Il pomeriggio dell’incontro che la rivista Il Regno ha organizzato dal 7 al 10 novembre a Camaldoli su «La storia divisa. Post-fascismo e post-comunismo in Italia e in Europa» si è chiuso con la relazione di Paul Zulhener, sacerdote e teologo pastoralista viennese di grande rinomanza, oltre che studioso delle religioni e di sociologia della religione. Il tema da lui svolto riguarda «Il volto cristiano dell’Europa. Le radici, la pianta, i frutti». Ne proponiamo qui una sintesi.
Un «Padre nostro» a misura di elettore
Egli riferisce che nell’ultima campagna elettorale per il Consiglio nazionale l’Austria è stata testimone di uno spettacolo simil-religioso. Herbert Kickl, il capo del Partito della Libertà austriaco (FPÖ, un partito populista di destra), ha iniziato a sviluppare un nuovo «Padre nostro». Usando il linguaggio della preghiera ha corteggiato gli elettori con il luogo comune politico democratico secondo cui tutto il potere viene dal popolo.
La deformazione del volto cristiano dell’Europa
Una tale deformazione del volto cristiano è avvenuta e avviene in un continente che non può essere compreso senza il cristianesimo. E questo in un momento in cui le Chiese cristiane attraversano una drammatica crisi di trasformazione dopo la fine definitiva dell’era costantiniana.
In questo periodo di transizione turbolento per le Chiese, i partiti populisti di destra fanno mostra di allearsi con i fondamentalisti religiosi per salvare il cristianesimo in Europa. Così facendo fomentano anche sentimenti anti-islamici.
Così l’AFD (Alternative für Deutschland) mette il salvataggio dell’Occidente cristiano tra i suoi obiettivi politici. Quel che si dovrebbe fare è esattamente il contrario, salvare il cristianesimo da questi populisti, che strumentalizzano simboli e sentimenti cristiani, frammenti di testi e umori.
Tale distorsione del volto cristiano ha una lunga tradizione in Europa. Troppo spesso i leader delle Chiese cristiane hanno ceduto alla tentazione di lasciarsi strumentalizzare per la legittimazione della violenza distruttiva.
L’alleanza tossica tra Dio e la violenza in Europa
Lo sfruttamento del cristianesimo ha raggiunto un culmine epocale in Europa, dopo la Riforma, nella sanguinosa Guerra dei Trent’anni. Le confessioni cristiane sostennero governanti, imperatori e principi, che portarono all’Europa morte e distruzione. Alla fine della guerra si presentarono davanti al popolo con le mani insanguinate.
Con l’alleanza tossica tra Dio e la violenza il cristianesimo e con esso le Chiese in Europa rovinarono la propria reputazione. Ciò spiega in gran parte il successivo declino delle Chiese cristiane in Europa, che continua ancora oggi, mentre il cristianesimo cresce negli altri continenti.
Il fallimento storico delle confessioni cristiane cambiò il volto delle convinzioni dell’Europa: deluso dalle Chiese, Voltaire invocò una religione dei filosofi, senza Chiese. Il volto dell’Europa perse i suoi fondamentali lineamenti cristiani. La mappa delle convinzioni dell’Europa nel frattempo è diventata variopinta, e comprende cattolici, ortodossi, membri delle chiese della Riforma, musulmani di vari livelli di fede, buddhisti e indù, scettici, agnostici, persone in ricerca, possibilisti, ateizzanti e atei militanti.
Il cristianesimo e la battaglia dell’Europa per i suoi valori
Nonostante il suo fallimento, il cristianesimo ha svolto un ruolo duraturo nella battaglia dell’Europa per i suoi valori fondamentali.
Nel 1990 si svolse a Praga un simposio dei vescovi dell’Europa orientale. Era poco dopo la caduta del comunismo. L’Europa, che per 40 anni era stata separata da muri e filo spinato, era unita.
In questo simposio si volle ricordare ai vescovi cattolici d’Europa il contributo del Vangelo nella lotta per le tre grandi correnti di valori che plasmarono la storia moderna del continente: la lotta incessante per una libertà responsabile, la lotta rivoluzionaria per una giustizia solidale e la lotta spirituale per una verità salda.
I veri cristiani costruttori di fondamenta
Le Chiese cristiane hanno svolto un ruolo duraturo nella costruzione dei valori fondamentali – e spesso minacciati − dell’Europa, attraverso l’insegnamento e la partecipazione di cristiani e cristiane politicamente attivi. I veri cristiani sono saggi costruttori di fondamenta, non fondamentalisti ideologici. Come esempi di cristiani eccezionali nella politica europea vorrei citare lo svedese Dag Hammarskjöld, l’italiano Alcide De Gasperi, il tedesco Kurt Schumacher, il lussemburghese Jean-Claude Junker, il francese Jacques Delors e la tedesca Angela Merkel, figlia di un pastore evangelico.
Doni dal cielo
Presentando il contributo che le Chiese cristiane possono e dovrebbero dare allo sviluppo dell’Europa in futuro, il prof. Zulhener ha affermato che l’Europa non riacquisterà il suo antico e giovane volto cristiano, ma le Chiese possono contribuire a far sì che un’Europa pluralistica nelle sue convinzioni conservi un volto umano attraverso l’ispirazione del Vangelo.
Questi doni dal cielo all’Europa da parte del cristianesimo sono altamente esplosivi dal punto di vista politico, soprattutto oggi.
Il più fondamentale di tutti i doni è la conoscenza certa dell’unità di tutto l’essere.
Dalla partecipazione di tutti all’essere uno, in definitiva divino, deriva l’uguaglianza di tutti in dignità.
L’unità nell’essere ha conseguenze pratiche. Si applica il principio ereditato «Agere sequitur esse»: dall’unità nell’essere deriva la solidarietà universale.
Perseverare nel timore con fedele speranza
Infine, il prof. Zulehner ha sostenuto che le Chiese cristiane possono essere una fonte inesauribile di speranza nel mondo impaurito di oggi. La speranza è forse il più grande tra i doni del cielo nei nostri tempi poveri di speranza. Questo trasforma i cristiani in partigiani della speranza, in levatrici di speranza. Le Chiese cristiane stanno aiutando le popolazioni europee a resistere in mezzo alla crescente paura.
Gabriella Zucchi
Giornalista

Moltissimo interessante. Sarà pubblicato o almeno reperibile il testo integrale? Ne avrei proprio bisogno
Sì certo, pubblicheremo più avanti!
da: Ramellini, P. 2024. Parliamo di Europa. https://meic.net/2024/08/07/parliamo-di-europa.
Proviamo a rivitalizzare la metafora delle radici europee, risalendo alle sue radici botaniche.
Intanto si potrebbe discutere se le radici culturali e storiche dell’Europa siano a fittone o fascicolate, cioè uniche come nelle carote o numerose come nelle graminacee.
In secondo luogo, si potrebbe arricchire la tipologia con altri casi, come ad esempio le radici tuberizzate, capaci di conservare le preziose risorse accumulate in passato; oppure le radici respiratorie, che riforniscono la pianta di ossigeno crescendo verso l’alto quando il substrato è asfittico; ma soprattutto le radici micorrizate, che instaurano simbiosi mutualistiche con altri organismi, e uniscono piante diverse in una comune rete ecologica.
Purtroppo, non si può nemmeno dimenticare che per molto tempo le radici europee sono state di tipo austoriale, funzionali cioè al parassitismo nei confronti di altri organismi.
Infine, ci si può domandare se i fattori più importanti siano le radici oppure il suolo da cui traggono nutrimento, la sua profondità e fertilità; in fondo, il seme che dà il cento per uno è quello che cade sulla buona terra.