Di fronte a un anno denso di appuntamenti elettorali cruciali (presidenziali USA, europee, numerose amministrative), l’Italia si presenta con un panorama politico «senza alternativa», scrive Gianfranco Brunelli su Il Regno – Attualità, nel pezzo d’apertura del primo numero del 2024. Le opposizioni sono «divise in nome dell’unità», mentre la maggioranza di governo è «unita in nome delle divisioni». Non si tratta di un mero gioco di parole.

 

Il caso Schlein e il campo largo

«Se guardiamo alle opposizioni (meglio, alle minoranze), oggi è difficile persino definirne il campo. Il Partito democratico (PD) è ancora un partito di centro-sinistra? Con la segreteria di Elly Schlein si è aperta una fase diversa, con un’accelerazione del profilo radicale del PD, cioè del partito che negli ultimi 15 anni è stato l’asse centrale delle istituzioni. E che cos’è il Movimento 5 Stelle, oggi saldamente nelle mani di Giuseppe Conte? Quanto populismo rimane nel movimento? Sono in grado Conte e Schlein di definire chi di loro è di centro e chi di sinistra e di quale sinistra si tratti?».

Che cos’è il «campo largo»? – chiede il direttore de Il Regno –. Esso assomiglia alla ricerca di «un qualche accordo a geometria variabile, elezione per elezione, viste le diverse regole della competizione, piuttosto che una definizione politico-simbolica e politico-programmatica».

 

Meloni e le contraddizioni del centro-destra

Quanto al centro-destra, esso presenta «diverse contraddizioni». Qui «si confrontano le varianti di due destre populiste e sovraniste (Meloni e Salvini), dai diversi e irrisolti passati e dall’elaborazione culturale precaria, nonostante i sogni gramsciani del ministro della Cultura Sangiuliano, e un resto del centro-destra, che fu di Berlusconi, dal destino incerto. FdI ha tuttavia il doppio dei consensi dei suoi due alleati-antagonisti (il 29% contro il 7% di Forza Italia e l’8% della Lega), ed è inevitabile che punti a un riequilibrio delle rappresentanze di potere in sede locale ed europea. Il problema della premier è che non ha classe dirigente adeguata, soprattutto in sede locale».

Osserva Brunelli: «Il punto di svolta su cui punta Meloni, a partire dall’esito delle europee, è la proposta di riforma costituzionale. Non è casuale che si punti al premierato e non al semi-presidenzialismo. Il premierato è la vera rottura con la Prima repubblica. Dopo la caduta della Costituzione materiale della Prima repubblica, Meloni mira alla trasformazione della poliarchia istituzionale».

Giorgia Meloni tenta così «di dirottare il potere sul premier, rendendo ininfluente il ruolo del presidente della Repubblica e non migliorando quello del Parlamento. Meglio sarebbe completare l’evoluzione del sistema reale, agendo, al contrario, sulla dignità della rappresentanza e sul semi-presidenzialismo. Riformare la Costituzione significa agire sui simboli fondativi e sulla piena legittimità dei riformatori».

 

Distratti dalla polemica fascismo/antifascismo

Se poi l’opposizione si mantiene retoricamente occupata nella «costante polemica fascismo/antifascismo», paradossalmente si tiene «lontana dalla costruzione di una vera alternativa politico-culturale di governo, che salvi la cultura costituente e i suoi valori e ne adegui le istituzioni», conclude Brunelli.

Leggi l’articolo integrale qui.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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