Proprio quando sembrava che le forze anti-Francesco avrebbero avuto la loro occasione di «riaggiustare» la Chiesa cattolica, Papa Francesco ha lasciato il policlinico Gemelli. Abbiamo rischiato grosso, ma le riforme di Francesco gli sopravviveranno.
Tra queste c’è la sua riforma principale, il Sinodo sulla sinodalità, il programma mondiale di preghiere e scambi d’opinione su come la Chiesa può vivere la sua missione in futuro. Negli ultimi tre anni, centinaia di migliaia di cattolici hanno trascorso innumerevoli ore nelle loro parrocchie, nelle diocesi, negli ordini religiosi, nelle scuole e nelle altre organizzazioni a parlare di Chiesa: cos’è, cosa significa, come meglio diffondere il Vangelo.
Altre centinaia di migliaia non l’hanno fatto. Cioè, troppi vescovi e pastori hanno ritenuto che tale esercizio fosse una perdita di tempo e hanno deciso o di praticarlo solo a parole o di ignorarlo completamente. Loro sanno di chi parlo, e lo sanno tutti.
Una nuova fase triennale
Ora, i loro portavoce mediatici dicono che la prossima fase del Sinodo sarà peggiore. Perché? Non sarà che la visione sinodale del papa funziona?
Proprio quando i cattolici più conservatori pensavano che tutto questo parlare sarebbe finito, e quando alcuni ecclesiastici pensavano che la Chiesa sarebbe riuscita a tornare alla più ragionevole (ed efficiente) metodologia del «pregare-pagare-obbedire», Francesco ha annunciato una fase triennale di attuazione della sinodalità che porterà a una conclusiva «assemblea ecclesiale», nell’ottobre 2028 (cf., qui su Re-blog, il recente post di Maria Elisabetta Gandolfi).
Questo è in linea con il Documento finale del Sinodo dell’ottobre 2024, che chiedeva un tipo di partecipazione che colpisse al cuore il clericalismo e tutti i suoi orpelli. La sinodalità, secondo il documento, è centrale per la missione della Chiesa, il che significa una maggiore partecipazione dei laici. I consigli pastorali dovrebbero essere obbligatori. La formazione nei seminari ha bisogno di un attento esame. E non dimentichiamo il tema delle donne nel ministero.
Troppi non vescovi?
Inutile dire che molti ecclesiastici si sono torti le mani per tutto questo.
Alla Eternal Word Television Network (EWTN) il reverendo Gerald Murray, un prete di New York, ha criticato l’intero evento. Su una rete che raggiunge circa 435 milioni di famiglie in più di 160 paesi, Murray ha lamentato che questa volta ci saranno troppi non vescovi. In una successiva analisi pubblicata nella sua rubrica su The Catholic Thing, osserva correttamente: «L’assemblea ecclesiale rispecchierà più o meno i dati demografici dell’Ecclesia (la Chiesa), in cui il clero, per non parlare dei vescovi, costituisce una minuscola frazione del numero di cattolici battezzati».
Lasciare che i non vescovi vedano cosa c’è dietro la facciata è una cosa così negativa?
Nonostante lo spettro del protestantesimo – per l’amor del cielo! – che Murray avverte, non c’è stato, né può esserci, alcun attacco all’insegnamento magisteriale cattolico derivante dal Sinodo o dalla sua attuale messa in pratica.
Un impegno inarrestabile
Nessuno sta mettendo ai voti la Trinità. Le persone sono solo sedute attorno a un tavolo con i vescovi per cercare di migliorare la Chiesa.
Richiedere i consigli pastorali è un ottimo inizio; richiedere che vengano consultati sarebbe ancora meglio. Ciò significa supervisione, trasparenza, rendicontabilità.
Uno sguardo più attento ai programmi dei seminari potrebbe portare a sacerdoti meglio formati, che non siano malati di quel tipo di clericalismo che allontana le persone.
E riconoscere la necessità di riportare le donne nel ministero formale ordinato come diacone non mette in pericolo nessuna dottrina.
I progetti per i prossimi tre anni sinodali si conosceranno entro pochi mesi. Resta da vedere se sarà Francesco o qualcun altro a condurre l’impegno. Ma non può essere fermato.
Il presente articolo è uscito sul sito di RNS (Religion News Service) il 28 marzo 2025 ed è consultabile all’indirizzo bit.ly/42ogU1E . Lo abbiamo tradotto e lo pubblichiamo qui con il consenso dell’autrice e dell’editore, che ringraziamo.
Phyllis Zagano
autrice americana
