«Esiste un profondo conflitto tra la tutela del clima e la riduzione della povertà, perché i modelli di sviluppo economico finora conosciuti e finanziabili dipendono in larga misura dall’accesso ai combustibili fossili». E tuttavia tutela del clima e riduzione della povertà sono entrambi imperativi categorici, dal momento che «il cambiamento climatico è essenzialmente causato dall’uomo» e «da un punto di vista etico, quindi, non dovrebbe essere considerato come un destino, ma come una questione di giustizia». Nel saggio «Modelli di giustizia climatica», pubblicato sull’ultimo numero de Il Regno – documenti (il n. 1 del 2024), il teologo moralista Markus Vogt, docente di Etica sociale cristiana alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, esamina tutti gli aspetti di questo conflitto di principi e delinea le possibili soluzioni che tengano conto anche delle esigenze dei paesi in via di sviluppo. Questo momento infatti «può essere visto anche come un’opportunità per il processo di globalizzazione».

Pubblichiamo il primo paragrafo del testo, rimandando a Il Regno – documenti per la lettura integrale.

I punti chiave del cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è essenzialmente causato dall’uomo (antropogenico). Da un punto di vista etico, quindi, non dovrebbe essere considerato come un destino, ma come una questione di giustizia. Le sue dimensioni sono così enormi che si sovrappongono a tutti i processi di sviluppo della globalizzazione. Ecco solo alcuni punti chiave.

• Mai prima d’ora l’umanità è intervenuta così profondamente nella biosfera, e con una portata spaziale e temporale così ampia.

• Il cambiamento climatico sta portando alla graduale distruzione dell’habitat e della sicurezza alimentare di innumerevoli persone nelle regioni subtropicali, e mina il diritto di esistere dei 2,5 miliardi di persone che nel mondo vivono direttamente di agricoltura.

• Il cambiamento climatico rappresenta un attacco diretto ai diritti economici, sociali e culturali di innumerevoli persone. A lungo termine e a livello globale non è possibile garantire un’esistenza dignitosa senza la tutela del clima.

 

A protezione dei diritti umani

• La questione irrisolta della distribuzione dei diritti di emissione è uno dei maggiori squilibri nell’attuale processo di sviluppo globale.

• La tutela del clima e i relativi conflitti per l’accesso alle risorse, la distruzione degli habitat e la migrazione di diverse centinaia di milioni di persone sono oggi questioni fondamentali per la politica di sicurezza.

• «Il cambiamento climatico globale rappresenta senza dubbio la più ampia e diffusa minaccia ai fondamenti della vita dell’attuale generazione e, in misura molto maggiore, delle generazioni future, nonché della natura non antropica».

Il diritto all’integrità fisica ha fatto parte fin dall’inizio del cuore dei diritti umani fondamentali; pertanto la riduzione dei gas serra è necessaria per proteggere i diritti umani. La giustizia e la pace non possono essere realizzate nel XXI secolo senza la tutela del clima.

 

In conflitto con la riduzione della povertà

Questa interdipendenza è reciproca: possiamo sperare in una cooperazione globale sulla tutela del clima solo se la maggioranza dei poveri riconosce che i percorsi di sviluppo associati offrono eque opportunità di sviluppo umano. Oggi la cooperazione in materia di politica climatica è prerequisito e parte di una nuova politica di pace preventiva a livello globale.

In tutto questo, tuttavia, esiste un profondo conflitto tra la tutela del clima e la riduzione della povertà, perché i modelli di sviluppo economico finora conosciuti e finanziabili dipendono in larga misura dall’accesso ai combustibili fossili. La maggior parte dei paesi in via di sviluppo ed emergenti sta cercando di superare la povertà e di garantire la prosperità attraverso un’industrializzazione ad alta intensità energetica, come hanno fatto e continuano a fare le nazioni ricche. Tuttavia nell’atmosfera non c’è più spazio per le emissioni di CO2 che i paesi in via di sviluppo emetterebbero se volessero svilupparsi come i paesi industrializzati. «La minoranza ricca del mondo ha lasciato poco spazio atmosferico alla maggioranza povera».

 

Per non finire in un vicolo cieco

In teoria le possibilità tecniche per l’eliminazione della povertà e la tutela del clima e il relativo collegamento sono relativamente buone. La realizzazione degli obiettivi è soprattutto un problema politico e istituzionale, poiché gli investimenti necessari saranno effettuati solo se saranno presenti le condizioni quadro adeguate per consentire una ripartizione degli oneri equa, cooperativa e lungimirante. Attualmente dalla prospettiva della maggior parte dei paesi in via di sviluppo non ci sono sul tavolo proposte consensuali e attraenti per un’equa ripartizione degli oneri («burden sharing») nella tutela del clima globale. Senza un chiarimento delle basi etiche, i negoziati politici finiranno in un vicolo cieco: «I disaccordi sull’equità e la giustizia sono al centro dell’impasse».

Tuttavia questo può essere visto anche come un’opportunità per il processo di globalizzazione: «Il cambiamento climatico è un forte richiamo all’unica cosa che abbiamo tutti in comune: il nostro pianeta, la Terra». All’ombra del cambiamento climatico si sta verificando un cambiamento nella consapevolezza delle interrelazioni globali.

Markus Vogt

Moralista

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