Il neoeletto papa Francesco si presentò ai vescovi italiani con tre richieste: la convocazione di un Sinodo nazionale, l’elezione diretta del presidente della CEI e la riduzione del numero delle diocesi. Quest’ultimo tema, in agenda sin dai tempi di Paolo VI, ebbe una prima parziale attuazione negli anni Ottanta. Oggi, per adempiere alla richiesta di Francesco gli organi competenti (Dicastero per i vescovi e nunziatura apostolica, con la CEI a prestare la propria collaborazione) hanno intrapreso la stessa via di allora, quella dell’accorpamento in persona episcopi: una piccola diocesi, quando rimane vacante, viene accorpata a una vicina mantenendole distinte ma affidandole alla guida del medesimo vescovo. 

Ne scrive sull’ultimo numero di marzo de Il Regno Attualità Guido Mocellin, aggiornando un articolo apparso su Avvenire nel 2019 (che registrava i «primi passi» di questa riduzione), e indicando le variazioni per regione e per lasso di tempo.

 

Il timore per i piccoli territori 

Un processo rispetto al quale i vescovi italiani hanno mostrato inizialmente una certa resistenza, anche per il timore di impoverire ulteriormente piccoli territori dell’entroterra della Penisola che vedono man mano ridursi altri presidi come l’ospedale, lo sportello bancario, la scuola ecc. (l’articolo riporta la testimonianza accorata del vescovo emerito di Alife-Caiazzo, mons. Valentino Di Cerbo). E molte e anche vivaci proteste si sono levate nel corso del tempo.

L’avvio è comunque stato dato e, a partire appunto dal 2019, si è proceduto a ritmo crescente, fino ad arrivare alle 6 diocesi accorpate nel 2023. Se si procederà con questo ritmo, per dimezzare le 223 diocesi italiane – quello che pare l’obiettivo finale – saranno necessari 15 anni. Leggi qui l’articolo integrale e guarda la tabella generale con tutti i dati.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

Un pensiero riguardo “Gli accorpamenti delle diocesi italiane

  • 7 Dicembre 2024 in 16:35
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    Anche se con le visite “ad limina” si è posto un freno a mano verso le unioni “in persona episcopi”, sarei dell’ avviso che si dovrebbe fare marcia indietro e continuare ad insistere con gli accorpamenti che si rendono oltretutto necessari per avere per lo meno un immagine di chiesa italiana meno frammentata con ormai troppe diocesi e quindi troppe curie, seminari e parrocchie da mantenere, visti anche i numeri che anche in diocesi vaste, calano sempre più in modo spaventoso. Ci sono al momento e sulla carta almeno una decina di diocesi piccole….( Pinerolo, Ozieri, Fidenza, Faenza, Jesi*- qui il vescovo è da poco scaduto-, Ostia, Sulmona, Trivento, Acerenza, Ariano-Irpino e Lucera), che si renderebbero vacanti o libere per trasferimento dei vescovi interessati presso sedi più grandi già vacanti o che si renderanno tali tra non molto col benestare del Santo Padre e le sue intenzioni di accorpare diocesi, siano ancora un progetto da riprendere e portare avanti di suo!

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