«Siamo entrati in un territorio inesplorato» – ha affermato Adriana Castagnoli, storica, economista ed editorialista del IlSole24Ore all’incontro di studio organizzato dalla rivista Il Regno e dalla Comunità monastica di Camaldoli che si è aperto oggi. Quello della ridefinizione dell’ordine internazionale liberale forgiato dagli Stati Uniti a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. Un ordine non accettato ovunque, ma che si configurava come garante di democrazia, sicurezza, benessere come beni inclusivi per tutti.

Il liberalismo politico economico diventa una sorta di promessa anche per i paesi che fuoriescono dal controllo dei regimi comunisti dopo il crollo del Muro di Berlino. Ma l’idea non ha un andamento lineare: un esempio per tutti quello del luglio 1995, con il conflitto nei Balcani e il massacro di Srebrenica, di fronte all’inazione della NATO e dell’ONU; o ancora la nascita del progetto europeo, talora guardato con sospetto oltreoceano, anche perché esso ha una forte egemonia franco-tedesca; o anche la guerra in Iraq nel 2003, da cui in Europa si prendono le distanze.

Sempre in questa fase si assiste alla salita al potere nel 1999 di Vladimir Putin, che cerca di ricostituire l’impero che il crollo del Muro ha mandato in pezzi, anche a causa del fatto che molti di questi pezzi stavano avvicinandosi all’Unione Europea.

E si assiste ad atteggiamenti diversi e contraddittori tra le due sponde dell’Oceano nei confronti della Cina, alla quale nel 2001 viene concesso d’entrare nella World Trade Organisation (WTO), immaginando che il mercato in quanto tale potesse autoregolarsi e creare stabilità e… democrazia? In realtà il mercato s’allargò a dismisura con pesanti delocalizzazioni industriali da parte degli Stati Uniti, che hanno avuto come contraltare un de-investimento in madrepatria e una rapida de-industrializzazione. Con facili conseguenze in termini di impoverimento di ceti medi.

Negli anni Novanta si assiste a un’idea fondamentalista di mercato e della sua finanziarizzazione; e questo – secondo l’economista – ha creato incertezza e divari economici per gli americani e non solo. E ha favorito l’insorgenza dei populismi che, specie dopo la crisi finanziaria del 2008, ha contagiato anche l’Europa (colpita da quella crisi più che gli USA), indebolendo il suo già fragile edificio.

Vista da Est questa crisi viene letta come opportunità per un rimpiazzo nel ruolo egemonico occidentale in senso ampio sia dalla Russia, che si può permettere di annettere nel 2004 la Crimea di fronte all’immobilismo europeo, sia dalla Cina, che interpreta l’incapacità di gestione della crisi finanziaria come un chiaro segno di cedimento.

Così il 2016 ci presenta Trump presidente degli USA e al di qua dell’oceano la Brexit del Regno Unito: laddove le élite di governo si mostrano incapaci di dare benessere per tutti, vengono punite con l’avvento di forme di governo populiste e illiberali che tentano lo svuotamento dall’interno delle forme democratico-liberali che sin qui l’Occidente si è dato.

Ora altri soggetti e altre sfide si stanno affacciando sullo scenario: i cosiddetti BRICS, l’India di Modi, che pure mantiene talune caratteristiche di multiculturalità, l’ipotesi di de-dollarizzazione dell’economia finanziaria, il dominio della tecnologia da parte di entità – multinazionali – che hanno caratteristiche statuali nella loro forma di governo…

Senza fare previsioni impossibili, Castagnoli ha concluso che con la rielezione di Trump il 5 novembre sappiamo con certezza che il territorio conosciuto sin qui ora è da ridisegnare.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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