Le questioni legate alle migrazioni internazionali e all’asilo sono assurte da tempo a un rango d’alta priorità nelle agende politiche. Il G7 pugliese lo ha confermato. Non ha menzionato i rifugiati, ma ha parlato di una coalizione per «prevenire e contrastare il traffico di migranti». Oltre a promettere sforzi per la gestione delle frontiere – ossia per selezionare meglio chi ammettere e chi respingere – e per contrastare la criminalità transnazionale, ha aperto uno spiraglio a percorsi «sicuri e regolari» per la migrazione. Peccato però che gran parte dei rifugiati debba ricorrere a mezzi di fortuna e anche ad attraversamenti non autorizzati dei confini. Nella logica dei grandi della terra non ci sono varchi possibili.

 

Milioni di rifugiati vivono in paesi poverissimi

Negli stessi giorni però è stato pubblicato il rapporto annuale dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) sui rifugiati nel mondo, che racconta un’altra storia.1 Anzitutto, il numero dei migranti forzati è cresciuto nel corso del 2023: a fine anno, ha raggiunto la cifra di 117,3 milioni, e con gli ultimi aggiornamenti ha già superato i 120 milioni. L’aumento sul 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina, è di 8 milioni, e l’incremento prosegue da 12 anni.

Come in passato, la maggioranza (68,3 milioni) è formata in realtà da sfollati interni (in inglese internally displaced people), accolti in altre regioni del loro paese: persone che non sono in grado d’arrivare lontano e spesso neppure lo desiderano, sperando di tornare nei propri luoghi di origine.

Si può pensare che siano meno bisognosi d’aiuto degli altri, ma non è vero. Non sono protetti dalle convenzioni internazionali sul diritto d’asilo e si trovano sottoposti agli arbitri dei loro Governi, che possono tagliare loro l’assistenza, bloccarli nei campi profughi oppure cacciarli, costringerli a tornare alle loro case anche se la situazione è ancora pericolosa oppure economicamente insostenibile.

La seconda componente (31,6 milioni), più visibile, è quella dei rifugiati internazionali ufficialmente riconosciuti, a cui s’aggiungono 6,9 milioni di richiedenti asilo: anch’essi riparati all’estero, ma ancora privi di uno status legale, in attesa di conoscere la propria sorte.

 

Continua a leggere l’articolo su Regno-Attualità n 14

Maurizio Ambrosini

Sociologo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap