«L’eccessiva politicizzazione del fenomeno migratorio, fondata sulla ricerca del consenso e sulle paure, impedisce la creazione di un sistema di accoglienza autentico e non opportunistico. Ed è invece di questo che abbiamo bisogno, per la sicurezza reciproca, di chi parte e di chi accoglie». È il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Matteo Zuppi, a richiamare l’attenzione sul «complesso» fenomeno migratorio e sulla necessità di un cambio di prospettiva che superi la mera gestione emergenziale. «Spesso assistiamo al perdurare di un approccio orientato soltanto all’emergenza che trascura promozione e integrazione: dimentichiamo che l’immigrazione, se ben gestita, può essere una risorsa per la società» ha scritto il cardinale nella sua introduzione al  XXXIII Rapporto Immigrazione 2024, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. 

 

Contesto globale dell’immigrazione

Il fenomeno migratorio si presenta a livello mondiale con numeri che continuano a crescere. Secondo l’International Organization for Migration (IOM), il numero di migranti internazionali ha raggiunto i 281 milioni nel 2020, triplicando rispetto ai 70 milioni del 1970. Questo indica che la migrazione coinvolge già il 3,6% della popolazione mondiale. Le dinamiche migratorie si manifestano attraverso movimenti che portano individui dai paesi meno sviluppati verso nazioni economicamente più forti, come l’Europa e l’America del Nord. Tuttavia, è anche significativa la mobilità intra-regionale, soprattutto per i rifugiati, che conferma la necessità di soluzioni coordinate e a lungo termine.

 

Situazione italiana

In Italia, al 1° gennaio 2024, la popolazione residente è di circa 59 milioni, con oltre 5,3 milioni di cittadini stranieri, che costituiscono il 9% del totale. Nonostante un calo della popolazione complessiva (su questo si può approfondire con il recente studio “Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2023” pubblicato da ISTAT), la presenza straniera continua a crescere, evidenziando il peso decisivo dei migranti nel mantenere stabile la demografia del paese. Il nord Italia attrae la maggioranza degli stranieri per opportunità economiche, evidenziando un’incidenza del 11,3% sulla popolazione totale in quella regione.

Nel Rapporto Immigrazione 2024 si registra una diminuzione degli arrivi dall’Ucraina, un fenomeno acuito dalla situazione geopolitica, e un incremento di migranti provenienti dall’America Latina, principalmente dal Perù, in risposta a condizioni economiche difficili nei paesi di origine.

 

Attori, ma anche vittime di reato

Il Rapporto di Caritas e Migrantes affronta anche temi critici come la criminalità e le discriminazioni.  Al 31 dicembre 2023 i detenuti stranieri erano 18.894 su un totale di 60.166, pari al 31,4% della popolazione carceraria complessiva. Di questi, 18.193 erano uomini e 701 donne.

Agli immigrati, al pari di chi è nato in Italia, sono contestati soprattutto reati contro il patrimonio (9.635 detenuti stranieri), reati contro la persona (8.130) e reati in materia di stupefacenti (5.988). I cittadini stranieri, però, risultano vittime di violenze e frodi più dei cittadini italiani, a cui si aggiungono anche molteplici forme di discriminazione, talvolta istituzionalizzate. 

 

Scuola e formazione

Il numero degli alunni con cittadinanza non italiana, dai dati dell’ultima rilevazione, si avvicina ai 915 mila, rappresentando quasi l’11,2% del totale della popolazione scolastica. Negli ultimi anni inoltre è cresciuto il numero di bambini e ragazzi non accompagnati e rifugiati. La complessità di queste presenze – spiegano gli estensori del Rapporto Immigrazione – fa emergere nuovi bisogni e pone domande al sistema scolastico e formativo. 

In questi anni la scuola ha fatto passi avanti sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione, tuttavia divari e criticità permangono ancora, anche per gli studenti provenienti da contesti migratori ma nati e cresciuti in Italia (sono il 64,5% sul totale degli alunni con cittadinanza non italiana, e in progressivo aumento). Tra le principali difficoltà si segnalano la ridotta frequenza della scuola dell’infanzia da parte dei figli di immigrati provenienti in particolare da Asia e Africa; il ritardo scolastico, a causa di ritardato inserimento iniziale e ripetenze; la difficoltà nel completamento e proseguimento degli studi; l’abbandono scolastico, in particolare dopo la scuola secondaria di primo grado.

 

Lavoro, povertà ed economia

Il 2023 ha visto una crescita complessiva dell’occupazione in Italia rispetto all’anno precedente. L’analisi rivela una realtà complessa e sfaccettata, segnata da differenze significative tra cittadini italiani e stranieri, nonché da persistenti disparità di genere e nazionalità. La crescita ha riguardato prevalentemente gli occupati italiani (+2,3%), a fronte di un leggero aumento della componente non comunitaria (+0,2%) e di un lieve calo degli stranieri con cittadinanza Ue (-0,5%). Il volume dei rapporti di lavoro attivati dai cittadini stranieri ammonta a 2.518.047, di cui il 75,9% di nazionalità non-Ue (1.910.624). I datori di lavoro che, nel corso del 2023, hanno assunto almeno un lavoratore straniero sono stati 414.409 (35,1% del totale delle aziende che, nel periodo, hanno registrato delle attivazioni). 

A guardare la tendenza generale in atto, tra il 2019 e il 2023, la domanda di lavoratori immigrati è aumentata significativamente, superando la crescita generale delle assunzioni (+68,6%, rispetto al +19,4% per tutte le assunzioni programmate). Di conseguenza, la quota di lavoratori stranieri sulle assunzioni totali è salita dal 13,6% del 2019 al 19,2% del 2023. La crescita nelle assunzioni riguarda tutti i livelli professionali: sono quasi raddoppiate per gli operai specializzati (+75% per le professioni tecniche) e incrementate del 67% per le professioni qualificate nel commercio e nei servizi, che rappresentano il 27% della domanda di personale straniero.

 

Fratelli e sorelle, non pacchi

Il Rapporto di Caritas e Migrantes dipinge un quadro complesso della situazione migratoria in Italia, sollecitando un approccio integrato che consideri l’immigrazione non solo come una sfida ma anche come una potenziale risorsa. Promuovere un modello di accoglienza basato su integrazione e inclusione è fondamentale per una coesistenza pacifica e prospera.

Nel contesto attuale – si legge tra le pagine dello studio – le comunità religiose, la scuola e il mondo del lavoro possono giocare un ruolo cruciale nell’integrazione, sostenendo politiche che superino la stigmatizzazione e abbraccino la diversità come un’opportunità di crescita e arricchimento reciproco.

La presentazione del Rapporto (qui il video) è avvenuta quasi in concomitanza con la vicenda che ha coinvolto 12 migranti condotti nei giorni scorsi nel centro d’accoglienza di Gjader (Albania); migranti, che erano parte di un gruppo originario di 16 persone, trasferiti nuovamente in Italia dopo la pronuncia del tribunale di Roma che non ha convalidato il loro trattenimento nella nuovissima struttura creata in base all’accordo tra Italia e Albania. Sul tema si è espresso il vicepresidente per l’Italia meridionale della CEI, monsignor Francesco Savino, che ha invitato a considerate i migranti «fratelli e sorelle con la loro dignità» e «non pacchi da sbattere da una parte all’altra». 

«Come cittadino e come pastore – ha riferito mons. Savino all’ANSA – chiedo di stare attenti allo scontro tra poteri. Sono convinto che quando i poteri non si rispettano reciprocamente il cuore della democrazia è a rischio. Se facciamo memoria di tutte le leggi, dalla Bossi-Fini al decreto Cutro, fino alla scelta di esternalizzare i migranti in Albania, il filo rosso è sempre considerare l’immigrato un avversario, un criminale. C’è un atteggiamento securitario che va al di là di ogni oggettività». 

L’auspicio del presidente di Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, è che questo fatto «possa portare la Commissione europea a valutare con più attenzione il progetto di esternalizzazione».

Paolo Tomassone

Giornalista

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