Lucrezio come un thriller

Come sanno i latinisti, il ritrovamento in una biblioteca di Fulda di una delle due copie del De rerum natura di Tito Lucrezio Caro fu un’avventura rocambolesca, raccontata mirabilmente dallo storico statunitense Stephen Greenblatt ne Il manoscritto. Come la riscoperta di un libro perduto cambiò la storia della cultura europea.
Pubblicato negli USA (The Swerve: How the World Became Modern; letteralmente: La svolta. Come il mondo diventò moderno) nel 2011 e in Italia (traduzione di Roberta Zuppet, Rizzoli) l’anno successivo, gli valse il premio Pulitzer per la categoria «saggistica».
Il protagonista era Poggio Bracciolini, segretario del tribolato papa Giovanni XXIII (quello del 1410, considerato un «antipapa») che dopo la malpartita del proprio mentore al concilio di Costanza, si diede alla sua passione: la caccia ai manoscritti antichi. E così inseguì fino a Fulda quello del De rerum natura e ne fece una copia che poi venne affidata alla (neonata) stampa.
Da Fulda viene anche il nostro autore Markus Pohlmeyer che, nella serie «Rileggere oggi i classici» in questo numero di giugno, ci presenta la monumentale, poetica e in alcune parti misteriosa opera di Lucrezio.
Che ebbe così tanta fortuna che a lui s’ispirarono persino Karl Marx (chi lo sapeva?), Bertold Brecht e i molti altri che nell’appassionante presentazione di Pohlmeyer troviamo citati.

 

Dal nostro scaffale

L’intransigentismo non è stata solo una corrente di pensiero all’interno della Chiesa cattolica. Oggi la definiremmo una lobby: in quanto tale essa agì all’interno della curia vaticana di Pio X. Essa era – scrive Daniele Menozzi – una rete internazionale di cattolici che si autoproclamavano “integrali”» che agivano secondo lo statuto del Sodalitium pianum, «il servizio segreto d’informazione organizzato da un funzionario della Segreteria di Stato, mons. Umberto Benigni, con il sostegno di Pio X: “Il cattolico-romano integrale accetta integralmente la dottrina, la disciplina, le direzioni della Santa Sede e tutte le loro legittime conseguenze per l’individuo e per la società”».
Le conseguenze in Italia, Germania e Francia dell’azione di questo raggruppamento ecclesiale sono ben delineate nel volume di C. Arnold, F. Tacchi, G. Vian, The Controversy over Integralism in Germany, Italy and France during the Pontificate of Pius X (1903-1914) (Brepols, Turnhout, 2024, pp. 183), che Menozzi presenta nel numero. Il gruppo vinse qualche battaglia ma perse la guerra; tuttavia la sua eredità ha lasciato dietro di sé una scia molto lunga.

Toni di grigio. Per il filosofo Peter Sloterdijk il colore del nostro tempo, complesso e insieme ambiguo, è il grigio, come il titolo del libro a sua firma Grigio. Il colore della contemporaneità (Marsilio, Venezia 2023). Oggi – scrive Giacomo Coccolini – «le dicotomie di bianco e nero, bene e male, vero e falso si dissolvono, lasciando trapelare l’incertezza della condizione umana contemporanea, nella quale vige l’«assenza degli estremi».
Secondo Sloterdijk «prevale l’ideologia della neutralità e del compromesso, che ha sostituito le grandi passioni ideologiche e i racconti del passato con una visione pragmatica della realtà, del tutto evidente nella politica, nei media e nella cultura popolare».

Bonhoeffer. Dieci anni dopo. Per una teologia della resistenza (1933-1942) «è il frutto delle riflessioni di amici che si interrogavano su come potessero restare saldi (…) quando tante certezze si erano dissolte e si era stati costretti a reinventare le categorie fondamentali della presenza credente, attuando contro-movimenti teorici e pratici. Per il Natale del 1942 Bonhoeffer aveva dato forma a questi pensieri condivisi per offrirli come dono» e, nel timore che cadessero nelle mani sbagliate, nascose il testo che venne ritrovato a guerra finita.
L’editore Pazzini oggi lo ripropone, con una presentazione di Piergiorgio Grassi.

L’enigma di Giacobbe. Nella famosa lotta con Dio «Giacobbe strappa la benedizione al misterioso “personaggio” con cui guerreggia, rimanendone doppiamente ferito: nel corpo e nel nome che, da Giacobbe appunto, si tramuta in Israele, “colui che lotta con il Signore”»: è su questo tema che si svolge la riflessione del filosofo Roberto Esposito in Volti dell’Avversario. L’enigma della lotta con l’Angelo (Einaudi, Milano 2024). Ne scrive per noi Luca Miele.

Sinodo è sinonimo di concilio. Letteralmente, sì; formalmente, no. Eppure, se il noto teologo francese Christoph Theobald titola il suo volume Un concilio in incognito? Il Sinodo, via di riconciliazione e creatività (EDB, Bologna 2024), il motivo c’è.
Lo individua Antonio Ballarò quando afferma che per Theobald «mettere “effettivamente in pratica” la consegna di papa Francesco» di una Chiesa «tutta sinodale» implica che «“l’architettura ecclesiale, quale è stata fissata dai concili Vaticano I e Vaticano II, comincia a smuoversi”», pur rimanendo «nel perimetro “dogmatico” della costituzione Lumen gentium».
Il Vaticano II è un «evento che “ci lega e ci collega ancora”» ma «il tempo che ci separa da esso sta «facendo risaltare alcuni inevitabili limiti. Questa presa di coscienza conduce il gesuita francese ad affermare che, per parlare di sinodalità, anche su indicazione di papa Bergoglio, occorre congiuntamente riflettere sul ministero». E questo potrebbe portare risultati inattesi.

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