Storia dell’«inutile strage»

Com’è nata la tanto famosa espressione «inutile strage»? Le sue origini – scrive Daniele Menozzi – sono «piuttosto modeste», ma l’aggancio che l’ha fatta uscire dalle sue umili origini è quello con la Prima guerra mondiale. L’accostamento tra i due termini sembra abbia origine «in qualche opera ottocentesca».
In realtà «è nel 1917 che “inutile strage” entra nel linguaggio politica. La locuzione appare infatti nella nota che il 1° agosto di quell’anno Benedetto XV indirizza ai capi di stato dei popoli belligeranti», nel tentativo di creare una piattaforma di accordo per la pace. Si tratta di un documento non «destinato all’opinione pubblica», che inizialmente circola tra le cancellerie, ma che è reso noto dal quotidiano londinese The Times, nel tentativo di promuovere la proposta papale.
Le vicende di questo termine sono ricostruite «con puntualità e competenza» dal libro di Giovanni Cavagnini, «Inutile strage». Le avventure di una locuzione dalla Grande guerra a oggi (Biblion edizioni, Milano 2024, pp. 213). «L’autore, che ha già prodotto diversi interessanti contributi sul rapporto tra cattolicesimo e violenza bellica, si misura qui con una prospettiva metodologica poco frequentata nel nostro paese: la declinazione linguistica dell’approccio culturalista al passato come via per restituirne una più profonda conoscenza».

 

Dal nostro scaffale

Storia di Isacco. In Il figlio della promessa. Storia di Isacco (Claudiana, Torino 2024, pp. 135, € 15,00) «Luca Miele ha scritto un romanzo indubbiamente lontano da qualsiasi pretesa esegetica, eppure proprio questa intelligente e onesta scelta schiude la possibilità di ri-scoprire tutto uno straordinario patrimonio racchiuso in quella infinita biblioteca-mondo che sono le Scritture del Primo e del Secondo Testamento: non a caso Marc Chagall definì la Bibbia come una sorta di alfabeto colorato a cui ha attinto l’intera storia dell’arte occidentale, senza dimenticare le composizioni musicali, i film, le poesie e, appunto, i romanzi». È il giudizio lusinghiero di Domenico Segna su questa prova autoriale del giornalista di Avvenire e scrittore, che i lettori conoscono anche per le sue originali recensioni sulle pagine del Regno.


(Non) sono solo canzonette. «Si leggono volentieri – scrive Guido Mocellin – uno di seguito all’altro, a maggior ragione nelle settimane che seguono da vicino l’ultimo Festival di Sanremo», due volumi della collana «Maestri di frontiera» che Àncora dedica alla canzone d’autore (P. Jachia, F. Barbero, Il sacro nella canzone italiana. Da Aqaba a Tozeur e C. Zonta, Luci sul palco. La musica dei cantautori, spiraglio sull’infinito), con l’intento di mettere in luce in tanti dei suoi protagonisti il «sacro», inteso come «ciò che è specificamente umano» (Jachia-Barbero, 17), ovvero la loro «ricerca esistenziale», l’affaccio «sull’infinito», l’«impegno profetico» (Zonta, 7s), la tensione al trascendente che contengono e che fa condividere a mons. A. Staglianò, prefatore di uno dei due, l’interrogativo se «sia la “musica leggera” la nuova “musica sacra”» (Jachia-Barbero, 15).


L’algoritmo Prometeo. Machina sapiens. L’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza (Il Mulino, Bologna 2024, pp. 160). Un tempo il mito dell’uomo-Prometeo narrava di un furto a danno degli dei; oggi è l’algoritmo il Prometeo ladro del sapere e noi umani ne siamo realmente sconcertati. Così, in estrema sintesi, Giacomo Coccolini parla del volume di Nello Cristianini – docente di Intelligenza artificiale a Bath –, suddiviso in tre parti: l’analisi di Transformer, l’algoritmo che predice la parola successiva in un testo; il dialogo tra uomo ed «entità non umane», con tutte le possibili conseguenze anche psicologiche; la generazione linguistica «spontanea» e innovativa delle macchine.


Il cardinale. Scrive Mariapia Veladiano nella rubrica «Riletture»: «Se si ha l’età, diciamo, adeguata, è impossibile vedere il film Conclave (in sala dal dicembre scorso, tratto dal best seller di Robert Harris) senza tornare a un altro film d’argomento rigorosamente ecclesiastico a sua volta tratto da un romanzo di successo. Il film è Il cardinale (1963)» e «il libro ha lo stesso titolo ed è opera di Henry Morton Robinson. Pubblicato nel 1950 (qui i riferimenti sono all’edizione Garzanti del 1963) fu tradotto in tutto il mondo e salutato come un capolavoro dall’ortodossia cattolica. È un romanzo straordinario».

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