Come esploratori. I teologi e la cultura di oggi

Il tema dell’acquisizione, da parte della teologia, di un carattere sapienziale e contestuale per questo tempo inedito è contenuto ormai in diversi documenti magisteriali: «La teologia che elaborate sia dunque radicata e fondata sulla Rivelazione, sulla Tradizione, ma anche accompagni i processi culturali e sociali, in particolare le transizioni difficili» (Lettera di papa Francesco al gran cancelliere della Pontificia università cattolica argentina, 2015).

 

Una rivoluzione profonda

«La riflessione teologica è perciò chiamata a una svolta, a un cambio di paradigma, a una “coraggiosa rivoluzione culturale” (Laudato si’, n. 114) che la impegni, in primo luogo, a essere una teologia fondamentalmente contestuale (…) avendo come archetipo l’Incarnazione del Logos eterno, il suo entrare nella cultura, nella visione del mondo, nella tradizione religiosa di un popolo» (Francesco, Ad theologiam promovendam, 2023).

Questi contenuti hanno trovato un’eco significativa nel saluto che il papa Francesco ha rivolto ai teologidell’International Network of Societies for Catholic Theology il 10 maggio scorso.

Il papa, nel saluto alla delegazione, richiamandosi al discorso alla Commissione teologica internazionale del 4 novembre 2022, ha sottolineato tre direttrici di sviluppo per la teologia: la fedeltà creativa alla Tradizione, la transdisciplinarità e la collegialità.

Questi sono «gli “ingredienti” essenziali della vocazione del teologo cattolico nel cuore della Chiesa. I teologi, infatti, sono come gli esploratori mandati da Giosuè nella terra di Canaan: devono scoprire le giuste vie di accesso per l’inculturazione della fede».

 

Orizzonti diffusi

Questa immagine dei teologi come pionieri inviati in terra straniera è particolarmente adatta alla riflessione morale, perché chiama in causa la centralità dell’esperienza storica come atto di espressione/realizzazione di quello che dovrebbe essere uno spessore acquisito per tutta la teologia: la dimensione relazionale/sociale del vivere umano e insieme di tutti i viventi è anche il perno dell’intero logos teologico, a motivo del fatto della Rivelazione-nella-storia.

Ciò consente di riconoscere un carattere pratico e morale diffuso in tutte le discipline teologiche, considerata l’intenzionalità che ogni persona esprime nel rapporto storico, interpersonale e «intervitale» con tutta la realtà.

 

Le «voci» del presente

Sono molti i temi dello spazio-tempo presente per i quali la teologia potrebbe essere più eloquente se lasciasse definitivamente alcuni territori ampiamente battuti ma ormai estenuati come il dottrinalismo, il naturalismo, lo spiritualismo, forse funzionali a nostalgie varie di cristianità.

Con un approccio fenomenologico ed ermeneutico essa potrebbe proporsi come grammatica generativa in grado di comunicare con tutti coloro che con il loro dramma vitale rigenerano i codici sociali di prossimità e fraternità: «Tradurre l’identità cristiana come “maniera di procedere”, come “grammatica” è un modo di inscriversi in queste società, pur lasciando parlare Dio in esse e lasciandolo parlare proprio grazie a, con e nei “segni messianici” (…). L’autocomunicazione di Dio (…) si manifesta in questo tipo di instaurazione del “legame di umanità”, sempre imprevedibile e tuttavia così atteso in ogni società» (C. Theobald).

Ad esempio, il desiderio critico di questo legame di umanità sembra essere presente nella recente intervista al cantautore romano Ultimo, che denuncia come «nessuno dei suoi coetanei va in chiesa o va a votare», sottolineando la quotidiana dissoluzione delle appartenenze tradizionali presenti fino a poco tempo fa.

La teologia morale in specie deve guardarsi dalla preoccupazione di salvaguardare la purezza idealistica dell’indagine teoretica, correndo il rischio così di rimbalzare sul dramma «im-puro» della finitudine dei viventi: «originariamente, l’uomo è in debito con se stesso. Questo debito non dev’essere né rimborsato, né deve pesare come una maledizione; esso non chiede che essere riconosciuto. Non conosciuto, ma riconosciuto, accettato come un dono» (J.L. Marion).

 

 

da Blog Moralia

Luca Novara

Teologo

2 pensieri riguardo “Come esploratori. I teologi e la cultura di oggi

  • 16 Giugno 2024 in 07:08
    Permalink

    Chissà che l’archetipo del Logos eterno che entra e si incarna nei diversi popoli non permetta finalmente di guardare con occhi nuovi e contestuali alle fedi e credenze di tutta l’umanità, senza subordinarle immediatamente a quella cristiana o cattolica.

    Risposta
  • 16 Giugno 2024 in 11:54
    Permalink

    Buongiorno, penso di sì. È uno sguardo presente nel desiderio, orientato o no, consapevole o no, di promessa e compimento che ciascuno vive, è una prolessi universale: un grande e totalizzante già e non ancora…

    Risposta

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