La recrudescenza delle guerre in atto, e non ultime le parole di papa Francesco diffuse di recente sulla necessità per l’Ucraina di avere il «coraggio della bandiera bianca e negoziare», hanno riaperto tra i cristiani il dibattito sul pacifismo e la «guerra giusta».

Se ne è occupato tra gli altri il teologo tedesco Heinz-Günther Stobbe, che in un articolo tradotto in italiano su Il Regno – documenti ripercorre i tratti salienti del dibattito ecumenico sull’etica della pace, incentrato sul rapporto tra pacifismo e dottrina della guerra giusta e riaccesosi in occasione della guerra d’aggressione russa contro l’Ucraina.

Stobbe mostra il ruolo svolto dal modello della «pace giusta» e sottolinea che l’incompatibilità delle posizioni esistenti deriva da presupposti antropologici di base diversi circa la possibilità di superare completamente la violenza e la guerra.

Questa contraddizione logica e fattuale può essere evitata grazie all’«opzione preferenziale per la nonviolenza»: «Per le Chiese dare priorità alla nonviolenza è del tutto compatibile con la decisione, caso per caso, di rispondere alla violenza con la violenza. Tali decisioni possono essere straordinariamente difficili, ma non creano un dilemma etico».

Proponiamo qui le pagine introduttive. (D. S.)

L’etica della pace e i suoi apparenti dilemmi

Nelle prime settimane dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si sono susseguiti programmi televisivi e talk show sul tema della guerra in Ucraina: tutti hanno prospettato e discusso la situazione attuale, e soprattutto la questione di come l’Occidente, e la Germania in particolare, dovevano reagire alla guerra. Per quanto riguarda il comportamento della Germania è emersa presto la questione se il governo tedesco potesse o dovesse decidere di fornire armi all’Ucraina, e in caso affermativo quali.

Le voci a favore sono state più numerose, ma ve ne sono state anche di appassionatamente contrarie, che spesso contestualmente si lamentavano, criticando i media e la politica perché le voci dissenzienti avevano troppo poco spazio e ancor meno ascolto. 

 

Ogni posizione accusa l’altra di cecità

E vi era molto di vero, dato che le decisioni politiche stavano andando in una direzione che essi non condividevano e la maggioranza della popolazione tedesca era favorevole alla consegna di armi.

Era inevitabile che anche le Chiese cristiane si esprimessero e che i loro leader prendessero una posizione ufficiale. Queste dichiarazioni hanno a loro volta provocato commenti da parte del pubblico laico e dei politici, e non da ultimo delle stesse Chiese. La controversia interna alla Chiesa ha seguito un andamento simile a quello della sfera pubblica, cioè ci sono stati e ci sono sostenitori e oppositori alla consegna di armi, che si accusano a vicenda di essere più o meno ciechi di fronte alla realtà.

 

Tutti d’accordo sulla condanna dell’aggressione

C’è un ampio accordo sulla condanna della guerra di aggressione della Russia in violazione del diritto internazionale, ma non sulle conseguenze di questo giudizio. Questo dissenso può essere spiegato in parte sulla base di una diversa visione degli antefatti, delle cause e dei responsabili o colpevoli della guerra, in parte sulla base di diverse posizioni politiche di partenza. In gioco ci sono anche idee divergenti sulla moralità e sull’etica, e sul loro ruolo nel processo decisionale nella società e nella politica, ma soprattutto nelle Chiese. Qui di seguito si porrà l’attenzione su un aspetto trascurato della questione: sul quadro concettuale di questo dibattito, che riguarda da un lato il modello di pace giusta ecumenicamente accettato, e dall’altro la domanda se una politica della pace possa fare completamente a meno dell’uso della forza armata e se quindi debba essere eticamente esigibile.

 

Etica della pace:
a che punto è la riflessione

Il dibattito sulla guerra contro l’Ucraina ha involontariamente rivelato un notevole grado di ignoranza sullo stato della riflessione sull’etica della pace nella teologia e nelle Chiese, ma anche una grande incertezza, un genuino bisogno di informazioni e di orientamento, e un’onesta riflessione che a volte si estende all’ammissione del proprio smarrimento.

L’Assemblea dei delegati della Sezione tedesca del movimento cattolico per la pace Pax Christi ha descritto la sua situazione interna il 23 ottobre 2022 a Fulda con queste parole: «In termini di etica della pace, questa guerra ci pone di fronte ai dilemmi dell’uso della forza. Anche nel movimento di Pax Christi ci sono analisi e opinioni diverse al riguardo». A parte l’affermazione del voto a favore della nonviolenza attiva come atteggiamento di base, questo corrisponde abbastanza al quadro generale.

 

Che cosa disse nel 2022 la Chiesa evangelica

A titolo di confronto, ecco un estratto della dichiarazione della Conferenza ecclesiale della Chiesa evangelica in Germania (EKD) del 14 marzo 2022: «Sulla base del Vangelo di Gesù Cristo, siamo profondamente convinti che la pace non possa essere raggiunta in ultima analisi con la forza delle armi. La pace è più che l’assenza di guerra. Essa non è possibile senza fiducia, giustizia e contatto personale tra le persone di tutte le nazioni. Tuttavia intravediamo il dilemma di diverse opzioni tra il desiderio fondamentale di una risoluzione nonviolenta del conflitto e l’impulso a sostenere l’Ucraina con le armi di fronte a un aggressore che ignora brutalmente il diritto internazionale e commette crimini di guerra. Il diritto dell’Ucraina all’autodifesa rispetto a un’aggressione diretta è indiscusso». 

Heinz-Günther Stobbe

Teologo

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