre https://www.bbc.com/news/world-africa-67518215).

 

Se il card. Ambongo cita Putin

In esso si considera l’accettazione dell’omosessualità, che la benedizione «potrebbe» portare dentro la Chiesa cattolica, un chiaro segno del decadimento culturale della società occidentale che s’accinge a scomparire. Ironizzando su tale scomparsa, il cardinale africano associa il giudizio senz’appello sull’omosessualità al nome di Vladimir Putin.

Le implicazioni di questa esternazione sono gravide di molte conseguenze; non è qui il luogo deputato ad analizzarle ma possiamo elencare, tra le molte: associare Roma al cosiddetto Occidente; risvegliare i fantasmi mai affrontati di colonialismo e decolonialismo; saltare a piè pari ogni considerazione sul rapporto Chiesa e società democratiche; fare di un tema morale e sociale una bandiera – populisticamente – per un rinnovato protagonismo ecclesiastico estremamente divisivo.

 

Le Chiese locali verso la II sessione sinodale

Ma come si stanno preparando le Chiese locali? C’è chi sta cercando di recuperare la fase d’ascolto che lo scorso anno non ha avuto grande successo, come nel caso degli Stati Uniti (ne scrive Thomas Reese su Religion News Service, 8 gennaio); chi ha appena creato un portale nazionale, come il Portogallo; la Conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe (CELRA) parla (anche) di Sinodo riunendosi a Roma; esponenti della Segreteria generale del Sinodo si recano presso alcune riunioni di Chiese locali (Filippine e, appunto, in Africa).

In Italia, della bufera sulle benedizioni non c’è traccia, almeno a livello ufficiale. Tuttavia dal Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI del 22-24 gennaio si ricava l’ordinato e chiaro cronoprogramma con cui s’intende procedere per questo anno pastorale, che deve fare il punto della cosiddetta «fase sapienziale» del Cammino sinodale italiano e deve raccordarsi con quello della Chiesa universale. Il come, evidentemente, lo decideranno le singole diocesi.

 

La Chiesa italiana è aderente

«I vescovi – recita il comunicato; i corsivi sono miei – hanno scelto il tema principale della 79ª Assemblea generale che si terrà dal 20 al 23 maggio 2024: la recezione della fase sapienziale del Cammino sinodale. Sarà l’occasione per accogliere la restituzione proveniente dalle Chiese locali, attraverso il lavoro delle commissioni del Cammino sinodale, avviarsi verso l’ultima fase, quella profetica, ed elaborare il contributo specifico della Conferenza episcopale italiana al Sinodo dei vescovi.

Nel corso dei lavori, è stata messa in evidenza la connessione tra il percorso nazionale e quello universale. La fase sapienziale, infatti, ben si integra con la domanda affidata dal Sinodo dei vescovi: “Come essere Chiesa sinodale in missione?”, in quanto i cinque temi indicati come prioritari nelle Linee guida del 2023 (missione, comunicazione, formazione, corresponsabilità e strutture) sono il frutto del biennio della fase narrativa (2021-2022, 2022-2023), il cui primo anno si è svolto in maniera del tutto aderente al Documento preparatorio del Sinodo».

 

Un ordinato cronoprogramma

«Per questo – prosegue il Comunicato – il Consiglio permanente ha stabilito di non aggiungere nuove tracce e nuove domande, ma di proseguire nel percorso di “discernimento” che le Chiese in Italia stanno portando avanti.

In quest’ottica, è stato approvato il cronoprogramma che scandirà le tappe fino al 2025. Sono previste, tra l’altro, due Assemblee sinodali – dal 15 al 17 novembre 2024 [prima sarà anche celebrata a Trieste la 50a Settimana sociale dei cattolici italiani su «Al cuore della democrazia»; nda) e dal 31 marzo al 4 aprile 2025 – le cui modalità di lavoro saranno definite nei prossimi mesi. Le proposte e le indicazioni concrete, sia come esortazioni e orientamenti, sia come determinazioni e delibere, verranno trasmesse al Consiglio episcopale permanente e all’Assemblea generale del maggio 2025. Un punto molto importante, è stato sottolineato, sarà la recezione perché dovrà avvenire in forma sinodale con il coinvolgimento di tutte le Chiese locali».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “il Regno”

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