Commento alle letture per la liturgia della Domenica di Pasqua

At 10,34a.37-43; Sal 117 (118); Col 3,1-4; Gv 20,1-9

dalla Rubrica de Il Regno La Parola in cammino

Di buon mattino, «il primo giorno della settimana», Maria di Magdala corre al sepolcro dove il venerdì sera prima dell’entrata dello Shabbat aveva lasciato il cadavere di Gesù. Doveva essere stato interminabile quello Shabbat.

E così, nella descrizione che ci fa Giovanni, Maria corre «quando era ancora buio» alla tomba. Dietro a questa immagine c’è un mondo, una storia, una vita. Maria ha sicuramente conosciuto Gesù sulle rive del lago di Galilea, forse proprio a Magdala, e da quell’incontro è cambiato tutto per lei. Ha incominciato a seguirlo, lasciando ogni cosa, la casa, forse una famiglia, il suo villaggio.

Ora è a Gerusalemme, probabilmente con altre donne che insieme agli altri discepoli hanno seguito il maestro; è stata testimone del suo arresto, della farsa di uno pseudo processo a opera del governatore romano Pilato, della flagellazione e infine dell’infamante morte su di una croce. Ma per lei non è finita: c’è ancora un corpo, un sepolcro, un qualcosa che le permette di mantenere viva la sua relazione con lui. Una relazione che doveva essere stata intensa, delicata, che le aveva preso il cuore, la mente e tutta se stessa. E ora tutto ciò la spinge verso il sepolcro, non aspetta neanche l’alba, dopo le lunghe ore di una notte che sembrava non finire mai; e corre. 

La scena che le si presenta davanti deve averla raggelata e allo stesso tempo completamente spiazzata: non c’è più la pietra a chiudere l’entrata del sepolcro, e questo le basta per intuire che non c’è più neanche il corpo. Giovanni, infatti, non ci dice che Maria sia entrata nel sepolcro, che lo abbia visto vuoto; il semplice fatto che non ci sia più la pietra le fa intuire che anche il corpo non ci sia più e subito si domanda non tanto chi lo abbia portato via, ma dove sia stato posto. 

C’è bisogno di cercarlo e questo la rimette in moto e la fa correre da Simon Pietro e dall’altro discepolo perché la aiutino a ritrovarlo. Ma, se si continua a leggere il racconto di Giovanni, non sarà lei a ritrovare il corpo di Gesù; sarà Gesù stesso a trovare lei, rendendosi visibile ai suoi occhi e soprattutto al suo cuore. E questo sarà l’annuncio pieno di gioia che porterà per la seconda volta Maria dai discepoli: «Ho visto il Signore!». 

Quello di Maria è l’itinerario di uno sguardo, dal basso verso l’alto, dall’esteriore all’interiore, da una realtà che appare l’unica a essere «vera» perché «visibile», a un’altra realtà più profondamente vera, che è oltre il «tangibile», l’osservabile, il manifestabile; una realtà che va oltre la caducità immanente e mortale dei nostri corpi, del nostro mondo e dei nostri confini. Una realtà che ci pervade, ci avvolge e ci invita a guardare verso «quell’oltre» non più come un desiderio, una speranza o una pura illusione; una realtà che permane, che è oltre ogni limite, confine, morte. 

Maria «vede» questa realtà, «vede» il Risorto perché la sua ricerca è autentica, mossa solo dall’amore, da quel legame profondo che per sempre l’ha unita al suo Signore.

Maria di Magdala, una donna, diventa così la prima a vedere il sepolcro aperto, la prima a vedere il Risorto, la prima a parlare con lui e la prima a ricevere un mandato, una missione. Proprio per tutto questo già Ippolito di Roma, all’inizio del III secolo, affermava che Maria di Magdala era stata scelta come «apostola degli apostoli».

Ci sarebbe da chiedersi, e proprio in questa domenica in cui si fa memoria della risurrezione di Gesù: che posto avrebbe Maria oggi, o meglio che ne è stato del suo ruolo e del suo mandato?

Relegata nella memoria di una pagina evangelica, Maria di Magdala finirà per essere identificata – il primo a farlo fu il papa Gregorio Magno – con la peccatrice penitente di Lc 7,36-50; e con questo «velo di penitenza» verrà posta nei secoli nella penombra. 

Ma quell’annuncio – «Ho visto il Signore!» – non glielo si può negare, come non si può negare la scelta che Gesù fa di rivelarsi prima di tutto e di tutti proprio a lei. E forse oggi, in modo ancora più urgente, abbiamo bisogno che Maria, che una donna, possa portarci questo annuncio: «Ho visto il Signore!».

Ester Abbattista

Biblista

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