Pubblichiamo l’ultimo Angelus preparato da papa Francesco, letto il 13 aprile, la Domenica delle Palme, a pochi giorni dalla sua scomparsa avvenuta lunedì 21 aprile. Questo testo, che il Santo Padre non ha potuto pronunciare, rappresenta una sorta di «testamento spirituale» al popolo di Dio, anche se il testamento ufficiale è quello letto dopo il suo decesso (lo abbiamo pubblicato qui).
Nelle sue ultime parole pubbliche, il pontefice riflette sulla Passione di Cristo secondo Luca, sottolineando il tema dell’abbandono fiducioso nelle mani del Padre, un messaggio che assume ora un significato ancor più toccante. Con il suo consueto sguardo rivolto ai sofferenti, Francesco menziona specificamente le vittime di guerre e calamità in Sudan, Ucraina, Palestina, Israele e altre zone di conflitto.
Un documento che testimonia come, fino all’ultimo, il suo pensiero fosse rivolto ai più vulnerabili e alla ricerca della pace nel mondo. (P.T.)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi, Domenica delle Palme, nel Vangelo abbiamo ascoltato il racconto della Passione del Signore secondo Luca (cfr Lc 22,14-23,56). Abbiamo sentito Gesù rivolgersi più volte al Padre: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (22,42); «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (23,34); «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (23,46). Indifeso e umiliato, l’abbiamo visto camminare verso la croce con i sentimenti e il cuore di un bambino aggrappato al collo del suo papà, fragile nella carne, ma forte nell’abbandono fiducioso, fino ad addormentarsi, nella morte, tra le sue braccia.
Sono sentimenti che la liturgia ci chiama a contemplare e a fare nostri. Tutti abbiamo dolori, fisici o morali, e la fede ci aiuta a non cedere alla disperazione, non chiuderci nell’amarezza, ma ad affrontarli sentendoci avvolti, come Gesù, dall’abbraccio provvidente e misericordioso del Padre.
Sorelle e fratelli, vi ringrazio tanto per le vostre preghiere. In questo momento di debolezza fisica mi aiutano a sentire ancora di più la vicinanza, la compassione e la tenerezza di Dio. Anch’io prego per voi, e vi chiedo di affidare con me al Signore tutti i sofferenti, specialmente chi è colpito dalla guerra, dalla povertà o dai disastri naturali. In particolare, Dio accolga nella sua pace le vittime del crollo di un locale a Santo Domingo, e conforti i loro familiari.
Il 15 aprile ricorrerà il secondo triste anniversario dell’inizio del conflitto in Sudan, con migliaia di morti e milioni di famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. La sofferenza dei bambini, delle donne e delle persone vulnerabili grida al cielo e ci implora di agire. Rinnovo il mio appello alle parti coinvolte, affinché pongano fine alle violenze e intraprendano percorsi di dialogo, e alla Comunità internazionale, perché non manchino gli aiuti essenziali alle popolazioni.
E ricordiamo anche il Libano, dove cinquant’anni fa cominciò la tragica guerra civile: con l’aiuto di Dio possa vivere in pace e prosperità.
Venga finalmente la pace nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, Sud Sudan. Maria, Madre Addolorata, ci ottenga questa grazia e ci aiuti a vivere con fede la Settimana Santa.
