Una nuova stagione per la teologia delle religioni

C’è una nuova stagione per la teologia delle religioni, ed è ricca dei fermenti portati dalle tante religioni presenti nel tessuto delle società occidentali. Così i paradigmi classici – scrive Adam Kieltyk, docente all’Istituto per le scienze religiose di Milano – esclusivista (non c’è salvezza al di fuori della Chiesa cattolica) o inclusivista (elementi delle altre religioni possono essere incorporati in quella cattolica) sono oggi «inadeguati al fine di cogliere la nuova sfida a pensare positivamente il valore delle altre religioni».
Una delle nuove proposte tra le più «radicali», che postula «il tramonto definitivo della visione teistica nel mondo post-religioso» era stata ampiamente analizzata da Giovanni Ferretti in Regno-att. 10,2024,321.
Nell’ampia rassegna a firma di Kieltyk, che apre lo spazio dei Libri del mese di luglio, essa viene presa in considerazione, ma anche affiancata da proposte «più moderate, che cercano di mitigare la posizione della Chiesa cattolica, ri-leggendo alla luce del pluralismo religioso il carattere unico e definitivo della mediazione di Cristo».
Si tratta di una ricca bibliografia ragionata sul tema, un utile vademecum per approfondire un tema, spesso frettolosamente derubricato «solo per esperti».

 

Dal nostro scaffale

Storia di una perla. Porta la firma della biblista Ester Abbattista – che i nostri lettori hanno imparato a conoscere nella rubrica on-line «La Parola in cammino» che presenta i commenti delle letture festive – il libro Rut, storia di una perla (San Paolo, Cinisello Balsamo [MI] 2024) presentato da Piero Stefani. «Lo sviluppo del testo, articolato secondo i capitoli del breve libro biblico, si prefigge, con competenza, di fornire al lettore i più rilevanti esiti ermeneutici (più che esegetici) presenti nei commenti, da un lato, rabbinici e, dall’altro, patristici». Rut è «figura sia dell’ebreo della diaspora sia del cristiano», scrive Stefani. «Come Rut che, per quanto totalmente inserita nel popolo ebraico, resta pur sempre la moabita, così gli ebrei della diaspora (…) seppur ormai cittadini a pieno titolo dei vari Stati, rimangono appartenenti al popolo ebraico. Dal canto loro i cristiani (…) consapevoli della perennità dell’alleanza tra il Signore e la casa d’Israele, sono, sull’esempio di Rut, chiamati “a far causa comune con il popolo ebraico, a coltivare quel legame fecondo d’amore che solo può fondare la propria identità a partire dalla propria estraneità”».


Silenzio di Dio. Molte volte l’espressione «silenzio di Dio» è sulla nostra bocca di credenti. Non sempre a proposito, ma spesso portatrice d’interrogativi profondi. Il teologo tedesco Magnus Striet la usa come titolo della sua recente raccolta di meditazioni (Il silenzio di Dio. Desiderio di risurrezione e scetticismo, Queriniana, Brescia 2023) perché – scrive Giacomo Coccolini – offre una «cristologia del Sabato santo», discutendo il significato della fede nell’attesa e nell’incertezza. Dialogando con la modernità e la sua intrinseca incertezza, riflette sulla necessità d’impegnarsi nel mondo presente e di mantenere una fede caparbia anche di fronte al dubbio. Egli esplora come la modernità, con le sue incertezze e sfide, possa essere un terreno fertile per una fede che non fugge dalle difficoltà, ma che le affronta con coraggio e speranza.


Streghe. La «Rilettura» di questo mese, la rubrica a firma di Mariapia Veladiano, ci presenta Le streghe (Neri Pozza, Milano 1995): sei storie terribili a firma di Giuseppe Faggin, ricostruite come altrettanti racconti a partire dalle fonti processuali. E da subito la questione posta è teologica: è possibile che dopo la risurrezione di Gesù si parli ancora di stregoneria? Inoltre, «in molti momenti della storia del cristianesimo», scrive Veladiano, esisteva «sufficiente dottrina da poter prendere strade diverse rispetto a quella che ha portato alla caccia alle streghe». Eppure «la lunga notte in cui la caccia alle streghe ha avuto carattere diffuso e sistematico [ha] interessato proprio l’Europa cristiana»…


La vita accanto è al cinema. E citando Mariapia Veladiano non si può fare a meno d’annunciare che dal 22 agosto sarà nelle sale il film di Marco Tullio Giordana La vita accanto (qui il trailer), tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice vicentina (Einaudi, Torino 2010; sul Regno ne scrivemmo qui), quello che le valse il premio Calvino e contribuì a farla conoscere al pubblico.

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