Israele e Gaza. Per cercare di capire

Che cosa significa parlare di «patria» in Israele? E la diaspora, che funzione ha? Perché l’immagine d’Israele come «luogo sicuro» per gli ebrei si è capovolta? Sono solo alcune tra le molte domande che il conflitto israelo-palestinese ci ripropone continuamente, da un anno a questa parte ancora più intensamente. Provano a dare una risposta sia Anna Foa ne Il suicidio di Israele (Laterza, Bari-Roma 2024) sia Gad Lerner in Gaza. Odio e amore per Israele (Feltrinelli, Milano 2024), che Piero Stefani fa dialogare tra loro sull’ultimo numero della rivista.
«L’alternativa proposta dall’autrice – scrive Stefani – s’incentra sulla domanda se il sionismo sia da considerarsi un movimento di auto-determinazione nazionale oppure se vada inteso come un evento coloniale. Tra tutte le ideologie abbracciate dagli ebrei in epoca moderna il sionismo è la più radicale in ragione del fatto di proporre un distacco molto netto dal passato (…) Il sionismo non è, però, una realtà paragonabile all’espansione coloniale otto-novecentesca europea», perché non è opera di «Stati già esistenti. Un gruppo di immigrati convinto d’essere portatore di una forma di civiltà superiore che s’incontra e soprattutto si scontra con una popolazione già insediata in un determinato territorio esprime, invece, una dinamica paragonabile a quella che ebbe luogo con la nascita e l’allargamento territoriale degli Stati Uniti».
Anche per Lerner – sottolinea Stefani – vale l’assunto che «la realizzazione del progetto sionistico ha fatto sì che ogni ebreo al giorno d’oggi trovi nel confronto con Israele, in qualunque modo avvenga, un fattore che incide in modo diretto sulla propria identità». Per questo entrambi gli autori son convinti che «la critica all’attuale leadership israeliana abbia il duplice scopo di riaffermare i valori più nobili presenti nell’ethos diasporico ebraico e di contrastare l’attuale deriva (per non dire suicidio) che contraddistingue Israele. Solo per questa via si riuscirà di nuovo ad assegnare al termine antisemitismo il significato semantico che gli è proprio, senza renderlo una specie di stravolto passe-partout esteso a ogni critica mossa alla conduzione politica israeliana».

 

Dal nostro scaffale

Caso Mortara. Daniele Menozzi ha scovato un testo che getta nuova luce sul caso Mortara. Grazie alla paziente lettura di documenti tratti dall’Archivio di Stato di Bologna e da quello Vaticano, Andrea Ferri (L’inquisitore assolto. Biografia e atti del processo penale a carico di padre Pier Gaetano Feletti OP, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, Imola [BO] 2024, pp. 386, € 36,00) pubblica, per la prima volta integralmente, gli atti del processo per il rapimento del giovane Edgardo Mortara, intentato tra il gennaio e l’aprile 1860 a carico dell’inquisitore Feletti. Quest’ultimo era mosso a tal punto dal desiderio del «ripristino dell’ideale ordinamento proposto da Roma al mondo» coevo – un vero e proprio regime di cristianità – che, senza confrontarsi con i propri superiori, che al tempo cominciavano a essere piuttosto silenti in materia, decise d’agire per il zelante rispetto dell’ordinamento vigente con il rapimento del giovanissimo Mortara.

Le donne e il ministero ordinato. Il volume collettaneo curato da Andrea Grillo, Senza impedimenti. Le donne e il ministero ordinato, Queriniana, Brescia 2024, fa il punto sulla compagine ecclesiale che, a partire da solidi studi in diversi campi del sapere teologico, ritiene che non ci siano «ragioni che impediscano alle donne di assumere ruoli guida nella Chiesa», anche nel ministero. Il tema è ancora controverso a livello complessivo – nota Antonio Ballarò –, ma proprio per questo il libro è un’ottima occasione per studiare la questione dalle fondamenta.

Ritratto di Giovanni. «Giulio Busi si muove su due registri»: la ricerca storica e il taglio «psico-narrativo, volto a ricostruire liberamente gli stati d’animo dell’autore del quarto Vangelo», annota Piero Stefani su Giovanni. Il discepolo che Gesù amava (Mondadori, Milano 2024).. Si tratta di Giovanni l’anziano «che, sulla fine del I secolo, detta i suoi ricordi a una cerchia di devoti discepoli». Un giudeo, sacerdote di Gerusalemme che, pur al di fuori della cerchia dei Dodici, è testimone di Gesù e della sua predicazione e che Busi reinterpreta alla luce del Vangelo diventato «fondamentale, oltre che per la fede cristiana, anche per la cultura occidentale».

Il libro dei «Giganti». I«Giganti» ora sono un libro: pubblicati ciascuno come singola rubrica sulla rivista dal n. 16 del 2020 (Lazzati) fino al n. 8 del 2024 (Silvestrini), i ritratti che il volume, edito da Vita e pensiero e curato da Marco Vergottini, propone sono tutti relativi a figure di cristiani del postconcilio, di profilo almeno nazionale, scomparsi da qualche tempo. Di nani e di giganti ha detto Bernardo di Chartres, filosofo e grammatico del XII secolo: «Siamo come nani assisi sulle spalle di giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano di loro, non per l’acutezza della nostra vista o per l’altezza del nostro corpo, ma poiché siamo sollevati più in alto dalla loro statura».

Marinella e Michela. «Così intensamente prossime – scrive Bianca Maggi –, Marinella e Michela, da presentarsi insieme – nel libro Colloqui non più possibili. Con Michela Murgia, (Piemme, Milano 2024) – come donne-sapienza, che invitano a mangiare il loro pane, a bere il loro vino, ad «andare diritti per la via dell’intelligenza». Nulla di vano – o di vago – nella citazione dai Proverbi, e non solo per le caratteristiche dell’autrice, ma perché ci dice davvero «cos’è» il colloquio che s’intesse in questo libro, «cos’è» quella «corda comunicativa» che ci viene tesa per stare insieme a loro, intrecciando pensieri e sentimenti con una Parola che è stata la «sorgente a cui (Michela) ha continuato a fare riferimento e ad abbeverarsi tutta la vita» e di cui Marinella, come l’amica le riconosce facendola commuovere, è stata custode».

Don Primo ai vescovi. Chiudono la rubrica dei libri le «Riletture» di Mariapia Veladiano, dedicate alle Lettere ai vescovi di don Primo Mazzolari (La Locusta editrice, Vicenza 1984). Sono testi con i quali egli «ha dovuto rispondere dei suoi comportamenti e delle sue idee. Sono lettere a difesa, necessariamente. Non hanno il respiro confidente, intimo, intriso di Vangelo e fragilità, che troviamo in altre, rivolte a chi gli chiedeva consiglio spirituale. E sono interessanti proprio perché, pur dovendo rispondere punto su punto alle contestazioni, si può in ciascuna intuire come tutto dipenda dalla compagnia del Signore, che lo vuole insieme libero e obbediente, appunto».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap