Bruxelles, il Papa e il rischio della pace di fronte a un’Europa in difesa

Francesco è rientrato dal suo 46° viaggio apostolico, che lo ha condotto in Lussemburgo e in Belgio. Dal cuore del vecchio continente, storico crocevia di popoli ferito oggi da crisi sociali, economiche, ambientali e che rischiano di minare la stessa democrazia, «c’è da augurarsi che si reagisca non chiudendosi in sé stessi, ma dimostrando sapienza e ragionevolezza». Ne è convinta Adriana Opromolla, italiana che vive a Bruxelles, da anni impegnata nella advocacy presso le istituzioni dell’ONU e dell’UE sui temi dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani. 

 

Gli interessi geopolitici e i valori fondanti dell’Unione

«La visita privata resa a Francesco da alcuni alti rappresentanti delle istituzioni europee è segno dell’attenzione al messaggio del pontefice da parte di un’UE in transizione, che affronta difficoltà senza precedenti», sottolinea Opromolla. «Le sue istituzioni sono in fase di rinnovamento, le agende politiche si stanno consolidando intorno a interessi geostrategici lontani dai suoi valori fondanti, e l’UE si prepara a diventare una comunità di difesa che vedrà un immediato e netto aumento delle sue spese militari a scapito della solidarietà internazionale e costruzione della pace». L’appello del papa ai governanti ad assumere la responsabilità, il rischio e l’onore della pace risuona come un «serio richiamo ad affrontare con coraggio i sempre più minacciosi scenari di guerra, sapendo che c’è bisogno di andare al di là delle ideologie» le quali – lo ha scandito nel discorso alle autorità del Lussemburgo – sempre sono un nemico per la democrazia. 

 

La scommessa dell’accoglienza, opportunità di fraternità

«È molto bello che il culmine di questa visita in Belgio abbia coinciso con la Giornata internazionale del migrante e del rifugiato», si rallegra Opromolla, che operando sul campo sperimenta da anni la bellezza di una società multietnica e multiculturale. «L’integrazione e la coesistenza pacifica sono possibili e la collaborazione fra le varie religioni e confessioni ha una particolare importanza in questo senso, come dimostra il fatto che rappresentanti di più fedi hanno presenziato alla messa finale con Francesco». A Bruxelles questa coesistenza è ben riuscita, afferma Opromolla che collabora con una rete di ong internazionali per la cooperazione e l’aiuto umanitario, con un’esperienza pregressa in Caritas Europa e nel mondo, e anche nella Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE). Si compiace del regalo fatto a Francesco di un dipinto multicolore realizzato con le mani di bambini, figli di rifugiati accolti proprio dalla Caritas international Belgique: «È un segno di voler andare in contro-tendenza» rispetto a ogni forma di timore verso lo straniero. 

 

Oltre i palazzi del potere

Gesù sorprende sempre e anche Francesco ama farlo. È accaduto quando è andato a visitare la casa Saint Joseph gestita dalle Piccole sorelle dei poveri, una struttura per anziani disagiati nel quartiere delle Marolles oggi noto per la sua movida e per il folkloristico mercato delle pulci domenicale, ma nato come zona popolare. «È fatto di antiche case di mattoni che una volta ospitavano botteghe – racconta Opromolla – e stradine strette e scoscese che incrociano la via principale. L’immagine dell’auto del papa che si intrufola tra quelle viuzze per raggiungere discretamente quei vecchi e chi se ne prende cura senza fare rumore, mi è rimasta nel cuore». Così come la visita a colazione nella parrocchia di St. Gilles. La grande omonima piazza è ormai un luogo di ritrovo per i giovani e più famoso per le sue birrerie, eppure «con la sua visita fuori programma Francesco ha ricordato che i più bisognosi sono sempre presenti fra noi anche se non si vedono, anche ce ne dimentichiamo». 

Antonella Palermo

Giornalista

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