«Cara Unione Europea…». Si caratterizza per questa forma inusuale, di una lettera in cui gli scriventi danno del «tu» alla destinataria, il documento firmato congiuntamente l’8 maggio 2024 dal card. Matteo Zuppi, in qualità di presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), e da mons. Mariano Crociata, in qualità di presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE), in occasione della Giornata dell’Europa (9 maggio) e in vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo.

Il testo, di ampio respiro, spazia dalla memoria delle origini del cammino che ha condotto all’odierna realtà di 27 paesi e di 450 milioni di abitanti, con l’affermazione del «senso dello stare insieme», fino alla definizione delle prossime elezioni come «occasione propizia e irripetibile, da cogliere senza esitazione» (in primis partecipando al voto) di «un risveglio di entusiasmo per un cammino comune che contiene già, in sé e nella visione che proietta, un senso vivo di speranza e di impegno motivato e convinto». Si può leggere integralmente sul sito della COMECE. Qui ne riproduciamo la sezione intitolata «Il ruolo internazionale e la tentazione dei nazionalismi». (G. Mc.)

L’Europa e il mondo

Che ruolo giochi, Europa, nel mondo? Vogliamo che tu incida e porti la tua volontà di pace, gli strumenti della tua diplomazia, i tuoi valori. Risveglia la tua forza così da far sentire la tua voce, così da stabilire nuovi equilibri e relazioni internazionali. Le tue divisioni interne non ti permettono di assumere quel ruolo che dalla tua statura storica e culturale ci si aspetterebbe. Non vedi il rischio che le tue contrapposizioni intestine indeboliscano non solo il tuo peso internazionale ma anche la capacità di far fronte alle attese dei tuoi popoli?

 

Stare insieme

Tanti pensano di potere usufruire dei benefici che tu hai indubbiamente portato, come se fossero scontati e niente possa comprometterli. La pandemia o le periodiche proteste, ultima quella degli agricoltori, ci procurano uno sgradevole risveglio. Capiamo che tanti vantaggi acquisiti potrebbero svanire. Il senso della necessità però non basta a spingere sempre e tutti a superare le divisioni. Alcuni vogliono far credere che isolandosi si starebbe meglio, quando invece qualunque dei tuoi Paesi, anche grande, si ridurrebbe fatalmente al proverbiale vaso di coccio tra vasi di ferro. Per stare insieme abbiamo bisogno di motivazioni condivise, di ideali comuni, di valori apprezzati e coltivati. Non bastano convenienze economiche, poiché alla lunga devono essere percepite le ragioni dello stare insieme, le uniche capaci di far superare tensioni e contrasti che proprio gli interessi economici portano con sé nel loro fisiologico confrontarsi.

 

Appartenenze

Ha detto Papa Francesco: «In questo frangente storico l’Europa è fondamentale. Perché essa, grazie alla sua storia, rappresenta la memoria dell’umanità ed è perciò chiamata a interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico. È dunque essenziale ritrovare l’anima europea» (Budapest, 28 aprile 2023).
Vorremmo che tutti sentissimo l’orgoglio di appartenerti, Europa. Oggi appare distante, a volte estraneo, tutto ciò che sta oltre i confini del proprio Paese. Eppure, le due appartenenze, quella nazionale e quella europea, si implicano a vicenda. La tua è stata fin dall’inizio l’Unione di paesi liberi e sovrani che rinunciavano a parte della loro sovranità a favore di una, comune, più forte. Perciò non si tratta di sminuire l’identità e la libertà di alcuno, ma di conservare l’autonomia propria di ciascuno in un rapporto organico e leale con tutti gli altri.

Matteo Zuppi e Mariano Crociata

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