Per una sorta di rivincita delle parole sul proprio significato, il percorso sinodale italiano, che era stato sin dal suo inizio chiamato Cammino sinodale, ha avuto esiti analoghi nel processo (ma diversi nei contenuti) a quello del tedesco Synodaler Weg (che significa appunto «cammino sinodale»), rispetto al quale sin dall’inizio i vertici della Conferenza episcopale italiana si erano affrettati a prendere le distanze.

L’analogia maggiore riguarda il fatto che la sinodalità praticata, nelle consultazioni locali, nei dibattiti aperti, nelle sintesi chieste e offerte, nella sottolineatura insistita della sostanziale parità nella dignità battesimale di ogni fedele ha funzionato e ha attivato percorsi e aspettative nei confronti di un processo che non poteva concludersi con un documento finale purchessia, che si limitasse a porre la parola fine a una ricca e pluriennale esperienza ecclesiale.

La seconda riguarda una possibile sfumatura assemblearista che, se oltralpe ha riguardato il rapporto con la Chiesa universale, qui ha preso corpo a fronte di una leggerezza della leadership del Sinodo italiano che, dovendo far fronte a tempi ristretti in vista di questa II Assemblea, ha pensato di far arrivare il testo delle Proposizioni bello e cucinato, al di fuori di quel Comitato nazionale che sin qui era stato chiamato a elaborare i testi. Forse anche perché non era (è) ancora chiara la direzione complessiva da imprimere a tutto il processo che, come abbiamo detto e visto, è stato reale.

Fino alle Schede pubblicate a dicembre tutto sembrava funzionare. Nate a partire dalla I Assemblea di novembre (cf. Regno-att. 2,2025,11) esse erano ricche, ben rifinite dal punto di vista teologico; tuttavia contenevano tutte le questioni e molte priorità, non una visione complessiva.

Lo si potrebbe dire anche del Documento finale del Sinodo della Chiesa universale. Ma se a qualcuno fosse rimasto il dubbio se si doveva porre o meno la parola «fine» su di esso, la lettera del card. Grech del 25 marzo ha risposto «no»: il Sinodo è ancora sulla breccia e se vi saranno delle conclusioni (anche provvisorie) esse saranno demandate al prossimo pontificato.

 

Respinte le Proposizioni

Dunque i fatti principali di questa II Assemblea sinodale italiana, svoltasi a Roma dal 31 marzo al 3 aprile, sono noti. La maggior parte dei 1.008 partecipanti – 7 cardinali, 168 vescovi, 252 sacerdoti, 34 religiosi, 17 diaconi e 530 laici (277 donne e 253 uomini) – ha reagito alle 50 Proposizioni. Perché la gioia sia piena (testo non pubblico; sono circa 38 pagine divise in tre parti) con fastidio.

I motivi possono essere vari: non ultimo perché erano state presentate al Comitato nazionale «in una rapida riunione on-line il 28» – ha detto nel suo intervento finale mons. Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale e vicepresidente della CEI – e consegnate in embargo il 29 ai membri dell’assise senza essere discusse a fondo dal Comitato stesso, come invece era accaduto per le Schede di dicembre. C’è anche chi ha lamentato un eccesso di asciugatura del testo precedente e una scarsa rifinitura nell’impianto teologico.

Forse i membri del Comitato e quindi dell’Assemblea, forti del consenso ottenuto a novembre, dimenticavano quel passaggio del Regolamento, approvato nel 2024, in cui si dice che comunque il testo finale di tutto il percorso sarebbe stato approvato poi dall’Assemblea della CEI?

Si possono solo fare delle supposizioni.

Di fatto, come ha riferito Castellucci ai giornalisti dopo la prima giornata – la stampa infatti non poteva assistere ai lavori –: «In qualche momento ci siamo sentiti come gli orsacchiotti bersaglio nei luna park; e tuttavia, piuttosto che un’assemblea sonnacchiosa, ne preferisco una vivace da cui scaturiscono anche orientamenti e suggerimenti, con un confronto libero».

In effetti si erano iscritti a parlare con l’apposita app in più di 150, ben oltre i 50 previsti: vescovi, alternati a laici, che hanno fatto dichiarazioni piuttosto infuocate.

Quindi in un primo momento si è pensato di proseguire con il programma previsto e fare lavorare l’Assemblea a gruppi (28, con ben 36 partecipanti l’uno) in due mezze giornate. Il lavoro ha portato a una gran mole di emendamenti che ha superato di gran lunga i 3 previsti in prima battuta come tetto per ciascun gruppo.

Di tutto questo lavoro sul sito del Cammino sinodale sono state pubblicate le «priorità» indicate dai gruppi. Sulla I parte delle Proposizioni, dedicata a «Il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali», 8 dei 10 gruppi che vi lavoravano hanno indicato come prioritario l’«accompagnamento delle persone in situazioni affettive particolari»; il tema del rapporto tra «Chiese locali e ambienti educativi»; l’«accompagnamento personale dei giovani»; 7 gruppi la questione della «promozione locale dello sviluppo umano integrale», 6 «la cura delle persone fragili nelle Chiese locali».

Tra gli 8 gruppi che lavoravano sulla II parte, dedicata a «La formazione missionaria e sinodale dei battezzati», 6 hanno indicato come prioritaria la «formazione integrale dei formatori» e 5 la «formazione permanente comune degli operatori pastorali».

Tra i 10 che lavoravano sulla III parte, «La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità», 9 hanno indicato come prioritaria la «responsabilità ecclesiale e pastorale delle donne», 8 «l’obbligatorietà dei consigli pastorali».

 

Un inedito

Il 2 aprile si sono riuniti il Consiglio permanente della CEI e la Presidenza del Comitato sinodale, mentre i partecipanti, accompagnati dal card. Matteo Zuppi, ascoltavano in Aula Paolo VI don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano, Laura Lucchin, la mamma di Sammy Basso, Giorgio e Marta Scarpioni, una coppia missionaria in Uganda; cui è seguito il pellegrinaggio giubilare con il passaggio della porta santa e la messa celebrata in San Pietro da mons. Rino Fisichella.

La decisione davvero inedita che è stata assunta dalle due presidenze ha stabilito innanzitutto di rimandare l’Assemblea della CEI, che avrebbe dovuto votare il testo uscito dalla II Assemblea, da maggio a novembre. E poi la convocazione di una III Assemblea il 25 ottobre.

Ecco il testo della mozione che con 835 «sì» (854 votanti), 12 «no» e 7 astenuti è stata salutata con una standing ovation dai partecipanti: «L’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, riunita a Roma dal 31 marzo al 3 aprile, nel solco del cammino compiuto in questi anni guidato dall’ascolto della Parola e dallo Spirito, continua a cogliere i segni dell’azione di Dio nel “cambiamento d’epoca” con il proposito di rilanciare e orientare il percorso ecclesiale di conversione missionaria.

Ugualmente sperimenta l’ascolto reciproco, che caratterizza l’intero percorso sinodale, valutando la situazione delle comunità ecclesiali inserite nei vari territori del paese. In queste giornate assembleari sono emerse sottolineature, esperienze, criticità e risorse che segnano la vita e la vitalità delle Chiese in Italia, con uno sguardo partecipe e responsabile.

Cogliendo la ricchezza della condivisione, questa Assemblea stabilisce che il testo delle Proposizioni, dal titolo Perché la gioia sia piena, venga affidato alla Presidenza del Comitato nazionale del Cammino sinodale perché, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provveda alla redazione finale accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi.

Al tempo stesso, l’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre, in occasione del giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione. Farà seguito la fase di ricezione».

Tutti soddisfatti dunque per un’Assemblea definita da alcuni «ribelle», ma che è «stata piuttosto – sono sempre le parole di Castellucci – un’assemblea viva: critica, leale, appassionata per la Chiesa e la sua missione».

Di questo rendono conto anche i due interventi che qui riportiamo, che sono stati scritti a caldo da due partecipanti: Simone Morandini, vicepreside dell’Istituto di Studi ecumenici «San Bernardino» di Venezia, membro del Comitato nazionale (cf. Moralia 4.4.2025); Lucia Vantini, già presidente del Coordinamento delle teologhe italiane (2021-2025) e delegata della diocesi di Verona (cf. Il regno delle donne 4.4.2025).

Si tratta ora di vedere come traghettare tale passione in un testo e in una visione di lungo termine ecclesialmente condivisi.

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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