Sinodo italiano: il nuovo Strumento e il tanto lavoro

Quasi di soppiatto, il 20 dicembre scorso è apparso sulla pagina web della Chiesa italiana lo Strumento di lavoro frutto dell’Assemblea sinodale (la prima di due) celebrata a novembre a Roma, nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

 

Le scadenze da qui a maggio

Ricevuto via email dai delegati all’Assemblea, di fatto solo dopo le festività natalizie i portali web delle diocesi ne hanno dato notizia: anche perché nei due mesi tra gennaio e febbraio sarà compito delle Chiese locali o dei raggruppamenti di diocesi inviare a Circonvallazione Aurelia le sottolineature o integrazioni necessarie (la scadenza è il 2 marzo, massimo 15.000 battute per ciascun contributo, è scritto). E il tutto dovrà essere elaborato dal Comitato sinodale per portare alla II Assemblea delle «proposizioni», che verranno discusse dal 31 marzo al 3 aprile prossimi.

Anche se, come abbiamo visto dal Regolamento, l’ultima parola sarà dei vescovi riuniti in Assemblea generale, cosa che avverrà nel maggio seguente.

 

Un documento corposo

La corposa struttura del documento (circa 220.000 caratteri) ricalca quella dei Lineamenti (che portava forse qualche carattere in più) con i quali si sono confrontati i 1.000 delegati a novembre attorno a 100 tavoli. Esso si articola infatti in tre ambiti di «conversione» («Il rinnovamento missionario della mentalità ecclesiale e delle prassi pastorali», «La formazione missionaria dei battezzati alla fede e alla vita», «La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità») e 17 schede, ciascuna composta da 4 parti: «I punti da cui partire», con riferimenti ai Lineamenti, al Documento finale del Sinodo dei vescovi, a passi biblici e magisteriali; «Traiettorie verso proposte operative» (cf. i Lineamenti); «Scelte possibili», dove «vengono presentate alcune proposte di scelte operative a livello di Chiesa locale e a livello di raggruppamento di Chiese (nazionale e/o regionale)»; e infine «Per il discernimento negli organismi di partecipazione» diocesani o sovra-diocesani, con alcune domande guida.

 

Nelle Schede tanti dettagli

Le schede scendono in moltissimi dettagli: si va dalla catechesi alla liturgia, dalla responsabilità all’accountability, dai laici alle donne – rispetto alla partecipazione delle quali si ribadisce la necessità di «fare scelte coraggiose» (p. 38) –, dalla non discriminazione delle persone in base al genere alla partecipazione alle «Giornate promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza». E molto altro che qui non è possibile riassumere.

Come afferma la Premessa, «tutte le sezioni si aprono con un passo della Scrittura e alcuni criteri di fondo che sono alla base delle scelte proposte; sarà importante non trascurare questi elementi nel lavoro sulle Schede, perché è attraverso di essi che si possono interpretare le scelte possibili non come una “lista di cose da fare”, ma come strade che rendono realizzabili i processi auspicati».

 

Gruppi auto-organizzati

Va segnalato che in Italia, tra i gruppi che si sono auto-organizzati per fornire un proprio contributo in questa fase, c’è la Rete sinodale nazionale, che si riunirà il 22 e il 23 febbraio ad Assisi, sotto il tema «Costruendo insieme la Chiesa sinodale».

La rete comprende una trentina di sigle (tra queste, Adista; Centro italiano femminile-Lombardia; Comunità cristiane di base; Coordinamento teologhe italiane; Costituzione, Concilio e cittadianza-C3dem; Donne per la Chiesa; La tenda di Gionata; Noi siamo Chiesa; Pax Christi; Pretioperai; Pro civitate christiana; Viandanti) e si confronterà sullo Strumento di lavoro tramite una serie di tavoli tematici per proporre al Comitato i propri «emendamenti».

 

Conta lo stile, non la carta

Afferma infatti lo Strumento di lavoro a conclusione dell’Introduzione: «Lo scopo del Cammino sinodale non è tanto di produrre altra carta – per quanto sia necessario anche elaborare dei testi – ma proseguire nell’esperienza di uno stile, quello sinodale, che già sta diventando prassi nelle nostre Chiese e che ora domanda di potersi consolidare e disporre di strumenti perché diventi anche fatto strutturale. In quest’opera, affidandoci allo Spirito del Padre, sperimenteremo una volta di più che “di lui”, di Cristo risorto, siamo testimoni: e che questa testimonianza, se fedele a lui e al suo Vangelo, umanizza noi stessi e il mondo. Ci mettiamo in cammino giubilare con Maria, che dall’annuncio di Gabriele alla Pentecoste è stata ed è l’icona della Chiesa, pellegrina di speranza».

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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