La Chiesa ortodossa russa: in Ucraina è guerra santa

Il 27 marzo 2024 il Consiglio mondiale del popolo russo, un organismo creato nel 1993 su idea del patriarca della Chiesa ortodossa russa Cirillo, che allora era presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ha tenuto un congresso straordinario nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca sotto la presidenza del patriarca, che ne è il capo.

Il congresso ha prodotto un documento intitolato Il presente e il futuro del mondo russo, che si presenta come «un documento programmatico del XXV Consiglio mondiale del popolo russo, nonché un ordine indirizzato alle autorità legislative ed esecutive di Russia».

 

L’operazione militare speciale è una guerra santa

Diviso in otto sezioni, il testo dedica la prima all’«operazione militare speciale» e afferma: «L’operazione militare speciale è una nuova tappa nella lotta di liberazione nazionale del popolo russo contro il regime criminale di Kiev e l’Occidente collettivo che lo sostiene, condotta dal 2014 nelle terre della Rus’ sudoccidentale. Durante l’operazione militare speciale, il popolo russo, con le armi in mano, difende la propria vita, la libertà, lo stato, l’identità civile, religiosa, nazionale e culturale, nonché il diritto di vivere sulla propria terra entro i confini di un unico stato russo. Da un punto di vista spirituale e morale, un’operazione militare speciale è una guerra santa, nella quale la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, adempiono la missione di “trattenimento” (katechon), proteggendo il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente, caduto nel satanismo.

Dopo il completamento del distretto militare nordorientale, l’intero territorio della moderna Ucraina dovrebbe entrare nella zona di influenza esclusiva della Russia. La possibilità dell’esistenza in questo territorio di un regime politico russofobo ostile alla Russia e al suo popolo, nonché di un regime politico controllato da un centro esterno ostile alla Russia, deve essere completamente esclusa».

 

Il mondo russo come risposta alla crisi dello stato russo

Nel secondo paragrafo, dedicato all’ideologia del «mondo russo», si legge: «La Russia è il creatore, il sostegno e il difensore del mondo russo. I confini del mondo russo come fenomeno spirituale, culturale e di civiltà sono significativamente più ampi dei confini statali sia dell’attuale Federazione Russa che della grande Russia storica. Insieme ai rappresentanti dell’ecumene russa sparsi in tutto il mondo, il mondo russo comprende tutti coloro per i quali la tradizione russa, i santuari della civiltà russa e la grande cultura russa sono il valore e il significato più alto della vita. (…)

Costruire uno stato russo millenario è la più alta forma di creatività politica dei russi come nazione. La divisione e l’indebolimento del popolo russo, la privazione delle sue forze spirituali e vitali hanno sempre portato all’indebolimento e alla crisi dello stato russo. Pertanto, il ripristino dell’unità del popolo russo, così come il suo potenziale spirituale e vitale, sono condizioni chiave per la sopravvivenza e lo sviluppo positivo della Russia e del mondo russo nel XXI secolo».

 

Politica estera

Nel paragrafo dedicato alla politica estera (il terzo) si legge: «La Russia deve diventare uno dei centri principali del mondo multipolare, guidando i processi di integrazione e garantendo sicurezza e sviluppo stabile in tutto lo spazio post-sovietico. In quanto centro geopolitico dell’Eurasia, situato all’intersezione degli assi globali Ovest-Est e Nord-Sud, la Russia deve regolare l’equilibrio degli interessi strategici e agire come baluardo di sicurezza e di un giusto ordine mondiale nel nuovo mondo multipolare. La riunificazione del popolo russo dovrebbe diventare una delle priorità della politica estera russa. La Russia dovrebbe ritornare alla dottrina della “trinità del popolo russo”, che esiste da più di tre secoli, secondo la quale il popolo russo è composto da grandi russi, piccoli russi e bielorussi, che sono rami (sottoetnie) di un unico popolo, e il concetto di “russo” copre tutti gli slavi orientali, i discendenti della Rus’ storica».

 

La risposta della Chiesa ortodossa ucraina (UOC)

Seguono poi altri paragrafi dedicati alla politica familiare, dal momento che l’indebolimento dello stato russo è dovuto anche a una «catastrofe demografica», e alle politiche migratorie da ripensare totalmente, perché «il massiccio afflusso di immigrati che non parlano russo e non hanno una comprensione adeguata della storia e della cultura russa, e quindi non sono in grado di integrarsi nella società russa, sta cambiando l’immagine delle città russe, il che porta alla deformazione dello spazio giuridico, culturale e linguistico unitario del paese».

Il giorno successivo il sito web della Chiesa ortodossa ucraina (UOC) – che fino al 2022 faceva parte del Patriarcato di Mosca ma dopo l’invasione ha dichiarato la propria autonomia – ha pubblicato una dichiarazione che attacca duramente il documento del Consiglio: «Affermiamo che il testo citato contiene un’apologia della violenza, una giustificazione delle violazioni dei principi spirituali, morali ed evangelici, che minaccia l’identità ucraina e la sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina. Riteniamo che le idee discusse nel suddetto documento non possano essere sostenute da un’organizzazione religiosa che pretende di chiamarsi cristiana».

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

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