Con la parola «speranza» si conclude la Sintesi dei rapporti delle diocesi tedesche presentata il 22 maggio.
Speranza per il cammino svoltosi in Germania, per «l’ascolto reciproco» (anche con Roma) e «per l’istituzione di nuove forme decisionali nell’ambito di questo processo».
Anche se la tradizione sinodale tedesca risale indietro negli anni (viene citato il Sinodo di Wurzburg, svoltosi tra il 1971 e il 1975), il percorso del Cammino sinodale tedesco iniziato nel 2020, «la moltitudine di iniziative, istituzioni, approcci e impegni missionari, pastorali, diaconali, caritativi e di solidarietà di cui parlano i rapporti diocesani (…) i cattolici in Germania sono unanimemente convinti che la Chiesa abbia bisogno di un processo di riforma e rinnovamento per adempiere alla sua missione» d’evangelizzazione.
Anche perché – afferma il testo citando dal rapporto della diocesi di Rottenburg-Stuttgart – «gli atteggiamenti e le attitudini sinodali da soli non bastano, sono necessarie anche strutture partecipative per poter assumere una responsabilità comune» di fronte a una situazione di «crisi» del cristianesimo.
La crisi di fiducia
Lo rivela uno studio sull’appartenenza religiosa recentemente pubblicato: «La fiducia nella Chiesa cattolica si è ridotta di due terzi negli ultimi 40 anni, e solo il 40% dei cattolici si sente legato alla propria Chiesa. E soprattutto: solo il 32% dei membri della Chiesa cattolica è d’accordo con l’affermazione: “Credo che esista un Dio che si è fatto conoscere in Gesù Cristo”. Quindi nemmeno un terzo condivide il messaggio centrale del cristianesimo. Se questo rappresenta una situazione generale per le diocesi della Germania occidentale (…), le diocesi della Germania orientale» devono innanzitutto affrontare «la questione di Dio. La maggior parte delle persone qui non crede nell’esistenza di Dio, quindi le considerazioni e gli approfondimenti teologici fondamentali sono rilevanti” (diocesi di Erfurt)».
Se a questo quadro s’aggiunge la crisi di fiducia innescata dall’emergere delle violenze e degli abusi sessuali nella Chiesa e di alcuni loro importanti insabbiamenti, si comprende come «le 15 risoluzioni del Cammino sinodale hanno anche il potenziale per rafforzare le condizioni necessarie per una “Chiesa sinodale in missione”. Il lavoro sostanziale del Sinodo sulla sinodalità e le risoluzioni del Cammino sinodale, comprese le discussioni in corso della Conferenza episcopale tedesca a Roma, contribuiscono quindi tutti a una “Chiesa sinodale in missione” (arcidiocesi di Paderborn)».
Partecipazione, ruolo delle Chiese locali, tradizione
Alcuni punti specifici vengono proposti come possibile oggetto di discussione a livello di Chiesa universale.
Innanzitutto quello della partecipazione, da intendersi come coinvolgimento del maggior numero di fedeli, con una domanda specifica sulle donne (anche rispetto ai ruoli di leadership, tema particolarmente sentito tra le giovani credenti), e di altre categorie ai margini della Chiesa, consapevoli che – come scrive la diocesi di Amburgo – si vive un’ambiguità tra «crescenti aspettative di partecipazione e simultanei segnali d’esaurimento dell’attività di volontariato».
Poi il tema dell’unità nella diversità e del rapporto tra Chiese locali e Chiesa universale. Afferma la Sintesi: «L’indispensabile inculturazione del Vangelo richiede un salutare decentramento nella Chiesa, in modo che alle Chiese locali e alle associazioni ecclesiali locali, in particolare alle conferenze episcopali, siano dati più importanza e più potere d’azione per sviluppare l’unica fede comune nella diversità necessaria per l’annuncio del Vangelo». Fatta salva la ribadita e necessaria «linea rossa» da non oltrepassare, afferma la diocesi di Eichstatt, quella della «comunanza mondiale nella dottrina della fede e della morale», la Chiesa tedesca si dice fiduciosa che esista «un corridoio entro il quale le Chiese locali possano muoversi e svilupparsi».
S’insiste poi su un’interpretazione dinamica della tradizione della Chiesa, dell’importanza del cammino ecumenico, come potenziale da sviluppare assieme al tema teologico della sinodalità, e sulla necessità che si affrontino «le condizioni strutturali che permettono gli abusi», che devono essere corrette.
In concreto
Infine, «in vista dell’Assemblea sinodale del 2024 e dei gruppi di lavoro previsti su singoli temi», la Sintesi propone un capitoletto chiamato «Concretizzazioni» che contiene un elenco riassuntivo di temi che sarebbe opportuno trattare nell’ottobre prossimo, visto che «la relazione di sintesi dell’Assemblea generale dell’ottobre 2023» ha fatto capire che «le domande del Cammino sinodale della Chiesa tedesca vengono poste in modo analogo in molti luoghi della Chiesa universale».
Essi sono:
– la gestione responsabile e sinodale dell’autorità di leadership;
– il rafforzamento della questione della separazione dei poteri nella Chiesa;
– il rafforzamento della responsabilità dei ministri;
– il maggior coinvolgimento del popolo di Dio nella selezione dei ministri;
– l’ammissione di laici al ministero della predicazione;
– la revisione dell’obbligo di celibato dei sacerdoti;
– l’accesso delle donne alle posizioni dirigenziali;
– una migliore integrazione delle donne nella formazione teologica e pastorale;
– l’apertura del diaconato alle donne;
– la discussione sulle clausole della lettera dottrinale Ordinatio sacerdotalis;
– l’ulteriore sviluppo dell’insegnamento della Chiesa sull’antropologia;
– l’ulteriore sviluppo della dottrina sessuale della Chiesa;
– l’integrazione delle persone LGBTQ+ nella Chiesa.
Maria Elisabetta Gandolfi
Caporedattrice Attualità per “Il Regno”
