«Il sonno della ragione genera mostri», titolo di una notissima opera di Goya, ci ha ispirato questa nuova sezione di Re-blog. Vorremmo, giorno dopo giorno, appuntare qui le voci che, nel radicale sconvolgimento del quadro delle relazioni internazionali e dell’intera geopolitica prodotto dal ritorno al potere di Donald Trump (cf. Gianfranco Brunelli su «Regno-att» 4,2025,65 e qui su Re-blog) danno prova di non volere accettare che sia il caos a determinare il destino dell’Occidente.
Verso una difesa unica europea
«Il Rearm UE rappresenta il primo necessario passo per una difesa unica europea, indispensabile da realizzarsi per gradi che passano per un comando unico e quindi un unico esercito europeo». Queste parole pronunciate da Romano Prodi in collegamento con il talk-show «Che Tempo che Fa» risuonano con particolare intensità nel dibattito europeo attuale, in un momento in cui le tensioni geopolitiche globali rendono sempre più urgente la questione dell’autonomia strategica dell’Unione. L’ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione Europea ha toccato temi cruciali per il futuro del progetto comunitario, offrendo una visione che unisce pragmatismo e ambizione.
In un contesto internazionale caratterizzato da crescenti instabilità e dal ritorno di politiche protezionistiche, la posizione di Prodi si distingue per la chiarezza con cui traccia un percorso evolutivo per l’Europa della difesa. Non un salto immediato verso un esercito comune, ma un processo graduale che parte dal riarmo coordinato per arrivare, attraverso l’unificazione del comando, a una vera integrazione militare.
Più politica
Interrogato su come avrebbe agito se fosse stato al posto dell’attuale presidente della Commissione Ursula von der Leyen, Prodi chiarisce che avrebbe preferito partire direttamente dalla difesa comune, ma riconosce che «ancora non c’è questa volontà». In questo contesto, il riarmo viene visto come uno strumento strategico per «spingere alla difesa comune».
L’ex premier ha anche espresso aspettative per un cambio di rotta imminente: «Nei prossimi giorni mi aspetterei un passo più forte sulla difesa comune. Mi aspetto che nei prossimi giorni ci sia più politica che armi». Una dichiarazione che sottolinea la sua preferenza per soluzioni diplomatiche e strategiche piuttosto che per approcci puramente militari.
Sui dazi: Trump non si rende conto…
Sul fronte internazionale, Prodi ha poi commentato le recenti politiche economiche dell’amministrazione Trump, in particolare riguardo all’imposizione di dazi. «Trump non si rende conto delle conseguenze a catena che provoca con i dazi», ha affermato, criticando il presidente americano per non aver «mai valutato le conseguenze di ciò che dice». Secondo l’analisi dell’ex premier, le misure protezionistiche avviate dagli Stati Uniti rappresenterebbero «un suicidio da un punto di vista economico» che finirà per danneggiare gli stessi interessi americani.
Le parole di Prodi si inseriscono nel dibattito più ampio sulla posizione dell’Europa nel contesto geopolitico attuale, tra le pressioni statunitensi e la necessità di una maggiore autonomia strategica del continente. La sua visione pone l’accento sulla necessità di un’Europa più coesa e politicamente incisiva, capace di superare le resistenze nazionali per costruire una vera difesa comune.
Paolo Tomassone
Giornalista
