Padre Francesco: la Bibbia, la Chiesa

Il 26 febbraio 2024 è morto p. Francesco Rossi De Gasperis, gesuita, biblista. Aveva 97 anni, essendo nato a Roma il 6 ottobre 1926. La nostra collaboratrice Ester Abbattista lo ricorda così.

Il Signore Gesù
primo compagno di viaggio

Padre Francesco non c’è più, o meglio è nella pienezza. Una pienezza che inevitabilmente lascia un vuoto. Un vuoto grande, in cui si percepisce la distanza, ma che allo stesso tempo invita a percorrerla per giungere alla meta. Di questi vuoti e di queste distanze Francesco ne ha percorsi tanti nella sua lunga vita fino ad arrivare, sazio di giorni, a quella meta finale. È stato un percorso bello, affascinante, difficile, faticoso, ma mai in solitudine. Entrato, dopo il liceo, nella Compagnia di Gesù, il suo primo e fondamentale compagno di viaggio è stato proprio «il Signore Gesù che Dio ha costituito Signore e Messia di Israele delle genti», come egli stesso amava dire e scrivere. Questo percorso lo ha portato a scoprire la Parola, la Bibbia, il grande racconto della storia di Dio con gli uomini. 

 

Pioniere di una teologia
«puramente» biblica

Una danza, una musica, un canto di liberazione che Dio costantemente offre a tutti gli uomini e donne di ogni tempo. E di questo racconto è divenuto, sempre come egli stesso diceva, un cantastorie per le strade e le piazze del mondo. L’incontro con la Parola e con la terra in cui questa Parola ha preso carne sono stati fondamentali in questo suo percorso, gli hanno aperto la strada a una comprensione che era sempre «altra», più profonda e vera, della realtà e della storia. L’insegnamento che traeva dal testo biblico, insieme a una solida formazione di pensiero filosofica (si era laureato in Filosofia) e teologica (era stato discepolo di Lonergan) lo hanno reso un pioniere – spesso apprezzato, ma non accademicamente riconosciuto – di una teologia capace di essere «puramente» biblica, scevra da ogni struttura cristallizzata dal potere e da sovrastrutture umane. 

 

Sul ministero ordinato
il suo ultimo sforzo

La sua visione di Chiesa era divina e proprio per questo veramente umana. Con estrema lucidità soprattutto negli ultimi tempi il suo sguardo era rivolto proprio al futuro della Chiesa e a quel «nodo» fondamentale che secondo lui richiedeva urgentemente di dover essere sciolto: la questione del ministero ordinato. È stato questo il suo ultimo sforzo, a cui ha dedicato le sue ultime energie e i suoi ultimi scritti, non ancora tutti pubblicati. Poi, quando le forze sono venute meno, la possibilità di scrivere, di leggere lo hanno abbandonato, il suo tempo e il suo mondo hanno continuato a essere inabitati da quella stessa consolazione che offriva a tutti, la certezza che gli faceva costantemente compagnia: «Il Signore è buono». 

Ester Abbattista

Biblista

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