In questi giorni ricorrono due anni dall’invasione russa in Ucraina.

Seguendo un riepilogo delle aree di crisi dell’International Crisis Group, da cui abbiamo tratto un’infografica sull’ultimo numero de Il Regno – documenti, riproponiamo alcune delle voci, insieme a un rinvio ad articoli recenti del Regno che ne trattano.

Etiopia

L’Etiopia ha iniziato il 2023 con una buona notizia, grazie alla fine della guerra nel Tigray, ma in seguito sono emerse nuove minacce. Il governo federale deve affrontare le ribellioni in Amhara e Oromo, due delle regioni più importanti del paese. Anche le tensioni con la vicina Eritrea sono in aumento. Un errore su questo fronte potrebbe portare a ostilità aperte.

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Gaza

Il conflitto israelo-palestinese è entrato in una nuova terribile fase con l’attacco guidato da Hamas il 7 ottobre e la successiva campagna di Israele a Gaza. La campagna israeliana è stata devastante, radendo al suolo gran parte della Striscia e uccidendo circa 18.000 palestinesi. Nonostante questo, sembra ancora lontano l’obiettivo del governo israeliano di eradicare Hamas dalla Striscia di Gaza, e non è chiaro il progetto di Israele per il dopo-guerra.

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Haiti

Gli haitiani sperano che una forza guidata dal Kenya, che arriverà all’inizio del 2024, affronti le bande iperviolente che controllano gran parte della capitale, Port-au-Prince, e le aree circostanti. L’obiettivo della missione è quello di mettere in riga le bande criminali e aprire la strada alle elezioni. Ma la politica è un ostacolo: l’impopolare primo ministro in carica ha resistito a formare una coalizione trasversale e potrebbe cercare di usare la forza per consolidare il proprio potere.

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Medio Oriente

Né l’Iran né gli Stati Uniti e Israele vogliono un confronto regionale, ma ci sono molti modi in cui la guerra di Gaza potrebbe innescarne uno. Il punto più pericoloso è il confine tra Israele e Libano. Dal 7 ottobre Hezbollah e Israele si sono scambiati missili a ritmo sempre più serrato. Gli attacchi dei gruppi sostenuti dall’Iran alle forze statunitensi in Siria e in Iraq aumentano le tensioni, così come gli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen alle navi del Mar Rosso.

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Myanmar

L’offensiva dei ribelli nel nord-est montuoso del Myanmar rappresenta la minaccia più grave sinora per la giunta che ha preso il potere con il colpo di stato militare del febbraio 2021. L’esercito stava già combattendo la resistenza della Forza di difesa del popolo nelle pianure, sottoponendo la maggioranza birmana alle stesse tattiche brutali che da tempo usa contro le minoranze etniche. Molti gruppi armati etnici erano rimasti fuori dai conflitti del dopo-golpe, ma alcuni ora si sono uniti, percependo il disordine a Naypyidaw. Per il momento però è improbabile che i vari elementi di resistenza del paese si uniscano, e questo permette alla giunta di resistere.

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Sahel

Nel luglio 2023 alcuni ufficiali in Niger hanno attuato un colpo di stato, consolidando il dominio militare in tutto il Sahel dopo prese di potere simili in Mali e Burkina Faso. I colpi di stato hanno messo a dura prova le relazioni di questi paesi con i vicini dell’Africa occidentale e con le potenze occidentali. In Mali le autorità si appoggiano sempre più alla Russia e al gruppo mercenario Wagner. Finora le giunte godono di un certo sostegno popolare, in parte dovuto alla loro retorica anti-occidentale, ma non hanno ancora fatto progressi nella lotta contro i jihadisti o nella soluzione degli altri problemi della regione.

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Stati Uniti – Cina

Il presidente Joe Biden e il premier Xi Jinping si sono incontrati a novembre, cercando di reimpostare le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Il vertice è andato bene, ma gli interessi delle grandi potenze si scontrano nell’Asia-Pacifico, e le elezioni di Taiwan di gennaio, dove ha vinto Lai Ching-te del Partito progressista democratico (DPP), quello più inviso a Pechino, e le tensioni nel Mar Cinese meridionale potrebbero far precipitare la situazione. La rivalità non accenna a diminuire, con i falchi di entrambe le parti che parlano di una competizione a somma zero e che stanno persino normalizzando discorsi di guerra.

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Sudan

La guerra tra l’esercito sudanese e le Forze paramilitari di supporto rapido ha causato migliaia di morti, circa 7 milioni di sfollati e ha portato il Sudan sull’orlo della rovina. Lo spettro del genocidio torna ad aleggiare nella regione occidentale del Darfur. Tuttavia la diplomazia finora è stata debole. Il collasso del Sudan potrebbe riverberarsi per decenni in tutte le regioni del Sahel, del Corno d’Africa e del Mar Rosso.

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Ucraina

La controffensiva ucraina è in stallo. Il fronte, di circa 1.000 km, si muove a stento. Per ora poco fa pensare che i negoziati possano offrire una via d’uscita. Quelle che appaiono le richieste della Russia – la resa, il territorio e un governo più ragionevole a Kiev – sono comprensibilmente rifiutate dall’Ucraina. Nel frattempo il dibattito in corso in Occidente fa temere che il sostegno a Kiev stia vacillando. La posta in gioco è alta: se la Russia vince in Ucraina, la sua propensione all’aggressione porterà a un’Europa e a un’Eurasia non sicure negli anni a venire.

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Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

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