Chi ha presentato le sintesi inviate a Roma

Tra le conferenze episcopali che hanno ufficialmente consegnato un testo di sintesi alla Segreteria generale del Sinodo vi sono: Australia (Australian Summary 2024 Consultation); Austria (Wie können wir eine synodale Kirche in der Mission sein? Österreich-Bericht zur Vorbereitung des Instrumentum Laboris für die zweite Synodenversammlung im Oktober 2024); Francia (Vers octobre 2024. Synthèse des contributions); Inghilterra e Galles (Towards a Synodal Church in Mission. Submission for the Second Plenary Assembly of Bishops October 2024); Repubblica Ceca (Syntéza reflexe katolické církve v České republice nad Souhrnnou zprávou XVI. Generálního shromáždění Synody [říjen 2023]); Spagna, mediante un’Assemblea sinodale tenuta il 4 maggio scorso (Documento de síntesis de la Conferencia episcopal española: Hacia octubre 2024); Stati Uniti (National Synthesis of the People of God in the United States of America for the Interim Stage of the 2021-2024 Synod); Svizzera (Schweizer Echo auf die erste weltkirchliche Synodenversammlung 2023).

Qui https://re-blog.it/2024/06/03/sinodo-religiosi-latinoamericani-guardare-avanti/ abbiamo già presentato il testo dei religiosi latinoamericani della CLAR e qui https://re-blog.it/2024/05/26/germania-guardiamo-con-speranza-al-sinodo-di-ottobre/ quello inviato dalla Chiesa tedesca.

Per quanto riguarda l’Italia, non esiste attualmente un testo pubblico della sintesi inviata alla Segreteria del Sinodo. Alcuni temi e osservazioni emersi si possono trarre utilmente dalla relazione dell’arcivescovo Erio Castellucci, presidente del Comitato sinodale italiano, ci cui abbiamo parlato qui.

 

A luglio lo strumento di lavoro

Al lavoro del gruppo di una ventina di teologi (riunitosi a Roma dal 4 al 13 giugno; non sono noti i nomi dei partecipanti, anche se è stata pubblicata da Vatican News una foto di gruppo) seguirà quello del gruppo incaricato della redazione dell’Instrumentum laboris, dato in uscita entro la prima quindicina di luglio.

 

Largo ai laici, nonostante tutto

La spinta verso la creazione (o la modifica, nel caso siano già esistenti) di organismi ecclesiali partecipativi che abbiano anche un potere decisionale o ai quali prendano parte dei laici sta avendo una sua inerzia.

A dispetto di coloro che si stupiscono di quanto è stato deciso dalla Chiesa tedesca, si registrano qua e là casi di diocesi che hanno deciso di andare in questo senso, anche se le modalità sono differenti: Savona in Italia e Pamplona e Tudela in Spagna.

Nel primo caso di tratta della nascita di un nuovo organismo, chiamato Consiglio di fraternità, che avrà anche potere decisionale. In esso ci saranno dei laici e laiche, scelti/e dal vescovo, accanto ai membri del Collegio dei consultori e ai responsabili delle aree pastorali della curia. Al Collegio dei consultori saranno riservate solamente le materie espressamente previste dal diritto canonico.

Nel secondo verrà invece istituito un Consiglio pastorale diocesano formato dall’arcivescovo, 11 sacerdoti, 3 religiosi e religiose, 25 laici. La novità qui sta nel fatto che, a parte 8 membri di diritto (sacerdoti), gli altri verranno tutti eletti per dai rispettivi ambiti pastorali.

 

Primato petrino e sinodalità

Il 13 giugno il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani ha presentato ai giornalisti il documento di studio «Il vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint». Ne ha scritto Guido Mocellin qui. La dimensione ecumenica uscita dalla porta del dibattito sinodale, almeno per la Chiesa in Italia – mons. Castellucci lo fa notare nella sua relazione ai vescovi italiani – sembra rientrare dalla finestra, declinata proprio assieme al termine «sinodalità».

Lo ha particolarmente esplicitato l’intervento alla conferenza stampa di presentazione del card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo, che è riandato a un passo – «Il papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come battezzato tra i battezzati e dentro il collegio episcopale come vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo – come successore dell’apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese» – del discorso di papa Francesco per il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi del 17 ottobre 2015 (Regno-doc. 37,2015,15).

Di qui ne discende – in estrema sintesi: sul fronte ecumenico, che il dibattito sull’esercizio del primato all’interno delle Chiese cristiane (gli ostacoli posti dallo schiacciamento del patriarca russo Cirillo sulle ragioni di guerra putiniane) potrebbe trovare giovamento da una Chiesa cattolica maggiormente sinodale; sul fronte cattolico, che una «Chiesa piramidale», fondata sul primato stabilito dal concilio Vaticano I, proprio grazie alla sinodalità possa oggi fare i conti con la collegialità episcopale e la visione di popolo di Dio del Vaticano II, arrivando in qualche misura a un suo capovolgimento.

Una prima ed efficace sintesi del lungo testo, che verrà pubblicato sul prossimo Regno-documenti, è apparsa su Avvenire il 14 giugno a firma dell’arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte.

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “il Regno”

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