Commento alle letture per la liturgia della Pentecoste

At 2,1-11; Sal 103 (104); Gal 5,16-25; Gv 15,26-27, 16,12-15

dalla Rubrica de Il Regno La Parola in cammino

Nel Vangelo di questa domenica, in cui si ricorda il dono dello Spirito su tutti i discepoli e discepole del Signore, si ribadisce come questo dono sia «lo Spirito della verità», che permetterà a tutti coloro che lo riceveranno di essere guidati «a tutta la verità». Una verità che non è astratta, ma che scaturisce da un legame, esprime una relazione: «Perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Da qui due punti di riflessione. Il primo è proprio sul carattere di questa «verità»: non si tratta di enunciati o di definizioni, non è qualcosa che si può incapsulare e cristallizzare, ma, anzi, è qualcosa di dinamico, di vivo e che scaturisce da una relazione. Più che «avere» una verità, se questa è dono dello Spirito, si può essere «in relazione» con la verità, si può tendere alla verità; e tutto questo è possibile solo se l’atteggiamento fondamentale e imprescindibile è quello dell’ascolto, dell’accoglienza, direi, della «novità», che proprio perché tale non è mai «già data».

Proprio questa apertura al «nuovo» è di fatto sottolineata del testo evangelico: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso». C’è un aspetto della rivelazione che è continuamente in itinere, è continuamente apertura e allo stesso tempo crescita a quello che potremmo definire il sempre «nuovo» di Dio. Il dono dello Spirito dunque rende capaci di cogliere la novità, di ascoltare ciò che non è ancora «dato», di «alleggerire» il peso promuovendo costantemente un cambio di paradigma, di mentalità, di schemi prefissati che possono impedire il «fluire» di questa verità. 

Il secondo punto di riflessione riguarda la «fonte», l’«origine» di questa verità, ovvero la relazione. Come già detto, si può tendere alla verità, essere inseriti in essa, ma non la si può possedere o cristallizzare in formule e definizioni. L’unico modo che il testo evangelico ci suggerisce, per vivere nella verità, è tendere e costantemente porsi in relazione con la sua «fonte», una fonte, tra l’altro, che è essa stessa «in relazione», dato che la verità donata dallo Spirito è frutto della relazione tra il Padre e il Figlio.

E il dono dello Spirito è proprio questa possibilità di entrare e vivere in relazione con l’origine di tutto ciò che è, di accogliere e «sintonizzarsi» con Colui che è origine, fonte e pienezza di vita. Avere cura di questo «essere e permanere in relazione» è l’unica cosa che ci viene richiesta per poter «avere la vita e averla in abbondanza» (cf. Gv 10,10).

Il dono dello Spirito ci permette quindi di scoprire che tutto e tutti, intorno a noi, sono primariamente e fondamentalmente soggetti «in relazione», la cui esistenza è chiamata a manifestare e realizzare la propria relazione vitale in pienezza. 

Tutto questo ha una portata rivoluzionaria di estrema importanza, che in ogni tempo e luogo rompe e disarma la ristrettezza dei nostri schemi umani. Per fare solo un esempio – ma è solo uno dei tanti possibili esempi e forse il più innocuo – il nostro mondo si regge sempre di più sulla base di «dati». Qualsiasi cosa facciamo viene registrata a trasformata in «dati»; «dati» (più utilizzato e il termine inglese «data») che vengono scambiati, venduti, elaborati ecc. Racchiusa in un chip o in una stringa di un algoritmo, la nostra esistenza è sempre di più «oggettivata», e così anche il nostro modo di relazionarci a tutto ciò che ci circonda è fortemente condizionato da uno sguardo «oggettivo», «funzionale a».

Lo Spirito, al contrario, ci spinge e ci educa a una visione della realtà puramente soggettiva, dove ogni parte del creato, animato o non animato, «è» in quanto soggetto. Un soggetto irriducibile a qualsiasi definizione o oggettivazione. Tale «soggettività» è poi fondata e garantita dall’unica origine e fonte della verità, che esprime e che riceve dalla relazione con Colui che «chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4,17).

Quale grande rivoluzione ci sarebbe nel mondo se ogni relazione umana fosse sempre e unicamente una relazione tra soggetti e non tra oggetti? Pura utopia? Forse, se visto dal nostro limitato «presente», ma è questo il mondo e la realtà che ci aspetta quando anche noi saremo nella pienezza!

Ester Abbattista

Biblista

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