Sinodo italiano: i binari (stretti) delle due Assemblee

Pubblicato il Regolamento delle Assemblee di novembre e marzo prossimi.

Che cosa faranno?

È ufficiale: la Chiesa italiana celebrerà due «Assemblee sinodali» a novembre prossimo (dal 15 al 17) e a marzo-aprile 2025 (dal 31 al 4).

Che cosa faranno? Lo leggiamo nell’art. 2 del Regolamento che è stato pubblicato il 19 aprile (assieme a una Nota esplicativa), dopo aver ricevuto l’approvazione del Consiglio permanente del 18-20 marzo scorsi: «L’Assemblea esprime le proprie proposte attraverso l’approvazione, a maggioranza qualificata dei 2/3 dei presenti, dei documenti assembleari, in particolare dello Strumento di lavoro del Cammino sinodale (I Assemblea sinodale) e delle Propositiones (II Assemblea sinodale)».

 

Chi vi partecipa? 

Chi vi parteciperà? Secondo l’art. 1 «i membri della CEI, i referenti diocesani del Cammino sinodale e i componenti del Comitato del Cammino sinodale».

Saranno quindi assemblee che «decideranno»? Non proprio, perché i documenti che produrranno (art. 2) «sono offerti al discernimento dei vescovi», che pure vi partecipano, perché «a norma di diritto e, secondo quanto stabilito dallo Statuto e dal Regolamento della CEI, singolarmente o nel Consiglio episcopale permanente o nell’Assemblea generale, potranno conferire, nel loro insieme o in alcune parti, forza vincolante».

In realtà la questione è più articolata. Le due Assemblee produrranno, grazie al lavoro di sintesi della «Commissione per la redazione» (art. 5), dei «documenti sinodali» che saranno considerati approvati se otterranno i 2/3 dei voti favorevoli dei presenti.

 

Prenderanno decisioni?

Dopo la I Assemblea, tali documenti verranno «indirizzati alla Presidenza del Cammino sinodale che, d’intesa con la Presidenza della CEI, sentite le Commissioni del Comitato per i capitoli di competenza, provvederà a elaborare lo Strumento di lavoro del Cammino sinodale, perché venga sottoposto al Consiglio episcopale permanente, a norma dell’art. 16 del Regolamento del Cammino sinodale» (art. 11).

Dopo la II, il testo finale consisterà nelle Propositiones: esse, curate dalla Presidenza del Cammino sinodale d’intesa con la Presidenza CEI (le Commissioni a questo punto non sono più consultate), «verranno sottoposte al Consiglio episcopale permanente e all’Assemblea generale della CEI per le determinazioni di competenza, a norma dell’art.16… ecc.» (art. 12).

 

Si parlerà di tutto? Pubblicamente?  

Si potrà parlare di qualsiasi argomento? Sì e no. Infatti (art. 2) «sono oggetto della discussione sinodale tesi o posizioni in accordo con la costante dottrina della Chiesa e il magistero pontificio e che riguardano materie disciplinari di competenza dei singoli vescovi o della Conferenza episcopale italiana».

Ultimo dettaglio: i lavori saranno condivisi con il più ampio popolo di Dio della Chiesa che è in Italia? Non direttamente perché l’art. 7 specifica: «La Presidenza della CEI, per il tramite dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, cura direttamente il rapporto con gli operatori dell’informazione e della comunicazione. Tutti i partecipanti alle sessioni dell’Assemblea sinodale sono tenuti alla doverosa riservatezza».

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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