I settant’anni de Il Regno sono oggetto anche di un messaggio benaugurante del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI. Compare sul n. 2 di Regno – Attualità, in corso di stampa; qui viene integralmente anticipato.
Espressione di un carisma
La rivista Il Regno, che entra nel suo 70o anno d’attività nella felice coincidenza dell’anno santo, è protagonista di un lungo tratto di storia della Chiesa in Italia. Personalmente, poi, coincide con il mio calendario, compiendone anche io lo stesso numero!
Quella storia ha avuto inizio come espressione privilegiata del carisma di una congregazione religiosa: quella dei padri dehoniani, i sacerdoti del Sacro Cuore, ai quali va riconosciuto d’aver tradotto la passione ecclesiale e culturale in una rivista d’informazione religiosa e di dibattito civile, approfondita ma non elitaria, accessibile a tutti e piena di contenuti, riferimento per tanti nel panorama dell’editoria cattolica in Italia, unendo una ricchissima documentazione con un puntuale accompagnamento delle varie tappe dei cammini ecclesiali.
Protagonista della Chiesa conciliare in Italia
La rivista Il Regno è legata inscindibilmente alla preparazione e alla recezione conciliare e allo sviluppo propositivo della Chiesa in Italia. Ha seguito con attenzione le sfide principali del rinnovamento, a iniziare dalla catechesi e dalla diffusione della formazione teologica fino alla riforma degli assetti istituzionali ecclesiastici e al rinnovamento dei ministeri.
La rivista ha poi dato un contributo particolare nella diffusione del dialogo ecumenico e di quello interreligioso. Sul piano dell’analisi e della comprensione degli assetti sociali e politici, Il Regno si è caratterizzato per una visione post-ideologica e ha documentato e interpretato con spirito critico i radicali cambiamenti nazionali e internazionali.
«Per noi giovani era una lettura attesa»
Potremmo dire che quella del Regno è stata una parola che è cresciuta autorevolmente nel panorama dell’informazione e in specifico dell’informazione religiosa. La rivista ha dato un contributo innegabile alla formazione di diverse generazioni di cattolici. In molti ci siamo documentati attraverso le pagine di Regno-Documenti sui testi del magistero, accompagnati da una libertà critica e interpretativa non consueta.
Io ne ho anche un ricordo personale. Per noi giovani Il Regno era una lettura attesa, spesso controcorrente rispetto a scontate e banali riflessioni ufficiali. Forniva le parole, accompagnava i pensieri nell’interpretare le istanze di rinnovamento, che erano quelle di una nuova generazione, ma erano comunque sempre iscritte nella lunga tradizione della Chiesa.
L’incoraggiamento al cammino sinodale
L’apertura internazionale, facendo conoscere riflessioni di episcopati lontani e di pezzi della complessa presenza della Chiesa nel mondo, aiutavano a evitare campanilismi e orizzonti limitati e chiusi. Quella professionalità e quella libertà sono rimaste una costante e hanno conosciuto ulteriori sviluppi.
Come non ricordare negli anni recenti l’insistito incoraggiamento della rivista a intraprendere, sulle orme di papa Francesco, un cammino sinodale per la Chiesa italiana, quando ancora prevalevano i dubbi; come non ricordare l’attenzione al ruolo della donna, ai temi della laicità, alle sfide culturali e morali del nostro tempo?
Un servizio che continua
Il mio augurio, come arcivescovo di Bologna e come presidente della Conferenza episcopale italiana, è che questo servizio alla Chiesa possa continuare proficuamente di fronte alle nuove sfide e ai profondi cambiamenti del mondo della comunicazione, sempre con tanta attenzione ai segni dei tempi che sono parte decisiva della missione della Chiesa.
Matteo card. Zuppi, arcivescovo di Bologna
e presidente della Conferenza episcopale italiana