È molto grato Balthazar Akus, trentasettenne della Papua Nuova Guinea che stamani, 19 giugno, ha potuto abbracciare papa Francesco dopo l’Udienza generale in piazza San Pietro. Ha suggellato così due mesi di permanenza in Italia, dove ha avuto l’opportunità di seguire un corso intensivo di agraria presso la sede di Piacenza dell’Università Cattolica. Qui, con il team che fa capo ai professori Vincenzo Tabaglio e Giuseppe Bertoni, impegnato nella promozione dei paesi in via di sviluppo anche attraverso il Centro di ricerca «C3S – Cibo Sicuro, Sufficiente, Sostenibile», ha acquisito conoscenze che contribuiranno a migliorare la qualità delle attività agricole nel proprio paese, dove è in procinto di rientrare in questi giorni e dove intanto fervono i preparativi per accogliere il papa nella tappa del viaggio in Asia e Oceania che farà a settembre. «Sarà una grande benedizione per noi», dice Balthazar, che sarà coinvolto a pieno regime nell’organizzazione della visita apostolica prevista a Port Moresby, con una puntata di alcune ore a Vanimo, la sua città. Francesco gli ha dato l’appuntamento là, per fine estate.

 

Come aiutare le comunità rurali remote

«Il problema più critico che dobbiamo affrontare oggi è lo sviluppo economico della nostra provincia e dei nostri villaggi», racconta Balthazar. «I prezzi dei beni importati sono in aumento, mentre la produzione di prodotti freschi, come il bestiame di piccola taglia e le colture alimentari, è ridotta o inesistente». A confermarlo è l’argentino p. Martin Prado, missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato, da dieci anni nel paese. Il papa ha avuto modo di conoscere il suo operato. Descrive Vanimo, da dove ci parla, come un agglomerato piccolissimo con solo quattro o cinque strade. «Non ci sono collegamenti, si può per venire qua solo con l’aereo o via mare. Tantissimi vivono nella foresta. Noi abbiamo un collegio scolastico e due parrocchie a una ventina di chilometri: non c’è luce, acqua, si cucina con il fuoco, ci si lava al fiume». P. Martin si compiace dell’aiuto di persone come Balthazar che potranno insegnare agli indigeni tecniche da implementare in queste regioni remote. Illustra l’attività in nuce dei «Friends of St Francis» (FSF), un gruppo di volontari formato per facilitare lo scambio di prodotti primari tra le comunità rurali e quelle urbane: gli abitanti dei villaggi saranno in grado di vendere frutta e verdure, l’accesso al denaro consentirà loro di acquistare prodotti «cittadini» a prezzi ragionevoli. 

 

Nella foresta: la vita è dura ma si condivide tutto

A supportare il progetto di economia virtuosa si è resa disponibile l’associazione «Chicco per Emdibir», nata dieci anni fa per potenziare l’orticoltura in Etiopia centrale, grazie proprio alla sinergia tra l’attuale presidente Elena Passadori e il Dipartimento della Cattolica. È grazie alla sua tenacia che Balthazar è riuscito nell’impresa, non facilissima, di arrivare in Italia, di studiare e di fare ritorno in Papua. «È bello rendersi conto di come il santo padre abbia a cuore tutta questa gente», osserva p. Martin non senza un velo di apprensione per un viaggio molto lungo, che tuttavia il papa pervicacemente intende compiere. «Qui non abbiamo aria condizionata, lui lo sa ma vuole venire per essere vicino e per mostrare al mondo che bisogna essere vicini a chi è nella necessità». Il religioso accenna ai disagi di una vita spesa macinando chilometri per raggiungere i villaggi nella foresta, con la malaria che si ripresenta inesorabile, con il senso di abbandono che pervade molte famiglie le quali non ce la fanno a sbarcare il lunario. Eppure, spiega, in Papua la gente è felice e lo è lui stesso, «perché qui la cultura così semplice ci aiuta tanto per cercare Dio». 

 

Condivisione ed evangelizzazione

«Una cosa che mi piace», prosegue p. Martin, «è guardare come loro condividono tutto, anche le parole. Si trascorre il tempo a parlarsi, una cosa che in Occidente si sta perdendo, così che si finisce per non conoscere nemmeno chi ci abita accanto. Qui invece si condivide e questa è una cosa bella. È possibile vivere in pienezza senza tante cose materiali. Puoi vivere e morire molto felice se sei vicino a Dio, se sai cosa è l’amore, cosa è perdonare». 

Balthazar aiuta p. Martin anche nei viaggi nelle foreste. Martin tiene aggiornato il papa sull’opera dei catechisti laici che «arrivano dove i preti non possono essere perché sono pochi. Loro fanno un lavoro bellissimo. Io sono appena stato nella foresta dove mi ero recato l’ultima volta cinque mesi fa. Ci sono anche delle bravissime donne che vanno ogni due o tre settimane nelle parrocchie lungo la costa per insegnare a pregare, per parlare con la gente». Confida che c’è bisogno di tempo per comprendere la cultura di questo popolo. Nondimeno, «la cosa più difficile siamo noi stessi. È necessario morire a noi stessi per consegnarsi a Dio e così alla gente. È un lavoro non facile ma con la grazia di Dio si va avanti. È questo che accomuna noi cristiani in ogni parte del mondo». 

 

 

Nella foto: ai lati di p. Martin, Balthasar e la moglie

Antonella Palermo

Giornalista

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