La Chiesa di Prato ha due proposte per il Sinodo. Diocesi con poco più di 209.000 abitanti e 80 parrocchie, oltre ad avere 8 cappellanie etniche per altrettante comunità linguistiche (polacca, romena, nigeriana, ucraina, filippina, pakistana, srilankese, cinese), è una delle poche diocesi italiane ad aver indetto un Sinodo diocesano – ne abbiamo parlato qui – che interseca le istanze che vengono da un lato da quello della Chiesa universale e dall’altro dal Cammino sinodale della Chiesa italiana.

 

Un Sinodo diocesano sul diaconato

E, interesse nell’interesse, ha concentrato buona parte del suo lavoro sul tema del diaconato, come ci ha detto don Basilio Petrà, coordinatore dell’équipe diocesana del Cammino sinodale, traendo spunto da quanto indicato nella «Relazione di sintesi» dell’ottobre 2023.

È infatti da più di 40 anni che la diocesi vede la presenza di diaconi permanenti sia celibi sia sposati (in larga maggioranza); inoltre – afferma Petrà – c’è «una straordinaria presenza ecclesiale di donne: esse svolgono ruoli sempre più significativi e importanti ai vari livelli della vita diocesana, dirigendo anche importanti uffici curiali. Ci è sembrato che fossimo in grado di operare un discernimento».

Ne è nato un percorso iniziato dall’ascolto dei diaconi permanenti diocesani, seguito da un convegno teologico (11 maggio), nel quale hanno parlato Serena Noceti («Il diaconato: certezze e problemi») e don Pasquale Bua («Il diaconato tra la prima e la seconda sessione del Sinodo»), e da un discernimento (3 incontri) di 2 gruppi di studio affidati al direttore della Scuola diocesana di teologia, don Marco Pratesi, e alla professoressa Angela Tonini, direttrice dell’Ufficio diocesano per i ministeri istituiti.

 

Approvato un documento

I coordinatori dei 2 gruppi hanno quindi unificato i due testi emersi dal discernimento, inviando il risultato a tutti per osservazioni, aggiunte e sostituzioni, in vista dell’Assemblea finale che si è tenuta domenica 22 giugno. In quell’occasione, alla presenza del vescovo mons. Giovanni Nerbini e quasi all’unanimità, è stato approvato un documento («Un discernimento sapienziale sul diaconato permanente nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Conclusioni e proposte») che è stato inviato sia alla Segreteria generale del Sinodo dei vescovi sia al Comitato sinodale della CEI.

Riprendiamo qui il testo del capitolo 7 che l’Assemblea ha approvato: «Alcune proposte al termine del percorso di discernimento».

Due di esse sono particolarmente interessanti: quella al punto 3 – su cui si è registrato un solo voto contrario – di una «re-istituzione del diaconato femminile (…) come specifica forma» che tuttavia abbia «valore sacramentale, in continuità con la forma tradizionale». E quella (punti 2 e 7) di una valorizzazione «ministeriale della coppia cristiana» e segnatamente della «coppia diaconale».

 

Le proposte inviate a Roma

1. Sviluppare maggiormente la dimensione originaria della diaconia ecclesiale, mettendo al centro la diaconia di Gesù, fino al suo compiersi nel mistero pasquale: il Kyrios-Servo e il suo messianismo, riscatto e compimento del progetto creativo di Dio, a noi partecipato attraverso il sacramento del battesimo, al cui servizio si pongono gli altri sacramenti, compreso il sacramento dell’unico ordine, nella specificità dei suoi tre gradi: diaconato, presbiterato, episcopato.

2. Accogliere pienamente la re-istituzione del diaconato permanente, recuperando un modello ecclesiologico antico, radicato nelle origini cristiane, che configura la Chiesa come pluralità di figure ministeriali: un unico popolo di Dio nel quale lo Spirito suscita una varietà di carismi e ministeri, di uomini e di donne, dove la teologia del ministero ordinato è (ri)-compresa nella più ampia teologia dei ministeri, oltre l’autoreferenzialità che lo connota ancora, anche nel grado del diaconato. All’interno di questa re-istituzione, approfondire e valorizzare la dimensione ministeriale della coppia diaconale (sposi-diaconi).

3. Promuovere la re-istituzione del diaconato femminile, non come variante di quello maschile, ma come specifica forma, con un proprio rito, non coincidente con quello del diaconato maschile, ma lo stesso, di valore sacramentale, in continuità con la forma tradizionale, particolarmente attuata nel primo millennio della Chiesa indivisa. 

4. Portare a un’ulteriore pienezza la riscoperta del diaconato come «grado proprio permanente» del sacramento dell’ordine attraverso il superamento del cursus honorum, per servire l’unica Chiesa locale, sotto la regia del vescovo, di cui sia i presbiteri, sia i diaconi, sono i collaboratori.

5. Valorizzare maggiormente la diaconia caritatis, al servizio di una Chiesa sinodale missionaria, chiamata a vivere la testimonianza dell’amore fraterno nella comunione e protesa verso l’umanità e i suoi bisogni (di verità, giustizia) considerando la diaconia caritatis come il necessario inveramento delle diaconiae verbi e liturgiae.

6. Attivare un approccio sinodale alla formazione, curando la formazione specifica dei diaconi (i documenti sulla loro formazione iniziale e permanente datano al 1998), secondo il modello ecclesiologico riproposto dal cammino sinodale, all’interno della comunità, di pari passo con la formazione dei presbiteri e degli altri membri del popolo di Dio: i diaconi, come i preti, sono battezzati tra i battezzati, al servizio degli altri battezzati.

7. Approfondire e valorizzare la dimensione ministeriale della coppia cristiana che, in forza del battesimo e del matrimonio, precede e accompagna, nella ministerialità della coppia diaconale, il ministero ordinato del diacono.

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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