Askani e l’ideologia del politicamente corretto

Nello studio del mese intitolato «Un movimento travolgente», pubblicato sul n.14 de Il Regno-attualità  il teologo luterano Hans-Christoph Askani, già assistente di Eberhard Jüngel, analizza come funziona la nuova cancel culture, che in Italia è nota anche come cultura del “politicamente corretto”, definendone le principali caratteristiche. A partire da due notissimi esempi: quello del licenziamento del giornalista del New York Times Donald McNeil jr e quello del tweet della scrittrice J. Rowling.
Ma anche parlando degli ambienti universitari, a suo avviso improvvisamente “unanimi” sul flusso mainstream creato dalla cancel culture.
 

Reinterpretare la storia dalla parte dei vinti

Si parte dalla consapevolezza che la l’interpretazione della storia è sempre di parte e che nel passato recente sono state compiute gravi distorsioni di cui non si è tenuto adeguato conto. Di qui, ecco i passaggi successivi su cui si costruisce la cancel culture:
  • La storia esige, qui, ora, subito un ri-orientamento, una nuova storia dove gli oppressi vengano liberati dall’emarginazione

  • Il cancelling è un processo radicale, non può sopportare le mezze misure: chi si trova dalla parte sbagliata deve essere eliminato

  • Il cancelling  è un nuovo imperativo morale e come tale gode di una superiorità auto-evidente

  • Le sue modalità di procedere sono totalmente trasparenti (avvengono cioè in regimi democratici) e contemporaneamente obbliganti per tutti: tutti guardano nella stessa direzione e tutti vedono la stessa cosa (hanno cioè le caratteristiche di un’ideologia)

  • Chi si macchia della “colpa” (di sessismo, eterosessismo, razzismo, transfobismo ecc.) è ostracizzato dalla comunità sociale, da “tutti”, da un “noi collettivo” che si forma anche grazie alla “massa critica” anonima che sta dietro agli schermi di smartphone e PC.

 

I guardiani delle parole

La “colpa” consiste è costituita da “delitti verbali” (hanno pronunciato parole impronunciabili) “indipendentemente dalle intenzioni” e a prescindere da azioni effettive (di sessismo, eterosessismo, razzismo, transfobismo ecc.). Non c’è modo di difendersi, né c’è una formulazione dell’accusa: è “evidente”. Sono sempre più numerosi gli anonimi “guardiani delle parole” che, in una “cultura della messa al bando” più che dell’argomentazione, vanno a caccia, sorvegliano ed epurano i colpevoli. Non è più umano errare perché l’uomo è il suo errore. Ne risulta un “collasso morali di proporzioni notevoli”.
 
 
Leggi l’articolo completo su Regno-Attualità

Hans-Christoph Askani

Teologo Luterano

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