Il giubileo che si celebrerà nel 2025 sarà il 27° tra quelli ordinari nella storia della Chiesa cattolica (il primo fu indetto da Bonifacio VIII nel 1300), e il secondo nel pontificato di papa Francesco, che aveva consacrato il 2015 come anno santo della misericordia.

Ma, come noto, l’origine di questo evento si trova nell’Antico Testamento: il giubileo (da yobel, il corno di capro che annunciava l’inizio della festività) ricorreva ogni 50 anni ed era un tempo speciale dedicato alla terra, che apparteneva solo a Dio, perché anch’essa godesse del suo «sabato» e potesse riposare, mentre i prigionieri e gli schiavi venivano liberati, i poveri, le vedove e gli stranieri godevano dei suoi frutti e tutte le cose si ricostituivano nella pace e in una condizione di ricomposizione degli squilibri (Es 23,10-11; Lv 25).

 

Speranza nella pace

Ma come ha caratterizzato papa Francesco il giubileo del 2025? La bolla d’indizione, pubblicata il 9 maggio, individua come tema generale quello della speranza: s’intitola infatti Spes non confundit, «la speranza non delude».

E riprende diversi temi portanti del giubileo nel suo significato originale.

A iniziare proprio dal tema della pace: «Il primo segno di speranza si traduca in pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra. (…) L’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti. Non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura» (n. 8).

 

Per i detenuti e per i poveri

Sempre in collegamento con il giubileo biblico, una particolare attenzione viene dedicata anche ai detenuti e ai poveri. Per i primi il papa propone «ai governi che nell’anno del giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi» (n. 10), oltre all’abolizione della pena di morte.

Francesco stesso aprirà una porta santa in un carcere, «perché sia per loro un simbolo che invita a guardare all’avvenire con speranza e con rinnovato impegno di vita».

Mentre per lo scandalo della povertà, che ancora affligge la terra, il papa chiede il condono dei debiti per i paesi che mai potrebbero ripagarli, ripianando in qualche modo il «debito ecologico» tra il Nord e il Sud del mondo.

 

Due significati ecumenici…

Ma il giubileo del 2025 ha anche un particolare significato ecumenico, anzi due. Innanzitutto l’anno prossimo cade una ricorrenza molto significativa per tutti i cristiani, cioè i 1700 anni dalla celebrazione del primo concilio ecumenico, quello di Nicea (325). Questa coincidenza è richiamata per corroborare la necessità di dare concretezza alla sinodalità, da un lato, e per trovare forme di unità visibile, dall’altro.

E poi nel 2025, «per una provvidenziale circostanza», tutte le Chiese cristiane celebreranno la Pasqua nello stesso giorno: «Possa essere questo un appello per tutti i cristiani d’Oriente e d’Occidente a compiere un passo deciso verso l’unità intorno a una data comune per la Pasqua. Molti, è bene ricordarlo, non hanno più cognizione delle diatribe del passato e non comprendono come possano sussistere divisioni a tale proposito».

 

…e un tema divisivo

Queste importanti aperture ecumeniche non trattengono il documento dall’insistere su un tema tradizionale dei giubilei, quello delle indulgenze, ecumenicamente divisivo e per il quale forse potrebbe valere la stessa osservazione fatta sopra rispetto alle diatribe del passato.

Il giubileo del 2025 inizierà il 24 dicembre di questo 2024 con l’apertura della porta santa della basilica di San Pietro. A seguire, il 29 dicembre, sarà aperta la porta santa della basilica di San Giovanni in Laterano e il 1° gennaio 2025 quella di Santa Maria Maggiore.

L’anno santo terminerà nelle Chiese particolari il 28 dicembre 2025 e a Roma il 6 gennaio 2026, con la chiusura della porta santa di San Pietro.

Sala

Daniela Sala

Caporedattrice Documenti per “Il Regno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap