Si è riaccesa l’attenzione sul Sinodo della Chiesa universale, che vedrà a ottobre prossimo lo svolgimento della II sessione della XVI Assemblea generale ordinaria, sempre dedicata a «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». In particolare grazie a due notizie, tutte e due provenienti da Roma.

 

Calendario e gruppi di studio

La prima, del 17 febbraio, riguarda direttamente alcuni dettagli dello svolgimento della II sessione: il calendario dei lavori (2-27 ottobre), preceduti da un ritiro spirituale di due giorni – anziché tre come l’anno scorso – e l’istituzione di alcuni «gruppi di studio», come li definisce un «chirografo» – datato 16 – di papa Francesco.

In esso egli dispone che i «dicasteri della curia romana collaborino, “secondo le rispettive specifiche competenze, all’attività della Segreteria generale del Sinodo”, costituendo dei gruppi di studio che avviino, con metodo sinodale, l’approfondimento di alcuni tra i temi emersi nella I sessione». I gruppi saranno «costituiti di comune accordo tra i dicasteri della curia romana competenti e la Segreteria generale del Sinodo, a cui è affidato il coordinamento».

 

I sedici consultori

Nello stesso giorno il papa ha nominato 6 nuovi consultori della Segreteria generale: mons. Alphonse Borras, vicario episcopale della diocesi di Liegi (Belgio); i reverendi Gilles Routhier, docente di Teologia presso l’Université Laval (Canada), e Ormond Rush, associato di Teologia presso l’Australian Catholic University; suor Birgit Weiler mms, docente di Teologia presso la Pontificia universidad católica del Perù; Tricia C. Bruce, presidente eletto dell’Association for the Sociology of Religion, e Maria Clara Lucchetti Bingemer, docente di Teologia presso la Pontifícia universidade católica do Rio de Janeiro.

I nuovi membri s’aggiungono ai 10 attuali – 5 dei quali erano stati nominati il 10 gennaio scorso – che sono: i vescovi Timothy John Costelloe ed Erio Castellucci, i monss. Pierangelo Sequeri e Piero Coda; i reverendi Giuseppe Bonfrate, Dario Vitali, Gaby Alfred Hachem, p. Giacomo Costa, p. Paul Béré; e Myriam Wijlens.

Riprende il braccio di ferro Roma-Germania

La seconda riattualizza il «caso» Germania, che a novembre dello scorso anno era alla ribalta per il suo braccio di ferro con Roma, concentratosi in particolare sull’istituzione del «Comitato sinodale», al cui interno vi sarebbe un «Consiglio sinodale», un organismo dotato di potere decisionale a cui prenderebbe parte un certo numero di laici tedeschi. E le decisioni – lo ricordiamo – riguardano i 4 ambiti su cui ha discusso il Cammino sinodale tedesco come risposta di Chiesa alla crisi degli abusi e delle violenze: la gestione dell’autorità nella Chiesa, il ruolo della donna, la morale sessuale e la vita sacerdotale.

Poi la pubblicazione di Fiducia supplicans aveva spostato l’attenzione sui temi, più che sugli organismi, anche se sotto traccia la discussione era proseguita. Ne è un segnale l’uscita a gennaio su Katolisch.de di un articolo del vicepresidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZDK), Thomas Söding, che raffrontava gli statuti del nascituro Consiglio sinodale e quelli della già nata (nel 2021) Assemblea ecclesiale panamazzonica, tema per altro ripreso successivamente dallo stesso presidente della Conferenza episcopale tedesca Georg Bätzing. 

 

Ancora una lettera

Ora una nuova lettera romana tira il freno sull’istituzione di cotanto organismo. La co-firmano il segretario di Stato card. Pietro Parolin e i cardinali Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, e Robert Prevost, prefetto del Dicastero per i vescovi; porta la data del 16 febbraio ma è stata resa nota il 19, giorno d’inizio della plenaria dei vescovi tedeschi.

Essa chiede d’annullare la votazione sullo statuto del Consiglio e del Comitato sinodale e rimandarla a dopo i colloqui previsti tra i rappresentanti del Vaticano e della Conferenza episcopale, che seguono quelli avvenuti a Roma nel novembre 2022 e nel luglio 2023. 

 

Guai a voi…

Il testo è piuttosto perentorio: «Se lo statuto del Comitato sinodale verrà adottato prima (…) si pone la questione dello scopo di questo incontro e del processo di dialogo in corso in generale». 

Secondo i tre alti prelati – alle cui tesi si è unito anche il card. Schönborn –, il diritto canonico non prevede la costituzione di tale organismo e per questo un’eventuale decisione in merito da parte della Conferenza episcopale sarebbe nulla, come ha ribadito in testi più o meno formali e in più occasioni anche il papa.

Quindi – conclude la lettera – «l’approvazione dello statuto del Comitato sinodale sarebbe (…) in contrasto con il comando del santo padre e lo metterebbe ancora una volta di fronte a fatti compiuti».

 

L’autorità e la volontà

I vescovi tedeschi hanno ritirato la votazione dall’ordine del giorno. Ma il presidente della Conferenza episcopale, Georg Bätzing, ha ribadito la volontà di proseguire, «nel rispetto delle autorità romane», senza «limitare in alcun modo l’autorità del vescovo o dei vescovi». La questione è la volontà di collocarla «su un terreno nuovo, perché questa autorità è stata minata dagli abusi e dallo scandalo che abbiamo vissuto». Per questo le obiezioni venute da Roma possono essere facilmente confutate, dal momento che un organo comune tra vescovi e laici non indebolirebbe l’autorità dei vescovi, bensì la rafforzerebbe.

Il dibattito continua.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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