Pisa, cappellano universitario: con i manganelli si è andati oltre il lecito

«Se chi governa pensa di usare la violenza, spaccherà lo stato e io non ci sto». Non usa mezze misure il gesuita p. Giuseppe Trotta, parroco a San Frediano, a Pisa, cappellano universitario insieme alle suore apostoline, nonché assistente ecclesiastico di zona dell’AGESCI. Commenta le modalità con cui le forze di polizia hanno gestito in centro città la manifestazione pacifica per il cessate il fuoco in Palestina. Proprio con gli scout, sabato sera era in piazza dei Cavalieri a ribadire: «Come educatori, siamo dalla parte dei ragazzi». 

 

Con i giovani si parla, non si usa violenza

«Come cresceranno questi giovani? C’è una macchia, una grossa ferita che va sanata. Non si può vivere in uno stato che da una parte bastona e da una parte educa». È quanto scandisce il religioso, con una lunga esperienza pastorale accanto ai ragazzi. «È vero, la manifestazione non era stata autorizzata, ma nessun distinguo regge di fronte all’uso di un protocollo che è stato assolutamente inadeguato alla circostanza. Una parte dello stato ha offeso e umiliato un’altra parte dello stato, quella impegnata nell’educazione. Questo è il problema». Da educatore, p. Trotta è abituato a mantenere sempre aperto un dialogo con i ragazzi, anche con chi la pensa diversamente. «Si deve parlare con loro; se il questore, o chi per lui, li avesse chiamati quando ha intercettato la volontà di preparare una discesa in piazza, sarebbe stata tutta un’altra cosa. Invece – rimarca il gesuita – lo stato ha voluto esserci con la forza ed ecco che si è aperta la porta alla violenza. La polizia è andata oltre il lecito, con un’azione spropositata, fuori luogo, indegna, un vero e proprio crimine. Ha chiaramente inteso fare un’azione dimostrativa contro gli studenti e contro chi si organizza per manifestare la propria opinione e il proprio dissenso».

 

In ascolto dei ragazzi, dalla loro parte

P. Giuseppe sta ascoltando tante testimonianze in questi giorni: c’è per esempio quella della mamma di Gemma, una ragazza caduta in terra per le spinte ricevute, investita da un poliziotto che ha preso di mira la sua gamba destra, a manganellate. Non potendo difendersi, era a volto scoperto, lo ha implorato di fermarsi, ma non è stato così. Ma Gemma, fa sapere la madre, rientra a scuola, a testa alta. Oppure c’è quella di un altro ragazzo che proteggeva il fratello minore e si è beccato una manganellata in testa con trauma cranico mentre al fratellino hanno spaccato il ginocchio. Il fatto che le famiglie danneggiate non possano rivalersi su chi materialmente ha usato la forza, e tuttavia non è identificabile, resta una faccenda dolorosa e che chiede giustizia, osserva ancora il parroco. 

 

La logica di un potere malsano

A Gaza i bambini stanno morendo di fame, altrove chi si oppone alla guerra viene picchiato. «È la stessa logica di un potere malsano: far morire fisicamente e intellettualmente le nuove generazioni. Ma così lo stato non ha futuro», chiosa Trotta, il quale non lascia soli i giovani in questo frangente, si sta adoperando per dare vita a dibattiti, per valutare iniziative di sensibilizzazione. «Non si vuole evidentemente capire che questi giovani stanno lottando per il proprio futuro. Mentre la logica che si mette in atto con la repressione è il segno di una lotta per imporre esclusivamente un ordine che non si vuole cambiare, per sigillare uno statu quo, il tentativo da parte del potere di garantirsi un’autoaffermazione, e basta. Fortunatamente – conclude – le parole del presidente Mattarella sono state un balsamo. Poche parole, decise, confortanti. Perché a garanzia dei giovani. Con il suo stile ci ha rincuorato».

Antonella Palermo

Giornalista

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