Comprendere e attuare la corresponsabilità differenziata

Il 16 maggio, con un comunicato stampa, la Conferenza episcopale francese ha annunciato di aver inviato alla Segreteria del Sinodo una sintesi dei contributi raccolti, dopo la I Assemblea sinodale di ottobre 2023, presso movimenti, gruppi parrocchiali, servizi diocesani, congregazioni religiose e associazioni varie, tra cui un particolare gruppo di 700 giovani. Contestualmente è stato pubblicato il testo di tale sintesi (lo si può scaricare dal sito della Chiesa cattolica in Francia), organizzata in sei parti. Le prime quattro, «Comprendere e attuare la corresponsabilità differenziata», «Sviluppare la dimensione spirituale della sinodalità», «Scegliere la conversione missionaria» e «Ripensare i consigli episcopali», riflettono i principali punti sollevati dai vari contributi; le ultime due, «Incoraggiare altri ambiti di responsabilità condivisa» e «Incoraggiare possibili percorsi di conversione», riflettono a una serie di esperienze e proposte. Riproduciamo qui, in una nostra traduzione, un brano dell’introduzione e la parte dedicata alla «Corresponsabilità differenziata». (M.E. G.)

La giusta postura

Come possiamo essere una Chiesa sinodale in missione? Come valorizzare la corresponsabilità differenziata nella missione di tutti i membri del popolo di Dio? Queste sono state le domande che hanno animato i dibattiti e le riflessioni, dando talvolta luogo a una vera e propria ricerca della giusta postura da adottare per annunciare il Vangelo in modo credibile oggi. In una società plurale e globalizzata, segnata dalla cristallizzazione delle opinioni e dall’aumento delle paure per il futuro, il nostro rapporto con la conoscenza, la verità, il tempo e l’autorità tende a evolversi. In Francia, la democrazia partecipativa solleva interrogativi sulla vita sociale e spinge tutti a voler partecipare ai dibattiti pubblici a modo loro. La secolarizzazione sta scuotendo abitudini e modi di vita. Diversi contributi sottolineano l’importanza di tenere conto di questo contesto per adottare una posizione realistica che sia ancora significativa e credibile per i nostri contemporanei. 

 

Un percorso lungo

«Tra le tante esperienze condivise, un esempio merita di essere citato perché riguarda l’apprendimento della corresponsabilità all’interno di un rapporto di autorità. All’Apprentis d’Auteuil, il programma “Pensare e agire insieme” ha permesso di responsabilizzare i giovani, rispettando il rapporto di autorità con gli educatori. È un percorso lungo, volto a dare a ciascuno il proprio posto, ascoltare ciò che ha da dire e rendere i giovani protagonisti della propria vita» (Promesse della Chiesa).

Ciò che questa esperienza rivela, e che è stato sottolineato in diversi contributi, è la necessità di pensare alla corresponsabilità differenziata come a un processo di apprendimento che richiede tempo e il coinvolgimento e la conversione di tutti. Ci vogliono tempo e sforzi perché ogni parte si senta rispettata per se stessa. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo definire il quadro e i processi che renderanno possibile questa corresponsabilità. Ciò comporta, ad esempio, una riflessione sullo scopo di ogni luogo, sulle missioni e sulle responsabilità assegnate e sul modo in cui lavoriamo insieme.

 

L’opinione di tutti

«Siamo consapevoli che i luoghi, i metodi e i processi della corresponsabilità sinodale nella nostra Chiesa particolare devono ancora essere sviluppati e inventati» (Diocesi di Beauvais). 

Ciò presuppone anche un accordo sulla cosiddetta “corresponsabilità differenziata”. Alcuni sottolineano la sfida di prendere in considerazione l’opinione di tutti in una Chiesa segnata da strutture gerarchiche che a volte sono viste come generatrici di relazioni come tra fornitore e cliente. Altri vedono in ciò un’opportunità per sviluppare il riconoscimento reciproco dell’ uguale dignità di tutti i battezzati e la fraternità, nonché la possibilità che ogni battezzato prenda coscienza della propria responsabilità di discepolo missionario e si senta chiamato a partecipare attivamente alla vita della Chiesa. La preoccupazione per il bene comune è generalmente presentata come una sfida che rende possibile la testimonianza missionaria della possibilità di comunione in un mondo diversificato. 

 

Responsabili perché battezzati

«La corresponsabilità differenziata non è semplicemente una questione di riforma delle pratiche di governo, ma si estende alla conversione dei battezzati a un diverso “modo di essere cristiani”, in ascolto dello Spirito Santo» (Diocesi di Fréjus-Toulon). La diversità delle nostre responsabilità e missioni non ci impedisce di essere in comunione, perché siamo uniti nello stesso Spirito Santo che ci guida insieme verso Dio per annunciare il Vangelo» (Diocesi di Angers).

Sebbene tutti concordino sul fatto che la corresponsabilità differenziata significhi rendere responsabile l’intero popolo di Dio, ci si interroga sulla corretta collocazione di questa responsabilità: si tratta di una corresponsabilità per le decisioni o di una corresponsabilità per la partecipazione attiva alla vita della Chiesa? 

 

Il ruolo di chi governa

La decisione può essere intesa come un servizio alla comunione se il processo di discernimento spirituale ed ecclesiale che la conduce ha permesso di ascoltare e tenere conto della diversità di situazioni e opinioni. Il ruolo del vescovo è qui sottolineato come cruciale nel modo stesso in cui governa. Ma i contributi lo hanno compreso estendendolo anche ad altri responsabili ecclesiali (parroci, delegati pastorali, responsabili di servizi o movimenti), chiamati a governare in modo sinodale e corresponsabile. 

«La corresponsabilità, intesa come convinzione che ciascuno è responsabile dell’intera vita ecclesiale della diocesi, colloca ogni persona in relazione a questa responsabilità e permette di andare oltre la semplice opinione personale per considerare l’insieme e la durata del consiglio dato» (Diocesi di Le Puy).

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