Non poteva mancare. Eppure sinora nessuno ci aveva pensato a creare un podcast sul Sinodo. E in effetti, a giudicare dai numerosi rivoli nati sulla scorta di questo doppio appuntamento in Vaticano sulla sinodalità, l’ultimo dei quali si apre oggi con un ritiro spirituale (qui è dove abbiamo presentato il programma), il materiale è tantissimo e ormai occorre davvero un «manuale di istruzioni».

È qui che nasce, oltre che dalla lunga esperienza in Radio vaticana, «Podsynod». Ideato e curato da Fabio Colagrande, Benedetta Capelli e Amedeo Lomonaco (il trio di redattori «distaccato», da qualche tempo, su questo formato), è l’idea di un podcast per condurre «mano nella mano verso una Chiesa missionaria» nel percorso dell’ultima fase del Sinodo sulla sinodalità che ufficialmente prende il nome di «II sessione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi» sul tema «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione».

 

Le domande di base

Attraverso sintetiche presentazioni di alcuni temi tratti dal corposo Instrumentum laboris pubblicato a luglio, il podcast spiega come si può dare una «Chiesa più vicina alla gente, meno burocratica, in cui tutti i battezzati siano corresponsabili e partecipi nella distinzione dei ministeri e ruoli».

E parte da domande di base: di che cosa si occupa davvero questo Sinodo? Che cosa ci possiamo aspettare dalla sua conclusione? A esse risponde don Dario Vitali, teologo, docente di Ecclesiologia alla Pontificia università gregoriana e consultore del Sinodo dei vescovi.

 

Sinodalità vo cercando

Il primo podcast presenta innanzitutto la parola «sinodalità». Essa rappresenta una caratteristica fondamentale secondo la quale «la Chiesa vive di un ascolto dello Spirito e, avendo riconosciuto la voce dello Spirito nell’oggi (…) sceglie le strade per camminare verso il regno di Dio, rimanendo fedele alla sua origine e al suo Signore.

La sinodalità «non è risolvibile in qualche pratica, in qualche dimensione istituzionale o in qualche cambio di struttura. I cambi della struttura sono riconoscibili alla luce di quello che è realmente il fine della Chiesa: (…) essere popolo santo di Dio che cammina verso il regno dei cieli (…) Quindi è ben di più di una pratica e ben di più che un modo per cambiare i processi all’interno della Chiesa o gli equilibri tra i diversi poteri. In realtà è ricomprendersi come popolo di Dio».

 

Chi è il soggetto?

Per questo nella seconda puntata si parla del «popolo di Dio», il soggetto protagonista della Chiesa sinodale, cioè missionaria, cioè volta all’annuncio di Gesù. Le domande sono facili, anche se non sempre altrettanto le risposte: che cosa significa che anche i laici partecipano del sacerdozio di Cristo? Che cos’è il sensus fidei del popolo di Dio? È vero che la Chiesa è troppo maschilista?

Innanzitutto occorre riconoscere – afferma don Vitali – che la Chiesa non solo insegna, ma anche impara. Nello specifico è stato il concilio Vaticano II a mettere in luce che il principio di differenza tra preti e laici (che venivano anche chiamati «sudditi») non può prevalere. E infatti, di lì è stata sviluppata l’idea di «una Chiesa popolo di Dio nella quale il principio di uguaglianza precede quello di differenza» e che nel battesimo «tutti sono partecipi del sacerdozio di Cristo».

 

Cambio di mentalità

Certo, non tutto è stato in discesa. E – conferma don Vitali – occorre un «cambiamento di mentalità». Il tema della maggiore partecipazione della donna è oggetto della II sessione del Sinodo, anche se in specifico la questione della possibilità dell’ordinazione diaconale delle donne è stata demandata a uno dei 10 Gruppi di studio che lavorerà fino a giugno 2025.

Quando si dice che un certo tema è «emerso» nella discussione e poi viene menzionato nei documenti, si dà per scontata una parte del processo sinodale che sino a pochi anni fa era caduta in disuso: la fase dell’ascolto, ovvero la fase in cui, a partire da una serie di domande preparate dalla Segreteria del Sinodo, tutti i vescovi nelle proprie diocesi sono impegnati a chiedere all’intero popolo di Dio un parere.

 

In ascolto

Ma l’ascolto ha anche altre due dimensioni: quella di modalità operativa concreta durante l’assemblea sinodale vera e propria e quella di disposizione generale a tendere l’orecchio su che cosa lo Spirito, il Pneuma sta comunicando tramite tutti i partecipanti. «In questo contesto – afferma don Vitali nel terzo podcast – bisogna che noi riscopriamo l’ascolto come ascolto dello Spirito, ascolto di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa. 

Che cosa significa questo? Che in realtà è una Chiesa in cammino tra l’evento della salvezza compiuta in Cristo, il mistero pasquale e la parusia – quello che si dice nella espressione tecnica tra «il già il non ancora» – è sempre, continuamente in ascolto dello Spirito, perché lo Spirito la guidi verso quel compimento nella fedeltà alla sua origine».

In attesa di ascoltare l’episodio 4, che sarà sul tema del governo della Chiesa e in specifico dei compiti del vescovo, possiamo seguire quasi in diretta le prime fasi di questa Sessione con le meditazioni di suor Ignazia Angelini e di p. Timothy Radcliffe.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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