Spagna: tre religiose per le esequie

Il rito cristiano delle esequie ha sempre una connotazione soprattutto maschile. È maschio il celebrante, sia esso un sacerdote, un diacono o anche un laico. Maschi sono pure gli addetti alle onoranze funebri, con qualche rara recentissima eccezione. Ed è proprio l’aver apprezzato la dolcezza e la grazia con cui in questo ruolo una giovane donna, rigorosamente in tailleur pantalone nero, ha porto ai familiari la foto del defunto che era stata sulla bara fino a pochi minuti prima, durante la messa di un funerale a cui ho recentemente partecipato, ad avere attirato la mia attenzione su una notizia proveniente dal mondo ecclesiale. 

 

Un volto femminile per le esequie

L’arcivescovo di Barcellona ha autorizzato tre religiose a officiare le esequie. Si tratta di una prassi già diffusa in Francia, ma non ancora in Spagna. 

Attualmente gli operatori pastorali dell’archidiocesi catalana preposti a questo ufficio sono complessivamente 33: 16 sacerdoti, 7 diaconi, 7 laici e, ora, anche 3 religiose. Una di queste racconta di avere inizialmente ravvisato sorpresa, e forse anche disappunto, nei parenti del defunto, ma questi atteggiamenti si sono presto tramutati in favore e ringraziamento. 

 

Donne accanto al dolore

Tutti abbiamo fatto esperienza di quanto sia delicato il momento del congedo terreno da un proprio caro e di come questa importante occasione di vicinanza e annuncio venga spesso riempita con parole anche teologicamente esatte, ma spesso lontane dal trasmettere la testimonianza di che cosa davvero sia la speranza nel Risorto. 

Una presenza femminile, là dove si stanno vivendo il dramma e il dolore di una perdita – a volte percepita anche come gravemente ingiusta, quando il distacco è da un giovane o da un innocente bambino –, potrebbe portare un contributo suo proprio, marcare una differenza. 

 

I funerali, scomodi imprevisti

Infine, due osservazioni. Se tra gli operatori pastorali preposti dall’arcidiocesi catalana a officiare le esequie vi sono anche tre laici, perché mai le donne sono state scelte solo tra le consacrate? 

E ancora: la centralità della celebrazione eucaristica deve esserci, quando è ancora possibile, anche per i funerali, molto spesso vissuti dal clero quali scomodi imprevisti. C’è da augurarsi che il ricorso ai diaconi e ai laici, con la conseguente rinuncia alla messa, non avvenga solo per consentire ai sacerdoti di programmare più ordinatamente un calendario fin troppo fitto di burocrazia.

Gabriella Zucchi

Giornalista

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