Moriremo politicamente corretti? Dovremo abbattere ogni singolo monumento od opera d’arte che celebra personaggi o situazioni che la critica storica ha nel tempo giustamente biasimato? Riscriveremo il patrimonio delle favole laddove sono scorrette, maschiliste e violente? E, venendo in casa cattolica, staccheremo tessera per tessera i mosaici di Rupnik, pagati tra l’altro letteralmente a peso d’oro, una volta che sarà data per certa la sua condotta abusiva?

Paiono estremizzazioni, ma l’idea di fondo non lo è. Per cercare di fare chiarezza sulla questione della cosiddetta cancel culture ci viene in aiuto un contributo del teologo Pierre Gisel, docente emerito della Facoltà di Teologia e di scienze delle religioni dell’Università di Losanna, che Il Regno ha anticipato in italiano sul numero 4 e che sarà pubblicato nel volume a cura di Gabriele Palasciano, Christianisme, wokisme et wokisme et cancel culture cancel culture. Quel rapport au passé en société contemporaine? (L’Harmattan, Parigi, in uscita il prossimo 22 febbraio), con una nota introduttiva di Noam Chomsky.

 

Un varco nel cristianesimo

Gisel mostra come le due correnti culturali della cancel culture e del wokismo stiano prendendo piede nell’orizzonte dell’Occidente, cercando di riscrivere il passato, spesso denso d’oppressione e di violenza, in vista di un nuovo inizio, «purificato» e immacolato. Si tratta di un’ideologia che se, da un lato, nella società civile porta a fenomeni come la distruzione di monumenti, facendo della correttezza politica il nuovo faro, dall’altro lato s’apre un varco anche all’interno del cristianesimo. Due casi interessanti vengono analizzati: il (complesso) rapporto con l’ebraismo e con il testo biblico in particolare e quello (altrettanto complesso) con la modernità.

In definitiva, è necessario prendere le distanze dal desiderio di purificazione della cancel culture e dalla sua fantasia di un nuovo inizio su uno sfondo immacolato. Si può piuttosto creare uno spazio per storie diverse – quelle dei dominanti e quelle degli emarginati repressi – e far nascere un proficuo dibattito. Il cristianesimo avrebbe molto da insegnare in proposito, come fede legata al passato ma sempre tesa a un nuovo inizio.

 

Gisel desta attenzione

Questo testo ha già destato molta attenzione sulla base dell’anticipazione fattane da Avvenire, ripresa da Ilsussidiario.net e dal blog di Sandro Magister.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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