Sinodo. Non c’è solo la dimensione universale

Il Consiglio episcopale latinoamericano e dei Caraibi (CELAM) desidera contribuire al cammino sinodale con una settimana di riflessione teologica (Bogotà, 24-28 giugno) che si concentrerà sull’analisi del rinnovamento delle Chiese locali in prospettiva sinodale, chiamando come relatori 20 teologi sia latinoamericani sia stranieri.

L’agenzia di stampa dell’organismo episcopale, l’ADN CELAM, ha intervistato (20.6.2024) in proposito il teologo Rafael Luciani, membro del team di consulenti teologici del CELAM, esperto del Sinodo – di ritorno dal lavoro a Roma nel gruppo di teologi che ha analizzato le diverse sintesi giunte da molte parti del mondo (cf. anche Re-blog.it) –, nonché ideatore assieme a Carlos Schickendantz dell’evento. Riportiamo alcuni stralci dell’intervista in una nostra traduzione dallo spagnolo (M.E. Gandolfi).

Studiare i consigli pastorali in America Latina, Italia e USA

– Quali sono gli obiettivi di questo spazio di riflessione teologica che analizzerà il rinnovamento delle Chiese locali come passo necessario perché la sinodalità arrivi alla base?

«Uno dei contributi che vogliamo dare al processo sinodale è come rinnovare la vita diocesana attraverso le relazioni, per renderle più corresponsabili e con strutture che permettano una maggiore partecipazione.

Per questo, abbiamo messo a fuoco il caso dei consigli pastorali e lo abbiamo fatto attraverso uno studio condotto in America Latina, Italia e Nord America. Abbiamo cercato di esaminare le buone pratiche, cioè le procedure che vengono seguite quando una diocesi ha un consiglio pastorale, partendo dall’idea che si tratta di un organo chiave per l’attuazione della sinodalità nella Chiesa diocesana».

– Guardando a queste esperienze… Vivere la sinodalità implica esercitare l’autorità in modo diverso all’interno della Chiesa?

«Esattamente, perché una delle grandi ricchezze di questo processo è aver insegnato che l’esercizio del ministero ordinato deve avvenire all’interno del popolo di Dio; perché siamo tutti fedeli, siamo tutti battezzati e questa orizzontalità di relazioni ci porta a ripensare un modello di Chiesa che non può più essere piramidale e deve diventare circolare e poliedrico. Cioè caratterizzato dalla comunione, ma nella diversità, dove tutti possiamo partecipare ugualmente alla missione della Chiesa».

 

Non tutte le Chiese hanno storie allineate

– Chi guiderà le riflessioni?

«Verranno alcuni esperti del Sinodo. Tra questi, don Alphonse Borras, il teologo belga docente emerito di Diritto canonico all’Università di Lovanio, e Gilles Routhier, vice-decano della Facoltà di Teologia e scienze religiose dell’Università Laval in Québec. Saranno presenti anche la teologa Birgit Weiler e i consulenti del Sinodo Carlos Galli e Agenor Brighenti. Offriremo una serie di riflessioni che ci permetteranno di analizzare la questione dei consigli pastorali e dell’elezione dei vescovi».

– All’ordine del giorno ci sono temi che vanno oltre i confini dell’America Latina, uno dei quali è il Cammino sinodale tedesco. Quali sono le sue aspettative su questo, che ha suscitato tante posizioni diverse?

«Sì, penso che sia importante che ogni Chiesa locale sia riconosciuta nella sua storia. In Germania, a partire dagli anni Settanta, ci sono stati sinodi che hanno sviluppato una teologia del ministero ordinato e della Chiesa ministeriale in generale. Questo ha portato lungo gli anni a una riflessione che ha permesso a laici che studiavano teologia di coordinare parrocchie e comunità cristiane.

Oggi, hanno compiuto un proprio processo ecclesiale. Anche in questo caso, stanno riflettendo su questi temi che per molti sembrano nuovi, mentre provengono da uno sviluppo teologico che era già iniziato dopo il concilio Vaticano II. Pertanto, credo sia importante lavorare sulla riflessione di ciò che è stato fatto in Germania, di ciò che si sta facendo nella Chiesa universale e anche del contributo latinoamericano. Offriremo riflessioni su questi tre processi sinodali».

 

La ministerialità al centro

– Si parlerà anche degli Stati Uniti, che hanno un’esperienza pastorale con caratteristiche proprie, oltre a essere un territorio che accoglie milioni di ispanici. In questo caso, quale sarà la proposta?

«Sì, verranno due persone specializzate in materia. Ernesto Palafox, specialista in pastorale parrocchiale, presenterà lo studio che ha fatto in Messico. Poi c’è Hoffman Ospino, responsabile della pastorale ispanica negli Stati Uniti, che ci presenterà lo sviluppo dei consigli pastorali nel suo paese. Questa realtà ecclesiale ci permetterà d’avere una visione più ampia della Chiesa: America Latina, Europa e Nord America per trovare buone pratiche e avanzare nel tema del rinnovamento della Chiesa locale».

– Le attività si concluderanno con una giornata aperta al pubblico… Come si articolerà?

«L’abbiamo pensata in chiave di ministerialità, perché ogni Chiesa locale ha il dovere di pensare a come i ministeri possano essere sempre più possibili, ma anche diversificati. Sono stato recentemente in Paraguay e un vescovo ha presentato il ministero dell’ascolto, che è bellissimo, perché risponde alla sua realtà e ha potuto farlo con le comunità cristiane. Nel giorno in cui il congresso sarà pubblico cercheremo di far progredire la Chiesa nella ministerialità, con la dottoressa Serena Noceti, già molto conosciuta nel CELAM, che tratterà della presenza delle donne nella Chiesa.

Avremo quindi diverse riflessioni che credo aiuteranno a inquadrare il processo sinodale nel contesto latinoamericano, per aiutarci a progredire su un tema così importante come quello della ministerialità».

 

Lo stesso processo è diverso in ciascun continente

– La Chiesa in America Latina e nei Caraibi si è preoccupata di dare un contributo concreto al processo sinodale. Ci stiamo preparando alla seconda sessione, che cosa si aspetta?

«Personalmente, credo che abbia aperto un modo di procedere nella Chiesa che ha aiutato a responsabilizzare molte persone dando loro la parola (…) Penso che questa esperienza d’essere presi in considerazione e ascoltati sia già un progresso in una Chiesa che generalmente non ascoltava e parlava (…) È vero che le assemblee dell’ottobre 2023 e 2024 hanno un significato speciale, perché lavorano su questioni teologiche, pastorali e canoniche.

Al momento sono state istituite 5 commissioni che collaboreranno alla stesura dell’Instrumentum laboris e poi verranno creati 10 gruppi di studio che lavoreranno fino al giugno 2025 su temi che necessitano di un approfondimento teologico, pastorale e canonico molto maggiore. Credo che l’aspettativa sia grande, ma dobbiamo anche osservare che il processo è diverso in ogni continente. Non possiamo universalizzare, quando il disegno del processo viene dalle Chiese locali, ed è per questo che, nel caso dell’America Latina, una questione che è emersa molto è la collegialità che ci ha caratterizzato dal 1955 con la creazione della CELAM.

Oggi si chiede di rinnovare la collegialità all’interno della sinodalità; ma ciò che per noi è comune, in altri continenti è ancora un elemento appena sorto, una pratica nuova. Quindi, la sfida è come ogni continente possa riflettere e accogliere il processo sinodale in modo particolare e non universale, perché alla fine si finisce per omogeneizzare la Chiesa come se avesse lo stesso volto ovunque, mentre non è così».

Paola Calderón Gómez

Giornalista

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